07/12/2021, 09.01
KAZAKISTAN
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Nur-Sultan, attivisti scendono in piazza per i diritti degli invalidi

di Vladimir Rozanskij

Invocate sanzioni da parte dell’Unione europea. Sussidi troppo bassi per i diversamente abili, circa 25 euro al mese. Esperta: aiuti pubblici non bastano, serve inclusione civile, con possibilità di lavoro per gli inabili.

Mosca (AsiaNews) – Vogliono che l’Unione europea adotti sanzioni contro i funzionari pubblici del Kazakistan, colpevoli a loro parere di calpestare i diritti degli invalidi. È la richiesta arrivata da un gruppo di attivisti che sono scesi in piazza nella capitale kazaka Nur-Sultan. Come riporta Radio Azattyk, la manifestazione è avvenuta  davanti  l’Ufficio di rappresentanza della Ue.

Al corteo del 3 dicembre, Giornata internazionale per i diversamente abili, si sono unite molte persone con abilità ridotte non solo di Nur-Sultan, ma anche di Kokšetau, Ust-Kamenogorsk e Ščučinsk, confermando che il Kazakistan non rispetta i loro diritti, pur avendo ratificato la Convenzione Onu in materia.

Nella dichiarazione dei dimostranti si afferma che “vengono violati i nostri diritti fondamentali… per questo chiediamo sanzioni contro il ministro per la Difesa sociale Šapenkov, il ministro degli Interni Turgumbaev, il capo dei servizi (Knb) Masimov e l’akym (sindaco) della capitale Kulginov”. L’accusa verso questi alti funzionari è di dare disposizioni al fine di perseguitare gli invalidi, non permettendo loro di difendere i propri diritti, mediante forme di repressione per “incutere timore”.

Secondo i manifestanti, anche prima dell’evento ci sono stati tentativi di pressione psicologica. Uno degli invalidi presenti, Ermek Bekišev, ha raccontato che “essendo un invalido di primo livello, mi muovo soltanto con la macchina; quando sono arrivato qui davanti al cortile, alcune persone mi hanno ostacolato l’accesso, apostrofandomi con tono minaccioso con frasi come ‘stattene a casa, dove vuoi andare?’”.

I presenti hanno cercato di consegnare ai diplomatici Ue un appello con la firma di decine di persone, ma i sorveglianti hanno bloccato l’accesso all’edificio. Solo più tardi è stato permesso a uno dei rappresentanti di depositare la petizione alla portineria. Un’altra richiesta era stata sottoscritta nei giorni precedenti da migliaia di persone, con la richiesta al governo di raddoppiare il sussidio alle persone con abilità ridotte con lo slogan “non viviamo, ma esistiamo!”.

Il testo della istanza spiega che “in Kazakistan risiedono 19 milioni di persone, di cui solo 700 mila hanno ottenuto il riconoscimento della loro disabilità. Essi non vivono, ma esistono in condizioni di miseria. I sussidi vengono totalmente consumati dalle cure e dall’affitto della casa”. Secondo il documento, gli invalidi kazaki ritengono ingiusti questi aiuti così ridotti: molti di loro hanno lavorato e hanno portato il contributo al bene della società. “Diventando inabili al lavoro – si afferma nella petizione – siamo stati gettati fuori bordo con grande disprezzo da parte del governo”.

L’appello è stato diffuso per iniziativa della 47enne Ranita Žumaševa, invalida di terzo livello, abitante nel paese di Šusk, regione di Žambil. La donna ha pubblicato il testo lo scorso 17 novembre sul sito Egov.press. Ranita si era già rivolta diverse volte al presidente del Kazakistan, con la richiesta di maggiore attenzione da parte delle autorità alle condizioni dei disabili e annunciando azioni di protesta e scioperi della fame. Ora ha scelto di rivolgersi direttamente a tutti i cittadini del Kazakistan, diffondendo anche un messaggio via social: “Non so se potrò incontrarvi il prossimo inverno, quindi voglio dirvi che nessuno risolverà i nostri problemi finché rimarremo zitti. Non state seduti con le braccia incrociate, scrivete e registrate appelli video per il presidente”.

La Žumaševa ha perso l’udito in seguito a una malattia che ha comportato diversi altri disagi. Da 60 kg il suo peso è sceso a meno della metà, ha un figlio a carico e non possiede una propria casa, mentre il sussidio statale è di 36mila tenge al mese (circa 25 euro). Finora nessuno organo statale ha risposto ai suoi appelli; l’unico sostegno “dall’alto” è venuto dalla deputata comunale di Almaty, Ljazzat Kaltaeva, presidente dell’associazione delle donne invalide “Šyrak”, che ha però avvisato che “in nessun Paese si riesce a ottenere davvero delle pari opportunità soltanto con l’aumento dei sussidi”. A suo parere bisogna aumentare il potenziale delle persone diversamente abili, dando loro la possibilità di lavorare e ottenere un degno stipendio, a condizioni veramente paritarie.

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