Libano: San Marone a lutto per il crollo a Tripoli e i raid israeliani nel sud
Nella festa del grande santo maronita il patriarca Rai ha ricordato che spetta allo Stato l’uso della forza. Annullate le musiche in solidarietà alle 14 vittime nel cedimento di un edificio nel nord. Anche un bambino di tre anni ucciso negli ultimi attacchi dello Stato ebraico.
Beirut (AsiaNews) - I libanesi hanno celebrato ieri la festa di San Marone in un clima di crisi caratterizzato da incidenti legati alla sicurezza nel sud del Paese e, al tempo stesso, da una situazione drammatica legata alla povertà e all’abbandono nel nord. La tradizionale messa del 9 febbraio dedicata al santo è stata celebrata nella cattedrale di San Giorgio, nel centro della capitale, alla presenza del capo dello Stato libanese Joseph Aoun, del presidente della Camera Nabih Berry (musulmano sciita) e del primo ministro Nawaf Salam (sunnita).
Il patriarca maronita Béshara Raï ha colto l’occasione per sottolineare, ancora una volta, l’importanza di riservare allo Stato il monopolio dell’uso della forza, leitmotiv di questa fase della vita nazionale nella prospettiva di un disarmo di Hezbollah. Tuttavia dietro istruzione del presidente Aoun, le cerimonie protocollari e la musica militare previste per la celebrazione sono state annullate; una decisione che voleva essere un segno di solidarietà con le 14 vittime del crollo di un edificio avvenuto il giorno precedente nel quartiere sunnita di Bab el-Tebbané, a Tripoli, capitale della provincia del Libano Nord.
Il dramma, il secondo dall’inizio dell'anno, ha provocato un misto di emozione e ira in tutto il Paese dei cedri. L’ennesimo incidente ha ricordato che nessun governo libanese ha ancora presentato un piano economico e sociale in grado di far uscire la capitale del Libano settentrionale dal suo endemico sottosviluppo. Secondo il giornalista Hussein Ayoub, Tripoli è la città del Libano con i tassi di disoccupazione, povertà e abbandono scolastico più elevati dell’intera nazione. A lungo trascurata a favore di Beirut, questo capoluogo regionale dispone tuttavia di un porto e di una raffineria di petrolio (attualmente inattiva).
Riunitosi d’urgenza dopo questa tragedia, il governo ha annunciato la prossima evacuazione di 114 edifici a rischio di crollo censiti in passato dal comune. L’arcivescovo maronita di Tripoli mons. Youssef Soueif e il Mufti di Tripoli hanno deciso di mettere a disposizione del programma di ricollocazione temporanea delle popolazioni evacuate gli spazi liberi delle scuole private della città.
Cerimonie oscurate dal lutto
Al tempo stesso, i festeggiamenti di San Marone sono stati oscurati e funesti a causa della situazione militare nel sud del Libano e delle ripercussioni locali della visita negli Stati Uniti del comandante in capo dell’esercito, il generale Rodolphe Haykal. Una visita che dovrebbe aprire la strada a una conferenza a sostegno dei militari che si terrà a Parigi, in Francia, il prossimo 5 marzo.
In un contesto in cui il Libano è troppo spesso chiamato ad allinearsi, il generale Haykal, interrogato dal senatore americano Lindsey Graham, ha rifiutato di lasciarsi intimidire e di definire Hezbollah come “un’organizzazione terroristica”. “Non lo è in Libano”, ha risposto laconicamente alla domanda. Una affermazione che ha bruscamente posto fine al colloquio tra i due uomini e ha sottolineato gli approcci divergenti del Paese dei cedri e degli Stati Uniti sul modo in cui il Partito di Dio (filo-iraniano) può e deve essere neutralizzato in Libano, senza disordini civili.
Di contro, la visita di due giorni del capo del governo Nawaf Salam nel Libano meridionale (avvenuta il 7 e 8 febbraio scorsi) ha assunto in queste ore una connotazione dal forte valore simbolico. L’obiettivo di questa visita era quello di dimostrare che il Sud non è un’esclusiva di Hezbollah e che la sua ricostruzione è una priorità del governo, che impegnerà diverse decine di milioni di dollari, provenienti dalla Banca mondiale, per ricostruire, nonostante i rischi, le infrastrutture distrutte. Il piano di ripresa e sviluppo prevede al riguardo i settori dell’elettricità, strade e reti viarie, assieme alle reti telefoniche.
L’aggressione israeliana
Ciononostante, all’indomani di questa visita l’esercito israeliano - come è solito fare - ha brutalmente ricordato ai libanesi la sua presenza. Alimentato dalla convinzione che la superiorità militare e la potenza di fuoco possano sottomettere tutto, esso ha causato altri morti prendendo di mira un veicolo davanti alla sede del comune del villaggio di Yanouh. Tra le vittime civili figurano il conducente dell’auto colpita, un membro dell’esercito libanese ormai in pensione, un padre e il figlio di soli tre anni che si trovavano sul posto al momento dell’impatto dell’ordigno. Si tratta del figlio e del nipote del presidente del comune di Yanouh.
L’aggressione dei militari dello Stato ebraico si è manifestata anche con i colpi esplosi verso un dipendente comunale da parte di un cecchino (ricoverato in ospedale, l’uomo è deceduto per le gravi ferite riportate) e col rapimento notturno, nel villaggio di Hebbariyé, di un responsabile della Jamaa Islamiya, Atoui Atoui. L’uomo è stato portato via “per essere interrogato”, ha affermato il portavoce dell'esercito israeliano. La “Jamaa Islamiya” è il nome dato in Libano al movimento sunnita dei Fratelli Musulmani, che l’amministrazione americana ha appena classificato come “organizzazione terroristica”. In precedenza esponenti del gruppo avevano lanciato raid isolati - e simbolici - contro Israele, in segno di solidarietà con Hamas, durante la catastrofica guerra di logoramento contro lo Stato ebraico, lanciata unilateralmente da Hezbollah nel 2023-2024.
Tutti questi incidenti alimentano uno stato di tensione che impedisce qualsiasi stabilità duratura e condannano il Libano a vivere nell’ansiosa attesa del prossimo raid e/o della prossima escalation.
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