06/06/2021, 12.47
VATICANO
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Papa: nell’Ultima Cena Gesù mostra che il traguardo della vita sta nel donarsi

Nell’Eucaristia la fragilità è forza: forza dell’amore che si fa piccolo per poter essere accolto e non temuto; forza dell’amore che si spezza e si divide per nutrire e dare vita; forza dell’amore che si frammenta per riunirci in unità. Pregare per la pace in Terra Santa e in Myanmar.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Il traguardo della vita sta nel donarsi” e “la cosa più grande è servire”. Sono gli insegnamenti che Gesù ha dato nell’Ultima cena, quando ha spezzato se stesso per i discepoli. Lo sottolinea papa Francesco nel giorno nel quale in numerosi Paesi si celebra il Corpus Domini, come egli stesso ha ricordato all’Angelus di oggi.

Nelle riflessioni rivolte ad alcune migliaia di persone presenti in piazza san Pietro – numero che col diminuire della pandemia tende ad aumentare – Francesco ha anche espresso “vicinanza al popolo canadese” per la “triste vicenda del ritrovamento di bambini morti nei pressi della Kamloops Indian Residential School, in British Columbia”. In proposito egli ha parlato di “consapevolezza dei dolori e delle sofferenze del passato” sulla quale far luce e di “allontanarci dal modello colonizzatore e anche dalle colonizzazioni ideologiche di oggi”. Sempre dopo la recita della preghiera mariana, il Papa ha invitato a unirsi all’iniziativa dell’Azione cattolica internazionale, che dopodomani invita a un minuto di silenzio per pregare ognuno secondo la propria tradizione per la pace. “In particolare – ha aggiunto Francesco - per la Terra Santa e il Myanmar”. Un ultimo pensiero, per le vittime della strage in Burkina Faso, dove “il popolo che sta soffrendo molto a causa di questi attacchi”. “L’Africa – ha concluso - ha bisogno di pace”.

In precedenza, prima della recita dell’Angelus, Francesco, parlando dell’istituzione dell’Eucaristia ha sottolineato che “con semplicità, Gesù ci dona il sacramento più grande. Il suo è un gesto umile di dono, di condivisione”.

“E noi ritroviamo oggi la grandezza di Dio in un pezzetto di Pane, in una fragilità che trabocca amore e condivisione. Fragilità è proprio la parola che vorrei sottolineare. Gesù si fa fragile come il pane che si spezza e si sbriciola. Ma proprio lì sta la sua forza. Nell’Eucaristia la fragilità è forza: forza dell’amore che si fa piccolo per poter essere accolto e non temuto; forza dell’amore che si spezza e si divide per nutrire e dare vita; forza dell’amore che si frammenta per riunirci in unità. E c’è un’altra forza che risalta nella fragilità dell’Eucaristia: la forza di amare chi sbaglia. È nella notte in cui viene tradito che Gesù ci dà il Pane della vita. Ci regala il dono più grande mentre prova nel cuore l’abisso più profondo: il discepolo che mangia con Lui, che intinge il boccone nello stesso piatto, lo sta tradendo. E il tradimento è il dolore più grande per chi ama. E che cosa fa Gesù? Reagisce al male con un bene più grande. Al ‘no’ di Giuda risponde con il ‘sì’ della misericordia. Non punisce il peccatore, ma dà la vita per lui. Paga per lui. Quando riceviamo l’Eucaristia, Gesù fa lo stesso con noi: ci conosce, sa che siamo peccatori e sbagliamo tanto, ma non rinuncia a unire la sua vita alla nostra. Sa che ne abbiamo bisogno, perché l’Eucaristia non è il premio dei santi, ma il Pane dei peccatori. Per questo ci esorta: ‘non abbiate paura, Prendete e mangiate’”.

“Ogni volta che riceviamo il Pane di vita, Gesù viene a dare un senso nuovo alle nostre fragilità. Ci ricorda che ai suoi occhi siamo più preziosi di quanto pensiamo. Ci dice che è contento se condividiamo con Lui le nostre fragilità. Ci ripete che la sua misericordia non ha paura delle nostre miserie. E soprattutto ci guarisce con amore da quelle fragilità che da soli non possiamo risanare: quella di provare risentimento verso chi ci ha fatto del male, questo da soli non possiamo guarire; quella di prendere le distanze dagli altri e isolarci in noi stessi, questo da soli non possiamo guarire; quella di piangerci addosso e lamentarci senza trovare pace, nemmeno da questo da soli non possiamo guarire. L’Eucaristia è farmaco efficace contro queste chiusure. Il Pane di vita, infatti, risana le rigidità e le trasforma in docilità”.

“L’Eucaristia guarisce perché unisce a Gesù: ci fa assimilare il suo modo di vivere, la sua capacità di spezzarsi e donarsi ai fratelli, di rispondere al male con il bene. Ci dona il coraggio di uscire da noi stessi e di chinarci con amore verso le fragilità altrui. Come fa Dio con noi. Questa è la logica dell’Eucaristia: riceviamo Gesù che ci ama e sana le nostre fragilità per amare gli altri e aiutarli nelle loro fragilità. E questo durante tutta la vita”. Francesco, infine ha sottolineato che nei quattro versetti della Liturgia delle ore c'è "il riassunto di tutta la vita di Gesù". "E ci dicono così che Gesù nascendo, si è fatto compagno di viaggio nella vita. Poi, nella cena si è dato come cibo. Poi, nella croce, nella sua morte, si è fatto prezzo: ha pagato per noi. E adesso, regnando nei Cieli è il nostro premio, che noi andiamo a cercare quello che ci aspetta".

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