16/02/2016, 11.59
ARABIA SAUDITA - RUSSIA
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Rivali in Siria, Mosca e Riyadh fanno fronte comune per arginare il crollo del petrolio

Arabia Saudita e Russia hanno deciso di congelare la produzione di greggio sui livelli di gennaio. Una quota ritenuta “adeguata” e che permetterà di rispondere al fabbisogno. Dal giugno 2014 il prezzo del petrolio era crollato del 70%. Domani l’incontro con i rappresentanti di Iran e Iraq.

Doha (AsiaNews/Agenzie) - Rivali in Siria, Russia e Arabia Saudita, i due giganti del petrolio mondiali, hanno raggiunto oggi in Qatar un accordo sul congelamento della produzione di greggio ai livelli di gennaio. Una quota ritenuta “adeguata” e che permetterà comunque di rispondere al fabbisogno del mercato, come spiega il ministro saudita del Petrolio Ali Al-Naimi al termine dell’incontro con il ministro russo dell’Energia Alexander Novak.

Al vertice hanno partecipato anche il Qatar, nazione ospitante e attuale presidente di turno dell’Opec, e il Venezuela, quinto esportatore al mondo. Incontrando i giornalisti il ministro dell’Energia del Qatar Saleh al-Sada ha affermato che “al fine di stabilizzare i mercati petroliferi, i quattro Paesi hanno deciso di congelare la produzione ai livelli di gennaio, a condizione che gli altri grandi produttori facciano lo stesso”.

Mentre sullo scacchiere siriano Mosca e Riyadh sono divisi da interessi opposti, con i russi primi sostenitori del presidente Bashar al-Assad e i sauditi vicini al fronte dell’opposizione, il tema del petrolio sembra far riavvicinare i due governi, legati da interessi comuni.

L’accordo raggiunto oggi a Doha sui limiti alla produzione dovrebbe contribuire a fermare il crollo dei pezzi, calati del 70% rispetto al giugno 2014. Resterà in vigore per il futuro il livello di produzione del gennaio 2016, senza ulteriori aumenti.

In passato a più riprese l’Arabia Saudita aveva escluso limiti alla produzione, se non ci fosse stato un accordo vincolante anche per i Paesi non Opec, come nel caso della Russia. Alla trattativa hanno partecipato anche il Venezuela e il Qatar, che hanno sottoscritto anch’essi i termini della risoluzione.

Immediata la risposta dei mercati, dove il prezzo del petrolio è tornato a salire - sebbene gli investitori si aspettassero un taglio della produzione - in attesa di una stabilizzazione nel lungo periodo.

Nell’ultimo anno e mezzo il prezzo del greggio era sceso per un forte aumento della produzione di molti paesi fra cui Stati Uniti e Iran, che ha avuto mano libera nelle esportazioni per la cancellazione delle sanzioni in seguito all’accordo sul nucleare. A questo si aggiunge una riduzione della domanda di paesi come la Cina, che attraversa un periodo di rallentamento della crescita economica.

Analisti ed esperti parlano di primo passo compiuto nella direzione della riduzione della produzione petrolifera. Sui mercati vi è attesa per l’incontro, in programma domani, con i rappresentanti di Iran e Iraq, altri due fra i principali esportatori di greggio.

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