26/05/2022, 13.41
MYANMAR
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Le organizzazioni etniche del Myanmar progettano una nuova federazione democratica

di Alessandra De Poli

In un webinar tenutosi oggi, le amministrazioni locali hanno voluto mostrare di avere le capacità di ricostruire il Paese, elencando i servizi che stanno cercando di fornire alla popolazione nonostante il conflitto civile. Mantenere questa linea non sarà facile: servono unità di intenti, aiuti internazionali e, prima di tutto, la sconfitta della giunta militare golpista.

Yangon (AsiaNews) - È un quadro ottimistico quello che sembra emergere dal primo webinar organizzato dallo Special Advisory Council for Myanmar, intitolato “Costruire il nuovo Myanmar dalle fondamenta”. 

L’incontro, moderato dalla sudcoreana Yanghee Lee, diplomatica di lungo corso ed ex inviata speciale dell’Onu per i diritti umani in Myanmar, si è tenuto oggi online e ha visto la partecipazione di Duwa Lashi La, presidente del Governo di unità nazionale in esilio (Nug), Padoh Saw Taw Nee, capo degli affari esteri della Karen National Union (Knu), Salai Ram Kulh Cung, del comitato esecutivo centrale del Chin National Front (Cnf) e Salai Tumi, rappresentante del comitato di amministrazione popolare di Mindat, località che si trova a sud dello Stato Chin.

Tutti attori impegnati nella ricostruzione del tessuto politico locale nonostante l’imperversare della guerra civile: il primo febbraio 2021 la giunta militare birmana ha estromesso con un colpo di Stato il precedente governo civile guidato da Aung San Suu Kyi. Dopo aver represso nel sangue le iniziali manifestazioni pacifiche, è scoppiato il conflitto tra il Tatmadaw (l’esercito birmano) e le milizie etniche del Paese, a cui ad aprile dell’anno scorso si sono aggiunte le Forze di difesa del popolo (Pdf), il braccio armato nel Nug. 

Il messaggio dei partecipanti del webinar è stato chiaro: le basi per costruire una nuova federazione democratica ci sono già, la resistenza è riuscita a liberare alcune città e le amministrazioni di ciascuno Stato, in particolare quelle del Chin e del Karen, stanno facendo il possibile per garantire servizi sanitari ed educativi. Ma senza l’assistenza umanitaria della comunità internazionale non c’è futuro per la popolazione birmana.

Come ha sottolineato Yanghee Lee, sono almeno 14 milioni le persone che hanno bisogno di aiuti immediati; almeno 5 milioni sono bambini, dicono i dati dell’Ufficio delle Nazioni unite per gli affari umanitari. Circa 12mila sono le abitazioni rase al suolo dagli incendi, di cui oltre la metà solo negli ultimi due mesi nelle regioni centrali di Magway e Sagaing. In queste zone si è registrato anche il più alto numero di morti civili secondo l’Institute for Strategy and Policy - Myanmar: dal febbraio dell'anno scorso sono state uccise 5.600 persone, di cui quasi 600 nel Sagaing, una zona che, a differenza delle aree periferiche, non ha vie di fuga verso i Paesi confinanti, ha commentato Salai Tumi durante il webinar: “Nelle regioni centrali non ci sono le stesse foreste che ci sono nel Chin in cui trovare riparo”, ha affermato. “Le persone non hanno un piano B, si recano nelle città” dove gli unici aiuti sono quelli dati dal Consiglio di amministrazione statale (Sac), la denominazione formale assunta dalla giunta militare. Qui le truppe dell’esercito possono ricattare la popolazione, “ma gli aiuti dovrebbero essere concessi a chiunque ne abbia bisogno”, ha continuato il rappresentante dell’amministrazione locale di Mindat.

A pesare sulle organizzazioni politiche locali sono gli sfollati, che secondo le Nazioni Unite sono almeno mezzo milione e si sono aggiunti ai 300mila profughi interni già presenti nel Paese prima del golpe. Altre migliaia di rifugiati attraversano ogni giorno il confine con la Thailandia e l’India per scappare dalla violenza distruttrice dei soldati birmani. I costi della ricostruzione al momento sono stimati ad almeno 2,5 miliardi di dollari, ha affermato il presidente Duwa Lashi La. E ogni ritardo da parte della comunità internazionale non farà che peggiorare la situazione. Nel suo appello all’unità, il presidente in esilio ha dichiarato che tutti i progressi economici e democratici degli ultimi 10 anni sono stati spazzati via con il colpo di Stato. 

Procedere sulla strada della ricostruzione “insieme in armonia”, è l’unica soluzione, ha aggiunto Padoh Saw Taw Nee, che è apparso con la bandiera karen alle spalle. “Anche prima che i generali prendessero il potere la Knu era contrario a ogni forma di autoritarismo” ed era a favore di “una unione federale”. “I militari non rispettano gli accordi, ma il dialogo politico è la condizione necessaria” per la creazione di una nuova federazione birmana. La Knu in passato aveva abbandonato i colloqui per la pacificazione del Paese e stretto con il governo centrale accordi bilaterali informali.

Secondo Salai Ram Kulh Cung “è tempo di riconsiderare le cose non solo su base etnica, ma prendendo in considerazione il ruolo svolto dal Nug e dalle Pdf”. Tuttavia nel caso del Chinland un grande sostegno arriva proprio dalla diaspora chin all’estero, ha continuato il rappresentante del Cnf, evidenziando che l’appartenenza etnica non potrà essere del tutto ignorata. Al momento un quinto della popolazione chin è fuggita in India.

“L’effetto collaterale di questo conflitto civile" ha concluso Salai Tumi “è che una volta che il Sac sarà sconfitto potrebbe finire che ci combattiamo tutti a vicenda. Per questo è importante mantenere l’unità tra le amministrazioni locali e porre dei limiti ai ‘freedom fighters’, che sono per lo più adolescenti”.

Al webinar mancavano i portavoce di tante altre organizzazioni etniche e para-militari del Myanmar. Il New Mon State Party che nei giorni scorsi ha accettato di incontrare il generale golpista Min Aung Hlaing è stato ampiamente criticato dalle altre etnie e dalla stessa comunità mon. La resistenza, sebbene continui ad esaltare le proprie vittorie, ha chiesto al Governo di unità nazionale l’invio di armi, spiegando di avere problemi logistici e di rifornimento degli armamenti.

Tutti segnali che fanno presagire che la creazione di una nuova federazione democratica in Myanmar dovrà ancora attendere.

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