21/10/2021, 08.39
BIELORUSSIA
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Lukašenko si difende dall’Occidente

di Vladimir Rozanskij

Secondo il presidente bielorusso forze straniere stanno preparando un “nuovo colpo di Stato”. Dovrebbe avvenire a febbraio 2022, in occasione del referendum costituzionale. Rinnovati i servizi segreti per rafforzare i controlli. Il Paese è in mano a “uomini d’ordine”, come nelle giunte sudamericane.

Mosca (AsiaNews) – “L’Occidente sta preparando nel nostro Paese un nuovo tentativo di colpo di stato”. Lo ha dichiarato il contestato presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko in occasione di alcune nomine ai vertici del Kgb, i servizi di sicurezza di Minsk. Il rinnovo dei vertici dell’intelligence nazionale, avvenuto il 18 ottobre, ha proprio lo scopo di rafforzare il governo con uomini d’ordine più agguerriti.

Secondo il “batka” (padrino) della Bielorussia “la situazione è molto tesa, e non possiamo rilassarci in nessun modo. Voi uomini del Kgb sapete meglio di chiunque altro che il fallito tentativo di colpo di Stato dell’anno scorso non ha cambiato i piani dei nostri avversari”. Lukašenko ha affermato che “l’Occidente unito continua a interferire nei nostri affari interni, e il pericolo è la distruzione dell’indipendenza della nostra nazione”.

Il presidente bielorusso ha anche indicato la possibile data della nuova aggressione: “Il giorno X, come lo chiamano, sarà durante il referendum per le modifiche costituzionali”. Una delle principali collaboratrici dell’uomo forte di Minsk, la speaker del Senato Natalia Kačanova, ha annunciato ai giornalisti che il referendum si terrà a fine febbraio 2022.

Secondo Lukašenko, il nuovo attacco alla Bielorussia sarà realizzato con l’applicazione di nuove sanzioni, il finanziamento delle proteste di piazza e la preparazione di combattenti antigovernativi: “Noi non soltanto le sappiamo queste cose, ma ci stiamo lavorando”, ha assicurato il capo dello Stato bielorusso. Egli ha quindi ordinato di “reprimere ogni forma di manifestazione anticostituzionale”, controllare i collettivi dei lavoratori e rafforzare la sorveglianza sulla stampa locale, elevando anche l’efficacia del controspionaggio.

Come contromisura, la Bielorussia cerca di mettere i Paesi occidentali l’uno contro l’altro. Soprattutto vengono criticate Lituania e Polonia per “l’invio di migranti illegali in Germania e in altri Stati della vecchia Europa”. I due vicini, come insiste Lukašenko, accusano la Bielorussia di aver creato artificialmente la crisi migratoria aprendo dei canali di fuga per i migranti dal luogo di detenzione fino alla Germania e alla Francia, violando così in modo massiccio e cinico i diritti dell’uomo. “Ma sono lituani e polacchi – sostiene il presidente bielorusso – che aprono le porte dei campi per farli andare negli altri Paesi europei, ne abbiamo le prove”. Lukašenko rivolge un appello a Francia e Germania “a svegliarsi e a sbrigarsela da soli”.

Il governo bielorusso non ha rivelato al pubblico i nomi dei nuovi dirigenti dei servizi, tranne quello del nuovo ministro della Giustizia, il generale Sergej Khomenko, trasferito dal dicastero degli Interni. Il presidente ha spiegato che un militare alla Giustizia serve non per le sue competenze professionali, ma “per le capacità organizzative, la disciplina e la fedeltà. Oggi non è più il tempo di contare fino a 10, e neanche fino a tre, bisogna essere capaci di prendere decisioni e realizzarle quanto prima”.

Con queste nomine la dirigenza che attornia il presidente è quasi interamente formata da rappresentanti delle Forze dell’ordine e dei militari, assurti ormai a casta intoccabile del potere bielorusso. Gli osservatori chiamano il governo del paese la “junta militar” alla maniera sudamericana, in cui ai militari vengono concessi tutti i poteri. Non solo non sono stati resi noti i nomi, ma neanche le funzioni dei nuovi dirigenti, rendendo il regime un monolite inscalfibile nel suo complesso.

Come scrive il politologo bielorusso Valerij Karbalevič sulla Nezavisimaja Gazeta del 19 ottobre, “Lukašenko punta a far litigare i Paesi europei tra loro, sfruttando l’attuale tensione tra la Polonia e la Ue e versando olio bollente sui conflitti, ma nessuno gli darà retta, perché la sua reputazione è troppo compromessa”.

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