15/05/2024, 12.06
VATICANO
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Papa prega per l'Afghanistan: comunità internazionale fornisca aiuti

Nuovo appello all'udienza: 'Ci sia pace definitiva: la guerra sempre è una sconfitta". Ricordata la "martoriata Ucraina", come Palestina, Israele e Myanmar: il pensiero soprattutto per "i popoli che soffrono". La catechesi sulla carità: "L’amore per ciò che nessuno amerebbe; anche per il nemico".

Città del Vaticano (AsiaNews) - “Tutti insieme, con cuore grande, preghiamo perché ci sia la pace definitiva”. Sono instancabili gli appelli di Papa Francesco per la pace nel mondo, sferzato da numerosi conflitti. L’ultimo è stato condiviso questa mattina da piazza San Pietro, durante i saluti ai pellegrini di lingua italiana al termine dell’udienza generale del mercoledì. “Preghiamo per la pace. Non dimentichiamo la martoriata Ucraina; non dimentichiamo la Palestina, Israele, il Myanmar”. 

La preghiera per la pace è stata subito invocata una seconda volta “per tutti i popoli che soffrono la guerra”. Dopo queste parole dai numerosi fedeli radunati per l’occasione si è levato un forte applauso. “Niente guerre, niente. Perché la guerra sempre è una sconfitta. Sempre”, ha aggiunto, ribadendo concetti condivisi e ripetuti spesso anche in altri appuntamenti. Il Pontefice ha anche dedicato un pensiero alle popolazioni dell’Afghanistan, colpite dalle tragiche inondazioni che negli scorsi giorni hanno interessato soprattutto le aree centrali e orientali del Paese, e che "continuano a causare distruzioni di molte case". Queste calamità hanno causato almeno 300 vittime, secondo i più recenti rapporti diffusi. Tra loro anche 51 bambini. “Prego per le vittime, in particolare per i bambini, e le loro famiglie, e faccio appello alla comunità internazionale affinché fornisca subito gli aiuti e il sostegno necessario per proteggere i più vulnerabili”, ha detto Bergoglio.

Il percorso di approfondimenti sul tema de “I vizi e le virtù” intrapreso nelle scorse settimane durante le udienze del mercoledì, oggi è giunto al suo “culmine” con la riflessione sulla virtù teologale della carità, affrontata dopo fede e speranza. All’inizio dell’appuntamento odierno, a partire dall’“inno alla carità” di San Paolo, tratto dalla Prima Lettera ai Corinzi (1 Cor 13, 4-7), Papa Francesco ha spiegato a chi sono indirizzate le parole dell’Apostolo.  “A una comunità tutt’altro che perfetta nell’amore fraterno: i cristiani di Corinto erano piuttosto litigiosi, c’erano divisioni interne”. Con loro San Paolo usa parole dure, criticando il modo in cui vivono la “celebrazione eucaristica”. “Anche lì ci sono divisioni, e c’è chi ne approfitta per mangiare e bere escludendo chi non ha niente”, ha aggiunto il Santo Padre. Questi fatti portano a riflettere sul significato di amore, spesso decantato, ma quasi mai aderente alle azioni. Anche ai giorni nostri. “È sulla bocca di tanti influencer e nei ritornelli di tante canzoni. Si parla tanto dell’amore, ma cosa è l’amore?”, ha chiesto Bergoglio.

L’amore di cui parla San Paolo non è quello “che sale, ma quello che scende; non quello che prende, ma quello che dona; non quello che appare, ma quello che si nasconde”. È l’amore che proviene da Dio, quello più difficile da conoscere e da mettere in pratica. Quello che i cristiani dell’antichità chiamavano agape. Come tutte le persone, anche i cristiani “sono capaci di tutti gli amori del mondo”, ma è quello che proviene da Dio il più grande di tutti. “Ci spinge là dove umanamente non andremmo: è l’amore per il povero, per ciò che non è amabile, per chi non ci vuole bene e non è riconoscente. È l’amore per ciò che nessuno amerebbe; anche per il nemico”, ha spiegato Papa Francesco, aggiungendo che è proprio nel “discorso della montagna” (Mt 5,1-7, 29) che questo amore “assume il nome di carità”; un amore che va oltre i criteri della natura umana. “Un amore così ardito da sembrare quasi impossibile, eppure è la sola cosa che resterà di noi”, ha continuato il Pontefice. L’amore “teologale” perché viene da Dio rappresenta la “porta stretta” attraverso cui passare per entrare nel Regno Celeste. Infatti, “alla sera della vita non saremo giudicati sull’amore generico, saremo giudicati proprio sulla carità”.

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