Papa a Malabo: 'Osare politiche controcorrente'
Leone XIV in Guinea Equatoriale alle autorità: "Rimuovere ostacoli allo sviluppo umano integrale". Il ricordo delle parole di papa Francesco a un anno dalla morte: "No a economia dell’esclusione". Dio "mai dev’essere invocato per giustificare azioni di morte". L'opposizione politica in esilio scrive a Prevost: "Paese sotto sequestro della famiglia presidenziale".
Malabo (AsiaNews) - “Signor Presidente, Signore e Signori, camminiamo insieme, con saggezza e speranza, verso la Città di Dio, che è città della pace”. Leone XIV rivolge il primo discorso in Guinea Equatoriale - ultimo Paese visitato, dal 21 al 23 aprile, nel corso del primo viaggio apostolico in Africa - alle autorità, incontrate nel Palazzo Presidenziale dell’antica capitale coloniale Malabo. Il papa menziona la “proliferazione” di conflitti armati, e l’uso di tecnologie “primariamente a scopi bellici”, lanciando un forte monito: “Il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso”. E aggiunge: “Dio non vuole questo”.
Prevost ricorda il nome della nuova capitale - Ciudad de la Paz, che da gennaio 2026 ha sostituito Malabo - auspicando che possa “interrogare ogni coscienza su quale città voglia servire”. In riferimento - riprendendo il discorso rivolto al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede dI inizio anno - alla distinzione di Sant’Agostino tra città terrena, incentrata “sull’amore orgoglioso di sé, sulla brama di potere”, e città celeste, “vera patria” degli uomini e delle donne sulla Terra, cui guardare con “l’antichissima consapevolezza di vivere sulla terra come di passaggio”.
Il papa ricorda che è fondamentale avvertire la “differenza fra ciò che dura e ciò che passa, conservandosi libero dall’ingiusta ricchezza e dall’illusione del dominio”. Frase di peso pronunciata di fronte al presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, al potere dal 1979. Prevost gli si rivolge rammentando le anocra “attuali” parole di papa Wojtyla proninciate nella visita del 1982. Giovanni Paolo II precisò quanto egli sia “il centro simbolico al quale convergono le vive aspirazioni di un popolo per l’instaurazione di un clima sociale di autentica libertà, di giustizia, di rispetto e promozione dei diritti di ciascuna persona o gruppo”.
E in occasione della visita papale in Guinea Equatoriale, il Comitato Centrale dell’Alleanza nazionale per la restaurazione della democrazia (Andr) - organizzazione di opposizione politica che opera in esilio - ricorda in una lettera indirizzata a Prevost il controllo pervasivo della dinastia Mbasogo, insinuatosi nei “principali gangli dell’amministrazione”. L’Andr descrive un Paese “sotto sequestro della famiglia presidenziale”: pena di morte dal 2012, presenza di “molti più agenti di polizia che insegnanti, medici e infermieri” e “più carceri che scuole”. Cui si aggiunge una feroce repressione degli oppositori politici, non di rado “torturati e assassinati”. “Vige un autentico terrorismo di stato con la sparizione di molte persone”, dice l’organizzazione.
“Il paese gode di una grande ricchezza di materie prime e minerali: petrolio, gas naturale, oro ecc. Il guadagno nella vendita di questi prodotti finisce per lo più direttamente nelle tasche della famiglia del presidente e dei suoi accoliti”, aggiunge l’Andr. In Guinea Equatoriale le organizzazione per i diritti umani “non sono autorizzate ad operare nel paese”. E i giovani “non trovano lavoro e lasciano il paese, perché il governo non se ne prende cura”.
“È compito inderogabile delle Autorità civili e della buona politica rimuovere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale”, dice Prevost nel Palazzo Presidenziale. Mettendo in guardia da una ascesa tecnologica che accelera una “speculazione connessa al bisogno di materie prime”, che oscura la “salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica”. Papa Leone XIV oggi ricorda - a un anno esatto dalla sua scomparsa - papa Francesco e l’appello in Evangelii gaudium a dire no “a un’economia dell’esclusione e della inequità”.
Leone XIV ricorda che l’aumento di conflitti armanti “ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli”. Auspicando “un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica” e il “rispetto" di istituzioni e accordi internazionali. Ricordando che il nome di Dio “non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte”. Leone XIV invita la Guinea Equatoriale a porsi “a servizio del diritto e della giustizia”. “In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia. Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune”.
Rammenta Prevost che “la Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un aiuto per chiunque voglia affrontare le ‘cose nuove’ che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana”. Tra esse, l’esclusione, il “nuovo volto dell’ingiustizia sociale”. Alle autorità del Paese offre l’aiuto della Chiesa “per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro”. In quanto la sua missione è “l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi”, dice oggi Leone XIV da Malabo.
10/05/2025 08:44





