17/02/2026, 11.06
INDIA
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Orissa: negata la sepoltura nel cimitero a un tredicenne cristiano

di N. Carvalho e P. Nayak

In un villaggio del distretto di Nabarangpur impedito per 20 ore alla famiglia di compiere i riti funebri. Lo hanno potuto seppelire solo in un terreno di loro proprietà ma senza simboli religiosi. La vicenda si intreccia con uno scontro su una sala di preghiera. L'indignazione dei cristiani locali, le autorità cercano di mediare.

Bhubaneswar (AsiaNews) - In Orissa una situazione di forte tensione si è creata intorno alla sepoltura di un ragazzo cristiano di 13 anni deceduto sabato a Kapena, un villaggio a maggioranza tribale nel distretto di Nabarangpur dove era già in corso uno scontro su una sala di preghiera cristiana.

Krutibas Santa, originario di Kapena e appartenente alla comunità cristiana, ha perso il figlio dopo una lunga malattia ai reni nelle prime ore del 14 febbraio. Gli altri residenti del villaggio hanno bloccato l’accesso al cimitero, impedendo alla famiglia di svolgere lì i riti funebri.

Solo alla sera, in seguito all’intervento dell’amministrazione distrettuale e della polizia, quasi 20 ore dopo la morte, hanno accettato di consentire la sepoltura su un terreno di proprietà della famiglia. Krutibas ha però dovuto firmare una dichiarazione in cui si impegnava a non collocare simboli religiosi sulla lapide e a mantenere la pace e l’ordine nel villaggio.

Secondo la famiglia colpita dal lutto, alcuni abitanti del villaggio avrebbero anche insistito affinché rinunciassero alla loro fede o lasciassero il villaggio.

L’episodio segue il precedente del 25 gennaio, quando alcuni residenti hanno affermato che un gruppo di persone era entrato nell'edificio utilizzato come chiesa intorno alle 9 del mattino, aveva contestato le preghiere e aveva intimato a circa 30 famiglie cristiane tribali di rinunciare alla propria fede. Di fronte alle loro obiezioni, i facinorosi avrebbero chiuso la chiesa dall’esterno e costretto tutti ad andarsene.

Dopo quell’episodio, l’amministrazione distrettuale aveva organizzato un incontro di pace coinvolgendo entrambi i gruppi nel tentativo di risolvere la situazione. Tuttavia, la disputa sulla sepoltura getta ora una nuova ombra sugli sforzi di riconciliazione.

La comunità cristiana ha espresso forte indignazione per il modo in cui il corpo di un bambino di 13 anni sarebbe stato trattenuto e per l’imposizione di un accordo condizionato.

“Non c’è posto, nella circoscrizione di un ministro statale, per seppellire un bambino di 13 anni? Non esiste una soluzione permanente da parte dell’amministrazione per fermare queste ripetute molestie contro le minoranze? Perché persone innocenti vengono fuorviate per tornaconto politico? Il National Christian Front ha avvertito che, se non verranno presi immediatamente provvedimenti adeguati per i riti funebri del bambino deceduto, scenderà in piazza per protestare”, ha dichiarato Pallab Lima, presidente del National Christian Front.

L’amministrazione ha invitato entrambe le comunità a mantenere la calma. La presenza della polizia nel villaggio è stata rafforzata come misura preventiva, mentre le autorità continuano il dialogo con entrambe le parti.

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