22/03/2026, 13.13
VATICANO
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Papa: 'Morte e dolore provocati da guerre scandalo per tutta la famiglia umana'

Leone XIV all'Angelus: "sgomento" per le regioni "lacerate da guerra e violenza". "Tante vittime inermi: ciò che le ferisce ferisce l'intera umanità". Ai bambini, in un messaggio ad Avvenire: "Custodire il coraggio di chiedere scusa, la bellezza di fare pace". Il commento al Vangelo: "Anche a noi Gesù grida 'Vieni fuori' per camminare nella luce dell'amore". 

Città del Vaticano (AsiaNews) - Una distesa colorata di ombrelli per una leggera pioggia su Roma ha dato il benvenuto a Leone XIV, affacciatosi alle 12 su piazza San Pietro per l’Angelus. Il papa, dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano, ha condiviso con i fedeli lo “sgomento” per il Medio Oriente, come per le tante altre regioni nel mondo “lacerate dalla guerra e dalla violenza”. 

L’invito condiviso dal papa è di “non […] rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di così tante persone vittime inermi di questi conflitti”. Ricordando che, sempre, dietro ogni attacco e ogni fredda analisi, vi è la sofferenza dei popoli, di persone senza colpa. “Ciò che le ferisce ferisce l’intera umanità”, ha detto oggi. “La morte e il dolore provocati da queste guerre sono uno scandalo per tutta la famiglia umana, e un grido al cospetto di Dio”. 

Leone XIV ha anche lanciato “con forza” un appello, rivolto a quanti in ascolto. “Perseverare nella preghiera, affinché cessino le ostilità e si aprano finalmente cammini di pace fondati sul dialogo sincero e sul rispetto della dignità di ogni persona umana”, ha detto. Prevost ha quindi ricordato la maratona che oggi si svolge a Roma, “con tantissimi atleti provenienti da tutto il mondo”. “Questo è un segno di speranza!”, ha detto. “Possa lo sport tracciare sentieri di pace, di inclusione sociale e di spiritualità”.

In un messaggio inviato al quotidiano cattolico Avvenire, oggi pubblicato, Leone XIV torna sul tema della pace, rivolgendosi a bambini e ragazzi. “Voglio dire che restituire al mondo la sua bellezza è possibile, e che voi potete aiutare i più grandi a vederlo […] con rinnovato stupore nella sua grazia, a pensarlo con fiducia, e costruirlo senza pregiudizi”, dice nel testo, datato 19 marzo 2026.

“Ci sono cose che dovrete sempre custodire di questi vostri primi anni di vita: la fiducia in chi vi vuol bene, il linguaggio universale dell’amore, la forza disarmante del sorriso, il coraggio di chiedere scusa, la bellezza di fare pace”, aggiunge. Ricordando la preziosità dell’essere bambini, sottolineata anche da Gesù, “che non è tornare indietro, ma custodire una chiave per vedere l’essenziale”. “Forse solo guardando gli occhi smarriti dei bambini di fronte alla barbarie della guerra possiamo convertirci. Reimparare a guardarci negli occhi e a guardare il mondo con occhi puri”, aggiunge il papa.

Nel messaggio, il pontefice si rivolge anche a genitori e insegnanti: “Grazie della cura e dell'amore che avete nell’educarli. Nell’aiutarli a tirare fuori la bellezza che hanno dentro”. Sottolineando l’importanza di una “educazione permanente” nell’era digitale. “Non dobbiamo lasciare che i bambini finiscano con il credere di poter trovare nei chatbot della IA i loro migliori amici o l’oracolo di ogni sapere, impigrendo il loro intelletto e la loro capacità relazionale, intorpidendo la loro creatività e i loro pensieri. Dobbiamo custodire la loro infanzia e guidare la loro crescita perché siano protagonisti di un mondo rinnovato”, dice.

Prima della recita della preghiera mariana dell’Angelus, Leone XIV ha commentato il Vangelo del giorno (Gv 11,1-45). Il brano di Giovanni di oggi, quinta domenica di Quaresima, narra della risurrezione di Lazzaro. “Nell’itinerario quaresimale, questo è un segno che parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna, che riceviamo con il Battesimo”, ha spiegato. “La Liturgia ci invita così a rivivere in questa luce, nella Settimana Santa ormai imminente, gli eventi della Passione del Signore”.

La “grazia illuminata” di Cristo risorto “illumina questo mondo, che sembra in continua ricerca di novità e di cambiamento, anche a costo di sacrificare cose importanti”, ha aggiunto. “Come se fama, beni materiali, divertimenti, relazioni effimere, potessero riempirci il cuore o renderci immortali”. “È il sintomo di un bisogno di infinito che ciascuno di noi porta in sé, la cui risposta però non può essere affidata a ciò che passa - ha affermato -. Niente di finito può estinguere la nostra sete interiore, perché noi siamo fatti per Dio e non troviamo pace finché non riposiamo in Lui”. 

Il racconto evangelico della risurrezione di Lazzaro invita quindi a porsi in “ascolto di tale profondo bisogno” e “a liberare i nostri cuori da abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come macigni, ci chiudono nei sepolcri dell’egoismo, del materialismo, della violenza, della superficialità". “In questi luoghi non c’è vita, ma solo smarrimento, insoddisfazione e solitudine”, ha detto Prevost.

Ha concluso: “Anche a noi Gesù grida: ‘Vieni fuori!’, spronandoci a uscire […] da tali spazi angusti, per camminare nella luce dell’amore, come donne e uomini nuovi, capaci di sperare e amare sul modello della sua carità infinita, senza calcoli e senza misura”. 

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