22/11/2022, 08.56
TURKMENISTAN
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Onu e Usa lanciano programma di aiuto alle donne turkmene

di Vladimir Rozanskij

Organizzati speciali tirocini per assistenti sociali su temi come la parità di genere. Pratiche ataviche spesso riducono le donne turkmene a schiave di padri, fratelli e mariti. Abituale l’uso della violenza nei loro confronti. Costrette in molti casi alla prostituzione, sono vendute anche all’estero.

Mosca (AsiaNews) – Sono in corso in Turkmenistan speciali tirocini organizzati dalla Fondazione Onu per il supporto alle popolazioni in situazioni di crisi (Unfpa), insieme all’agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (Usaid). Preparano i responsabili per la formazione degli assistenti sociali del Paese. Gli istruttori devono fare propri i principi della terapia familiare, mettendosi al servizio delle coppie giovani su temi come “valori familiari”, “sostegno alle norme positive sociali e familiari”, parità di genere e diritti alla riproduzione, in un programma chiamato “Il secolo d’oro del Turkmenistan”.

Il training si è già concluso nel velayat (regione) di Mari, ed è ora in fase di realizzazione in quello di Lebap. La rappresentante di Usaid in Turkmenistan, Nino Nadiradze, ha sottolineato che i programmi sono indirizzati alla formazione e al sostegno delle relazioni familiari “forti e sane”. Negli ultimi mesi in effetti le relazioni di vari organi riportano una spiacevole condizione di diffusione della violenza domestica in Turkmenistan, secondo le quali una donna su otto nel Paese ha subito violenza fisica o sessuale.

Il giornale“Turkmenistan neutrale” ha pubblicato un testo dal titolo “L’educazione alla saggezza, o le particolarità della pedagogia familiare”, dedicato alle mogli turkmene. L’autore spiega che “nella famiglia turkmena la moglie deve capire tutto senza parole, indovinando i desideri dagli sguardi, capire il significato dei gesti e degli accenni, essere intuitiva”. L’interesse a queste tematiche è stato spiegato in un altro articolo su “Cronache del Turkmenistan”, dal titolo “Le tradizioni nazionali e le norme contemporanee: il mondo non ha capito la cura di Berdymuhamedov per le donne”.

La presunta “misoginia” dell’attuale presidente turkmeno è spiegata anche con il contrasto alla grande diffusione della prostituzione femminile e del commercio delle donne, che non si riesce a limitare nel Paese. Su tale questione è in corso un’ampia consultazione, che coinvolge i rappresentanti dei ministeri e di vari organi direttivi, insieme alle organizzazioni internazionali e alle sedi diplomatiche estere.

Alcuni organi di stampa turkmeni semi-ufficiali hanno fatto sapere che nella capitale si è tenuto un meeting a porte chiuse per discutere le misure di contrasto alla tratta delle donne. Come si legge in un commento su Arzuw.news, “sembra assurdo parlare di questi problemi nel mondo di oggi, ma i fatti parlano d’altro. L’uso medievale del commercio dei corpi umani esiste ancora oggi”.

Secondo il sito, al seminario hanno preso parte anche l’ambasciatore degli Usa in Turkmenistan, oltre ai dirigenti di vari dicasteri, per conoscere i dati raccolti dalle associazioni internazionali nelle possibilità di elaborare procedure speciali per contrastare il commercio umano, e offrire un sostegno efficace alle vittime di queste pratiche. Non sono state diffuse informazioni sulle misure valutate in questi incontri.

I rapporti informano che il governo del Turkmenistan non osserva di norma neanche le misure più elementari per contrastare il traffico delle donne, e non mostra di voler fare sforzi concreti in questo senso, rimanendo al “terzo livello”, il più basso nella graduatoria al commercio umano secondo le classifiche internazionali, peggiorando la situazione relativa al 2015-2016, quando si era posizionato al secondo livello di impegno nel settore. Lo sfruttamento delle donne riguarda anzitutto la prostituzione, ma anche la costrizione alla collaborazione per coprire traffici illeciti, il trasporto di materiali e sostanze proibite, sottomissione a occupazioni varie tramite violenza e inganno, fino a forme di vero e proprio schiavismo, spesso di antica consuetudine, come ad esempio nella raccolta del cotone, a cui sono inviati a forza anche gli alunni delle scuole inferiori.

Spesso le donne turkmene sono vendute ed “esportate” all’estero, ma i dati su questi traffici rimangono troppo oscuri. La speranza è che le pratiche di istruzione “familiare e sociale” riescano in qualche modo a limitare questi fenomeni atavici e disumani.

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