Seoul: sciopero dei lavoratori Samsung, interviene il governo
In Corea del Sud cresce la tensione attorno a Samsung Electronics: circa 48mila lavoratori sono pronti a uno sciopero di 18 giorni dopo il fallimento delle trattative con l'azienda sui profitti dei semiconduttori. Il governo vuole evitare ripercussioni sull’economia nazionale e globale, riaprendo il dibattito sui controversi poteri straordinari dell’esecutivo in questi casi.
Seoul (AsiaNews) - La Corea del Sud si sta preparando a uno dei più ampi scioperi del settore industriale degli ultimi anni. Circa 48mila lavoratori di Samsung Electronics, uno dei maggiori produttori al mondo di semiconduttori, minacciano di fermarsi per 18 giorni a partire da domani dopo il fallimento delle trattative salariali tra azienda e sindacato. Il governo di Seoul, temendo ripercussioni sull’economia nazionale e sulla catena di approvvigionamento dei chip, è intervenuto direttamente con il ministro del Lavoro Kim Young-hoon, che oggi ha mediato colloqui d’emergenza tra le parti.
La vertenza arriva in un momento delicato per la Corea del Sud: le esportazioni di semiconduttori rappresentano circa il 35% delle esportazioni nazionali e negli ultimi tempi hanno reso possibile la crescita economica legata all’intelligenza artificiale e ai data center. Nel primo trimestre del 2026 l’export sudcoreano ha raggiunto il livello record di 219,9 miliardi di dollari, con un aumento, per quanto riguarda i chip, del 139% rispetto all’anno precedente.
La questione è legata al sistema dei bonus previsti dall’azienda sulla base degli utili registrati dalla vendita dei semiconduttori. Si tratta di bonus che non sono automatici perché ogni anno Samsung decide quanto destinare ai premi e può imporre dei limiti massimi agli importi pagati.
La Samsung ha proposto di mantenere l’attuale sistema di incentivi, calcolando però il fondo premi sul 10% dell’utile operativo e introducendo un nuovo schema di compensazioni “più flessibile”, cioè con maggiore discrezionalità da parte dei vertici aziendali. Il principale sindacato, invece, chiede bonus fissi pari al 15% degli utili operativi della divisione semiconduttori e l’eliminazione dei limiti massimi ai pagamenti.
Secondo fonti industriali, durante i negoziati mediati dal governo le parti avevano trovato un’intesa preliminare sull’abolizione del tetto ai bonus fissato al 50% dello stipendio annuale. Restano però profonde divergenze sulla distribuzione degli incentivi alle divisioni in perdita e soprattutto sulla formalizzazione dell’accordo.
Il sindacato sostiene di aver accettato la proposta dei mediatori governativi, accusando l’azienda di aver rifiutato di firmarla. Samsung ha invece espresso “profondo rammarico”, affermando di aver già accolto gran parte delle richieste sindacali e accusando i lavoratori di pretendere compensazioni “irragionevolmente elevate” anche per le unità che hanno reso meno in termini di profitto.
Se da una parte i lavoratori chiedono di partecipare maggiormente agli enormi profitti generati dal boom dell’intelligenza artificiale, dall’altra il governo teme che qualsiasi rallentamento possa indebolire la competitività tecnologica del Paese in un momento di crescente rivalità globale tra Stati Uniti e Cina sul controllo della filiera dei semiconduttori.
Ma la decisione di indire uno sciopero così grande tanto da vedere il coinvolgimento del governo ha allargato il dibattito ai poteri di cui dispone l’esecutivo. In base all’Articolo 76 del Trade Union and Labor Relations Adjustment Act, il ministro del Lavoro può imporre un “ordine di arbitrato d’emergenza” qualora una disputa sindacale minacci seriamente l’economia nazionale o la vita quotidiana della popolazione.
Si tratta di uno strumento controverso, invocato finora soltanto quattro volte dal 1963. l’ultima nel 2005 durante gli scioperi dei piloti di Korean Air e Asiana Airlines. Se il provvedimento venisse applicato anche alla Samsung, sarebbe quindi il primo caso in oltre vent’anni.
L’ordine obbligherebbe i sindacati a sospendere immediatamente qualsiasi sciopero per un massimo di 30 giorni, trasferendo il litigio legale alla Commissione nazionale per le relazioni industriali, che potrebbe imporre una decisione vincolante tramite arbitrato. A quel punto lo sciopero potrebbe essere considerato illegale, esponendo i leader sindacali a conseguenze legali.
Gli economisti temono che un blocco prolungato della produzione della Samsung potrebbe avere effetti enormi sull’economia globale, già rallentata dal blocco dello Stretto di Hormuz. Secondo alcune stime, uno sciopero di 18 giorni potrebbe ridurre l’offerta mondiale di chip DRAM (le memorie veloci per elaborare i dati) tra il 3% e il 4% e quella di memoria NAND (le memorie che invece servono per conservare i dati) tra il 2% e il 3%, provocando ulteriori aumenti dei prezzi.
La Samsung controlla circa un terzo del mercato globale delle DRAM, essenziali per gli smartphone, i computer portatili e soprattutto le infrastrutture che permettono il funzionamento dei software di intelligenza artificiale. L’azienda aveva recentemente riconquistato il primo posto mondiale nel settore grazie alla crescita delle vendite di chip HBM, una versione avanzata delle DRAM progettate specificamente per l’AI e i processori specializzati, utilizzati soprattutto da Nvidia, che grazie ad essi riesce a dominare il mercato.
Anche i mercati finanziari - già al ribasso dopo i colloqui interlocutori tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping settimana scorsa e per il continuo stallo sulla guerra in Medio Oriente - guardano con preoccupazioni agli sviluppi sudcoreani. La Samsung rappresenta circa un quarto della capitalizzazione del principale indice azionario sudcoreano, il KOSPI, e un eventuale sciopero potrebbe trascinare al ribasso l’intero mercato.
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