01/05/2024, 10.51
VATICANO
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Papa: è terribile che le fabbriche più redditizie oggi producano armi

Nell'udienza generale Francesco ha rinnovato il suo invito a pregare per la pace. Nella catechesi la riflessione sulla virtù teologale della fede. "La sua grande nemica non è la ragione, ma la paura". Un dono che "va chiesto quotidianamente, perché si rinnovi in noi".

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Oggi, primo maggio, con tutta la Chiesa facciamo memoria di san Giuseppe Lavoratore ed iniziamo il mese mariano. Pertanto, a ciascuno di voi vorrei riproporre la santa Famiglia di Nazaret come modello di comunità domestica: comunità di vita, di lavoro e di amore”.

Lo ha detto questa mattina papa Francesco salutando i fedeli al termine dell’udienza generale del mercoledì tenuta nell’aula Paolo VI in Vaticano. L’incontro con i fedeli è stato l’occasione per rinnovare ancora una volta l’invito alla preghiera per la pace: “Pensiamo alla martoriata Ucraina che soffre tanto. Pensiamo agli abitanti della Palestina e di Israele, che sono in guerra. Pensiamo ai Rohingya, al Myanmar, e chiediamo la pace, chiediamo la vera pace per questi popoli e per tutto il mondo”. Nel giorno in cui tutti guardano al mondo del lavoro, il pontefice ha ricordato che “oggi gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche delle armi”. “È terribile guadagnare con la morte”.

In precedenza nella sua catechesi aveva proseguito il ciclo di riflessioni sui vizi e le virtù, soffermandosi oggi sulla fede, la prima delle tre virtù teologali. Francesco l’ha definita come “la virtù che fa il cristiano. Perché essere cristiani non è anzitutto accettare una cultura, con i valori che l’accompagnano, ma accogliere e custodire un legame: io e Dio; la mia persona e il volto amabile di Gesù”. In proposito ha citato il brano del Vangelo in cui i discepoli, sorpresi dalla tempesta sulla barca mentre Gesù dorme, sono colti dalla paura perché con le loro forze non riescono a cavarsela. “Non si rendono conto - ha commentato il pontefice - di avere la soluzione sotto gli occhi: Gesù è lì con loro sulla barca, in mezzo alla tempesta, e dorme”. E quando finalmente lo svegliano, “impauriti e anche arrabbiati perché Lui li lascia morire, Gesù li rimprovera: ‘Perché avete paura? Non avete ancora fede?’ (Mc 4,40)”.
“Ecco, dunque, la grande nemica della fede - ha aggiunto ancora Francesco -: non l’intelligenza, non la ragione, come, ahimè, qualcuno continua ossessivamente a ripetere, ma semplicemente la paura. Per questo motivo la fede è il primo dono da accogliere nella vita cristiana: un dono che va accolto e chiesto quotidianamente, perché si rinnovi in noi”.

Un dono essenziale, il dono che i genitori nella liturgia chiedono per i figli quando li portano al fonte battesimale. Con la fede “un genitore sa che, pur in mezzo alle prove della vita, suo figlio non annegherà nella paura. Sa anche che, quando cesserà di avere un genitore su questa terra, continuerà ad avere un Dio Padre nei cieli, che non lo abbandonerà mai.

Ma come ci ricorda san Paolo “la fede non è di tutti” (cfr 2 Ts 3,2), spesso anche noi credenti – ha osservato il papa - “ci accorgiamo di averne solo una piccola scorta. Spesso Gesù ci può rimproverare, come fece coi suoi discepoli, di essere ‘uomini di poca fede’. Però è il dono più felice, l’unica virtù che ci è concesso di invidiare. Perché chi ha fede è abitato da una forza che non è solo umana; infatti, la fede ‘innesca’ la grazia in noi e dischiude la mente al mistero di Dio. Perciò - ha concluso il papa - anche noi, come i discepoli, gli ripetiamo: ‘Signore, aumenta la nostra fede!’ (cfr Lc 17,5)”.

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