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ORTODOSSI
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Le nuove icone russe con gli 'eroi' della guerra

di Vladimir Rozanskij

Nella regione nord-occidentale di Pskow il governatore sta sacralizzando l'"operazione militare speciale" con due icone fatte realizzare per una storica cattedrale che ritraggono due militari locali morti in Ucraina ai piedi di grandi patroni ortodossi. Gli iconografi si giustificano dicendo che non raffigurandoli come santi "i canoni dogmatici sono rispettati". L'ex portavoce del patriacato Čapnin: "Sembrano le immagini della metropolitana di Stalin".

Mosca (AsiaNews) - Il governatore della regione di Pskov nella Russia nord-occidentale, Mikhail Vedernikov, ha cominciato a pubblicizzare sul suo canale Telegram la produzione di nuove icone sacre con immagini degli eroi partecipanti alla Svo, l’operazione militare speciale in Ucraina. Non si tratta di raffigurazioni generiche di gruppi di combattenti, che potrebbero richiamarsi a modelli più antichi delle guerre sante della Russia, ma di personaggi concreti appartenenti alla 76ma divisione dell’esercito russo, in cui militano principalmente i soldati provenienti da Pskov e dalle zone limitrofe, molti dei quali sono morti in Ucraina nel 2023 durante il contrattacco delle forze di Kiev.

Non è certo il primo tentativo di “sacralizzare la Svo”; mai però era avvenuto in forma così esplicita e belligerante, ciò che per molti commentatori rappresenta non tanto il sostegno dello Stato alla Chiesa, ma la nascita di una vera e propria “nuova religione” sulla base dell’Ortodossia russa. Il governatore assicura che “chiunque si può chinare alla venerazione di queste sacre immagini, pregando per tutti i nostri combattenti che stanno difendendo la nostra Patria”, senza specificare che la preghiera può essere rivolta soltanto ai santi canonizzati dalla Chiesa, ciò che per il momento non ha ancora riguardato alcun militare della guerra in corso.

Nel post di réclame bellico-iconografica viene allegato un video che riproduce due icone raccolte in uno scrigno devozionale, una rappresentante il santo Nicola Možajskij, la famosa immagine del santo di Myra e Bari, patrono della Russia, in statua di legno del XIV secolo, a cui piedi si presenta in piccolo il caporale Nikolaj Savčenko. La seconda icona riporta il santo martire Rustik, ucciso dai pagani della Gallia nei primi secoli del cristianesimo, accostato al tenente Ruslan Šejka, anch’egli morto in Ucraina nel 2023. Le icone sono state disposte nella cattedrale dei santi Cosma e Damiano al Primostje, il ponte spettacolare che domina il centro della città di Pskov.

Si tratta di una chiesa tra le più antiche della regione, risalente al 1462, oggetto di eredità culturale federale e dell’Unesco, fatta restaurare dal metropolita Tikhon (Ševkunov), il “padre spirituale” di Vladimir Putin oggi a capo della Chiesa in Crimea, che appare come il grande ispiratore anche delle icone belliche. Il parroco della cattedrale, il padre Mikhail Fedorov, è anche il capo del servizio dei cappellani penitenziari dell’eparchia di Pskov, dove svolge la missione di “convertire” i criminali prigionieri, facendoli diventare difensori intrepidi della causa russa sul territorio dell’Ucraina.

Si sta programmando la realizzazione di altre icone con immagini degli eroi patriottici, ma alcune delle loro famiglie si rifiutano di concedere la loro immagine. Si discute sull’opportunità di questa “quasi-canonizzazione” dei soldati defunti, ma gli iconografi impegnati in questa opera assicurano che “i canoni dogmatici vengono rispettati”, perché non si disegna il nimbo della santità sopra il capo dei militari e non sono gli unici personaggi dipinti, come capitava alle icone antiche in cui i santi sono venerati da personaggi storici ai loro piedi. Il senso di queste immagini, secondo uno degli autori che rimane anonimo (come gli antichi iconografi, ma per timore di censure) è quello di “sottolineare il rapporto dell’uomo con Dio, e ricordare a sé stessi e agli altri per che cosa vale la pena di pregare”.

Il direttore del centro di comunicazione delle ricerche sull’Ortodossia dell’università di Fordham negli Stati Uniti, l’ex-portavoce del patriarcato di Mosca Sergej Čapnin, invita a distinguere la “correttezza formale” delle icone belliche dalla loro “opportunità”, perché “una cosa è san Giorgio il Vincitore, altra cosa è chi combatte non per il regno di Dio, ma per l’impero degli uomini”. Anche dal punto di vista estetico non è una grande opera, perché le immagini moderne dei santi-eroi patriottici “assomigliano più alle immagini della metropolitana dei tempi di Stalin, che ai mosaici delle chiese antiche di Pskov”.

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