15/06/2026, 11.58
VATICANO
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Leone XIV: 'Chiesa, per sua natura, è chiamata ad essere povera'

Il papa nel messaggio per la X Giornata Mondiale dei Poveri: "Riscoprire il volto di tanti fratelli e sorelle". La "perdita del senso della trascendenza" pone le persone "una sopra l'altra": da qui la "logica di prevaricazione" che "emargina e umilia". E nel messaggio per la Giornata dei nonni alle presone anzine scrive: "Non abbiate paura della fragilità".

 

 

Città del Vaticano (AsiaNews) - “Il Signore è il rifugio del povero”. È il tema della decima Giornata Mondiale dei Poveri, che sarà celebrata il 15 novembre 2026, per riflettere sui numerosi volti della povertà, e incoraggiando azioni di solidarietà. È stato pubblicato ieri il messaggio di papa Leone XIV in vista dell’appuntamento. Il pontefice suggerisce un “percorso” da compiere: “Ritornare alla Parola di Dio per verificare l’importanza che i poveri hanno nella vita della Chiesa”.

La Giornata “possa costituire una tappa significativa per riscoprire il volto di tanti fratelli e sorelle che cercano rifugio in Dio e desiderano sentirsi a casa nelle nostre comunità”, afferma Leone XIV nel testo.

Prevost evidenzia che le parole del Salmo (Sal 14,6) che hanno ispirato il tema indicano il “criterio di giudizio per l’esistenza cristiana”, perché rivelano Dio e riconoscono la povertà umana. Ricordando che “miseria materiale e morale senza precedenti” venne sperimentata anche dal popolo privato di Dio nel “momento drammatico” della tragica distruzione del tempio di Gerusalemme.

L’episodio del passato (70 d.C.) serve a ricordare che la Parola in questione possiede una “attualità” che attraversa ogni generazione. Mettendo in luce anche una “contraddizione” che abita pure il tempo presente: il contrasto tra chi vive con saggezza e chi vive “come se non ci fosse nulla sopra di loro”. Il papa parla di “ingiustizia sociale” che proviene da “corruzione tracotante, tanto deplorevole quanto discriminatoria”. Vi è una “perdita di senso della trascendenza”, che non è “negazione teorica” di Dio, ma “mancata considerazione della sua bontà e misericordia per la costruzione della giustizia personale e sociale”.

Di tale “perdita” sono le persone povere - che sono “in aumento”, dice il papa - le prime a subirne le conseguenze. “L’assenza di Dio pone le persone non più una accanto all’altra nel rispetto reciproco, ma una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione”, sottolinea. Da questa struttura viene “esibita” una “dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia”. Che colpisce non “singole persone”, ma “intere popolazioni”, aggiunge Leone XIV.

Ci sono “tecniche”, spaventose e “subdole”, che spengono “il grido di giustizia dei poveri”. Dice il papa: “L’ambiente digitale radicalizza il pregiudizio nei loro riguardi e accresce la cortina di indifferenza che circonda le loro cause”. Mentre “al povero non resta che gridare verso Dio e far giungere a Lui il lamento”. In tale “affidamento” può rifiorire “il senso della propria dignità, si riconoscono sorelle e fratelli con cui organizzare i propri sogni, la speranza diventa silenziosamente realtà. Rifugiarsi in Dio equivale a trovare la protezione vera e sicura, quella che i potenti non possono garantire e preferiscono negare”, continua.

Leone XIV aggiunge che il “rifugio” non è solo “promessa”, ma “realtà nella persona di Gesù Cristo”, che è “dono di Dio ai poveri”. “I poveri dei nostri giorni sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane. Possano costoro incontrare il Figlio di Dio, che a tutti si fa prossimo senza trascurare nessuno. Lo incontrino, anzitutto, in coloro che si dicono cristiani”, dice. La “ostinazione di Dio”, contrapposta alla “ossessione di quanti accumulano ricchezze”, appare allora “nella testimonianza di persone in carne e ossa”, e “apre il cuore e accoglie nel suo amore”, dice il papa.

“In Cristo siamo chiamati dunque anche noi a diventare poveri e a farci rifugio per il povero - continua -. La comunità cristiana non può rimanere insensibile davanti ai tanti che oggi sono alla porta e rimangono invisibili a quanti stanno chiusi tra le proprie mura. La Chiesa, per sua stessa natura, è chiamata ad essere povera”.

Quindi, il papa invita a far risuonare alcune domande, che “obbligano a un serio esame di coscienza” - per verificare quanto si fa per la “liberazione” delle persone in povertà - nel “percorso” che conduce alla decima Giornata Mondiale dei Poveri. Per comprendere che “i poveri diventano loro stessi rifugio per altri”. Tra esse: “Siamo segno di un Dio che è rifugio per i poveri?”. Ma anche: “Abbiamo coscienza della nostra povertà e la preferiamo all’ingiusta ricchezza?”. E ancora: “Arriviamo là dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalità? Ne ascoltiamo i pensieri e ne condividiamo le attese?”. 

Infine, Leone XIV ricorda gli 800 anni dal transito di San Franceso d’Assisi, che ricorrono quest’anno. Allora, con il suo esempio -  “fu colto da compassione per i mendicanti” - “vogliamo testimoniare che è possibile, anche oggi, sperimentare la medesima letizia nel mettersi nei panni dei poveri e nell’ascoltarli anziché soltanto parlare di loro”.

“Io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15) è invece il tema della VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che si celebra la quarta domenica di luglio, ovvero il prossimo 26 luglio. È “un’opportunità per riscoprire che la Chiesa è chiamata a essere madre di tutti e che ad ogni età è sempre possibile scoprirsi figli e figlie di Dio”, dice Prevost nel messaggio rilasciato oggi. Ma vuol essere anche un invito ai giovani a “riprendere la bella abitudine di visitare i propri nonni, gli anziani della famiglia, e anche coloro che non ricevono alcuna visita. Portate loro, con questo messaggio e la vostra presenza, la vicinanza e l’affetto del Papa”.

Nel testo il pontefice si rivolge direttamente anche alle persone anziane. “Mi sento di dirvi: non abbiate paura della fragilità! Proprio questa debolezza cela in sé una nuova potenzialità che illumina anche le altre età della vita”, aggiunge. Quindi, suggerisce di vivere da persone cristiane nel tempo della “vecchiaia”: “fragili”, ma anche “chiamati”. “Vi esorto, carissimi, ad unirvi a me nel pregare con insistenza perché giunga presto la pace nel mondo intero”.

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