Le nuove intese militari tra i Paesi dell'Asia Centrale
Nel meccanismo di rafforzamento nelle forme di cooperazione regionale nei sistemi di Difesa innescato dalla guerra in Medio Oriente si stanno muovendo anche i Paesi dell'Asia Centrale. Il Kazakistan ha comunicato l’apertura del proprio spazio aereo per i voli militari dalla Turchia. E insieme all'Uzbekistan punta a rafforzare l'alleanza tra gli Stati turanici con piani di coordinamento con quelli europei.
Astana (AsiaNews) - Il conflitto in Medio Oriente sta spingendo tutti i Paesi interessati a rafforzare le forze di difesa regionale. L’Unione europea ha dichiarato che investirà 1,07 miliardi di euro per 57 progetti difensivi che creino quella che viene ormai chiamata la “Schengen della difesa”, con infrastrutture per lo spostamento operativo di armate, tecnica e personale di servizio dall’Europa attraverso gli itinerari ferroviari e automobilistici, via mare e via aerea, verso i confini più orientali, un programma integrativo o forse alternativo a quelli della Nato.
Il progetto si sta già realizzando in Romania e Moldavia, con l’aggregazione di Chişinău già prima del suo ingresso nella Ue, e come descrive la stampa moldava “per le nostre strade c’è una processione di carichi militari verso l’Ucraina”. Per velocizzare la logistica verrà addirittura costruito un nuovo ponte sul fiume Dnestr, che verrà pagato da Kiev. La Ue dichiara apertamente che la collaborazione con l’industria militare ucraina verrà sensibilmente rafforzata, con accordi stretti insieme all’ufficio per le innovazioni della difesa di Kiev, “un partenariato diretto a un’integrazione più efficace dell’Ucraina nella base industriale europea”, secondo il comunicato ufficiale.
Nei giorni scorsi il Kazakistan ha comunicato l’apertura del proprio spazio aereo per i voli militari dalla Turchia, con un accordo ratificato dal Mažilis, il parlamento di Astana. Anche se formalmente si tratta soltanto di un accesso limitato, e solo dietro accordo tra le parti, di fatto questo indica un importante passo in avanti per il rafforzamento della cooperazione militare tra i membri dell’Organizzazione degli Stati Turanici Otg. Il cielo del Kazakistan assume un significato cruciale nel contesto attuale, per sintonizzare la logistica di tutti i Paesi interessati. Il transito kazaco può facilitare, infatti, enormemente le consegne dalla Turchia all’Uzbekistan, e la Turchia è un membro della Nato che si confronta con la Russia, pur con tutti gli sforzi di Ankara di cercare compromessi.
Il Kazakistan e l’Uzbekistan invece sono membri dell’alleanza militare eurasiatica Csto, quindi sono partner ufficiali di Mosca, ma il conflitto in corso in Medio Oriente sta portando a profonde revisioni di queste alleanze. La Otg sta pensando di organizzare una propria alleanza militare, simile a quella che si sta formando sempre più in Europa, e si attendono le reazioni della Russia a questo sconvolgimento di equilibri che sembravano intoccabili. L’Asia centrale si avvicina quindi sempre più a un meccanismo di cooperazione anche militare, con piani di coordinamento tra Paesi turanici e Paesi europei.
La Otg è formata da Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Azerbaigian e Turchia in qualità di membri permanenti, con il Turkmenistan e l’Ungheria come osservatori, e l’unico Paese centrasiatico escluso da questo gruppo è il Tagikistan, che essendo fondamentalmente di origini persiane non si associa a quelli di lingua turcica. Un recente incontro a Bukhara tra i presidenti di Kazakistan e Uzbekistan, Kasym-Žomart Tokaev e Šavkat Mirziyoyev, ha mostrato come Astana e Taškent si siano peraltro presi carico dell’intera regione centrasiatica, facendola diventare un centro di forza indipendente e in grado di accordarsi con tutti i possibili partner orientali e occidentali, soprattutto in seguito alle difficili trattative tra gli Usa e l’Iran, per evitare di rimanere del tutto isolati nello scenario della nuova geopolitica.
Il mondo sta cambiando, e le varie regioni preferiscono ormai elaborare propri piani di difesa e sviluppo economico, per non dipendere dalle grandi potenze sempre più imprevedibili. Lo scopo rimane quello di preservare sé stessi dai conflitti e dalle crisi energetiche, economiche e comunicative. E l’Asia centrale trova in questa prospettiva una sintonia sempre maggiore con l’Europa, a partire dai mercati e dalla logistica, fino ai piani difensivi.





