10/06/2026, 11.43
AFGHANISTAN
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Herat: i talebani reprimono le proteste contro gli arresti delle donne

Secondo alcuni testimoni le autorità locali hanno sparato direttamente alla testa, al petto e alle gambe dei manifestanti. Le proteste sono scoppiate dopo l'arresto arbitrario di decine di donne accusate di indossare il velo in maniera non conforme alle imposizioni talebane. Nel frattempo le Nazioni unite denunciano un aumento degli scontri con l'opposizione, mentre il Pakistan ha ripreso i raid aerei.

Kabul (AsiaNews) - L’arresto di decine di donne d parte dei talebani ha provocato una protesta nella città occidentale di Herat, a cui è seguito un intervento armato, terminato, secondo diverse testimonianze, con vittime e feriti. Un episodio che si è verificato negli stessi giorni in cui un nuovo rapporto delle Nazioni unite denuncia un aumento degli scontri con l’opposizione e il peggioramento delle condizioni dei diritti umani, mentre il Pakistan ieri notte ha ripreso i raid aerei contro alcune province afgane.

Secondo testimoni e partecipanti alla manifestazione, la protesta è scoppiata dopo una serie di arresti di donne ritenute colpevoli di indossare l’hijab in modo non conforme alle prescrizioni talebane. Un’infermiera, per esempio, è stata prelevata dopo il turno di lavoro nonostante fosse accompagnata dal marito. I dimostranti, uomini e donne, sono scesi in strada dopo che le autorità locali hanno lanciato una campagna di controlli. Fonti locali riferiscono che a Herat, indossare il velo che copre solo i capelli spesso non basta. Diverse donne per nascondere il volto sono dovute ricorrere anche alle mascherine sanitarie, quelle che si utilizzano in ospedale e che tutti hanno conosciuto durante la pandemia dal 2020. 

Alcuni operatori sanitari hanno raccontato alla BBC che almeno due persone sono morte durante gli scontri. Altri testimoni hanno riferito che i talebani hanno sparato direttamente alla testa, al petto e alle gambe dei manifestanti. I talebani di Herat hanno negato la presenza di vittime, pur confermando di essere intervenuti per disperdere la manifestazione e “mantenere l’ordine pubblico”. Altre persone sostengono invece che le forze di sicurezza abbiano utilizzato bastoni, fruste e armi da fuoco. In alcuni video circolati sui social media si sentono chiaramente spari e le urla di donne che implorano gli agenti di smettere di colpire i manifestanti.

Durante il corteo sono stati scanditi anche slogan come “istruzione, lavoro, libertà”, rivendicazioni avanzate dalle donne afghane fin dal ritorno al potere dei talebani nell’agosto 2021. Da allora le proteste sono diventate sempre più rare a causa della dura repressione esercitata dal nuovo governo di Kabul.

L’obbligo di indossare l’hijab era stato introdotto in tutto il Paese nel maggio 2022, ma a Herat la sua applicazione sembra essersi irrigidita ulteriormente nelle ultime settimane, durante le quali la polizia morale ha effettuato controlli nelle automobili e nei risciò per verificare il rispetto delle norme talebane, che vietano alle donne di truccarsi e mostrare il volto.

Richard Bennett, relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Afghanistan, ha espresso preoccupazione per quello che ha definito “un uso eccessivo della forza contro manifestanti apparentemente pacifici”. Secondo il rapporto trimestrale presentato dal segretario generale delle Nazioni unite, António Guterres, al Consiglio di sicurezza, tra febbraio e aprile 2026 l'Unama, la missione dell’Onu in Afghanistan, ha registrato 3.687 incidenti legati alla sicurezza, con un aumento del 57,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Le formazioni armate ostili ai talebani restano attive in diverse province. Il Fronte nazionale di resistenza, il Fronte nazionale di mobilitazione e il Green Trend Movement hanno rivendicato complessivamente 18 attacchi, sedici dei quali sono stati confermati dalle Nazioni unite. Pur non rappresentando una minaccia concreta al controllo territoriale esercitato dai talebani, questi gruppi continuano a operare attraverso lanci di razzi, attacchi con granate e assalti contro posti di blocco e convogli di sicurezza.

Il rapporto denuncia inoltre il persistere di gravi violazioni dei diritti umani. Nei tre mesi presi in esame sono state registrate cinque uccisioni di ex membri delle forze di sicurezza afgane, venti casi di detenzione arbitraria e otto episodi di tortura o maltrattamenti. Le autorità talebane hanno inoltre eseguito 228 fustigazioni pubbliche, che hanno coinvolto 29 donne, 196 uomini e tre minori accusati di reati come adulterio, gioco d’azzardo, consumo di alcol o relazioni omosessuali.

Particolarmente allarmante resta la situazione delle donne. circa 3,8 milioni di ragazze afghane sono oggi escluse dal sistema scolastico, tra cui oltre 2,6 milioni di adolescenti. Ogni anno altre 250mila ragazze vengono private dell’accesso all’istruzione secondaria. Le restrizioni talebane continuano poi a limitare il lavoro femminile, la libertà di movimento, l’accesso agli spazi pubblici e perfino la partecipazione alle attività religiose.

Alle tensioni interne si aggiungono quelle con il Pakistan. Nelle ultime ore Islamabad ha confermato di aver effettuato raid aerei nelle province orientali di Kunar, Khost e Paktika contro presunte basi del Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), i talebani pakistani, che puntano a creare un Emirato islamico a modello di quello afgano anche in Pakistan. Islamabad sostiene di aver ucciso 26 militanti, mentre il portavoce talebano Zabihullah Mujahid ha denunciato su X la morte di almeno 13 civili, tra cui undici bambini, una donna e un anziano.

Sempre secondo i dati delle Nazioni Unite, tra gennaio e marzo le ostilità lungo il confine hanno provocato complessivamente 764 vittime civili, tra morti e feriti. Diversi analisti ritengono che Islamabad stia cercando di provocare un cambio di governo a Kabul nel tentativo di ridurre la violenza nelle province al confine tra i due Paesi.

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