Cisgiordania, attacchi dei coloni su terreni della Chiesa: la denuncia del Patriarcato Latino
Il Patriarcato contro le "invasioni" a Tayasir: la protezione dei beni della Chiesa è "linea rossa". Dopo una segnalazione formale alle autorità civili e militari di Israele sono state avviate azioni contro responsabili. Pizzaballa chiede sostegno a popolazione, mentre aumentano le violenze. Tel Aviv intanto nomina un inviato speciale per il mondo cristiano per sanare i rapporti.
Gerusalemme (AsiaNews) - Il Patriarcato Latino di Gerusalemme esprime “totale rifiuto” nei confronti delle “invasioni” dei coloni israeliani nei terreni di sua proprietà nelle zone di Tayasir e Hamam al-Maleh, nella Valle del Giordano, in Cisgiordania. In un comunicato stampa rende noto di aver incontrato “sul campo” le autorità civili e militari, per discutere dei gravi episodi e presentare una “denuncia ufficiale e documentata”, includendo i dettagli degli attacchi, che secondo le immagini circolate online includono la distruzione di una scuola frequentata da 70 bambini. Il Patriarcato sottolinea che “la protezione dei beni della Chiesa è una linea rossa”, rimarcando l’impegno a proteggerne la sacralità e l'identità ecclesiale, così come la popolazione palestinese colpita.
A seguito di tale denuncia, le autorità israeliane - rende ancora noto il Patriarcato Latino di Gerusalemme - “hanno avviato le azioni necessarie, tra cui il perseguimento dei responsabili e il sequestro dei macchinari pesanti utilizzati per la distruzione e il danneggiamento del terreno”. La Chiesa in Terra Santa chiede la riparazione dei danni causati, la prevenzione di futuri attacchi, e la garanzia di protezione delle sue proprietà. Le autorità israeliane avrebbero provveduto “all’immediata rimozione delle occupazioni abusive”.
La vicenda si inserisce nel contesto di aumento delle violenze dei coloni in Cisgiordania dall’inizio della guerra con l’Iran. Di recente gli abusi degli estremisti hanno preso di mira anche le strutture scolastiche: è accaduto, per esempio, nel villaggio di al-Mughayyir, dove due palestinesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco - Aws Al-Naasan, 14 anni, e Jihad Abu Naim, 32 anni. A Umm al-Khair, a sud di Hebron, una strada principale è stata delimitata da filo spinato per impedire l’accesso alla scuola locale ai bambini, che da cinque giorni stanno protestando in maniera pacifica per il loro diritto all'istruzione.
Il governo israeliano sta tentando allo stesso tempo di ricucire i rapporti sempre più tesi tra lo Stato ebraico e la comunità cristiana di Terra Santa. Le relazioni si sono inasprite dopo il divieto imposto allo stesso patriarca - così come ad altri esponenti cristiani - di celebrare le funzioni nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme la scorsa Domenica delle Palme, motivato dalle restrizioni in vigore a causa dello stato di guerra. E in seguito all'episodio della statua di Gesù vandalizzata con un martello nei giorni scorsi - ora ripristinata dai caschi blu italiani dell’Unifil - nel Sud del Libano, da parte di un soldato israeliano delle Forze di difesa israeliane (Idf), ora rimosso dall’incarico.
Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha nominato il diplomatico George Deek alla carica di inviato speciale presso il mondo cristiano. Il ministero l'ha dipinta come una decisione “volta ad approfondire i legami di Israele con le comunità cristiane di tutto il mondo”. Deek, già rappresentante di Israele in Azerbaigian, è il primo ambasciatore cristiano del Paese, membro della comunità cristiana araba di Jaffa. Sa’ar esprime fiducia nel fatto che Deek contribuisca a rinsaldare i rapporti con il mondo cristiano, in quanto “lo Stato di Israele attribuisce grande importanza alle sue relazioni” con esso.
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