SCO: all’ombra di Putin e Modi la prima volta di Hanoi al vertice di Xi
Sono 22 i capi di Stato e di governo che da domani prenderanno parte a Tianjin al summit “allargato” dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Il Vietnam presente con il premier Pham Minh Chinh come “invitato della Cina”. Tra crescita della cooperazione economica ma anche competizione sul Mar Cinese Meridionale.
Milano (AsiaNews/Agenzie) – I riflettori del mondo sono puntati su Tianjin dove tra domani e lunedì è in programma il summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), il forum nato nel 2001 per la collaborazione in materia di economia e sicurezza tra Russia, Cina e quattro repubbliche dell’Asia Centrale e che Xi Jinping ha trasformato in questi anni in un soggetto molto più ampio, nella prospettiva del nuovo protagonismo dell’Eurasia sulla scena globale. Dal 2017 vi fanno arte anche India e Pakistan, a cui si sono poi aggiunti Iran e Bielorussia, mentre un’altra quindicina di Paesi godono dello status di osservatori o partner nel dialogo. Un grande forum multilaterale a trazione di Pechino, dunque, guardato con particolare attenzione non solo per la presenza del presidente russo Vladimir Putin (a pochi giorni dall’inconcludente vertice con Donald Trump sull’Ucraina), ma soprattutto per il ritorno in Cina dopo sei anni del premier indiano Narendra Modi, immagine anche visiva del forzato riavvicinamento con Xi Jinping provocato dai dazi della Casa Bianca che stanno colpendo duramente Delhi.
All’ombra di tutto questo il vertice di Tianjin in queste ore segna però anche un’altra prima volta importante per la SCO: per la prima volta a un suo vertice sarà presente anche un rappresentante del Vietnam, il primo ministro Pham Minh Chinh. Parteciperà come “invitato del Paese ospitante” (cioè la Cina), non avendo finora in alcun modo condiviso il percorso dell’organizzazione. Ed è un segnale chiaro dell’attenzione con cui la Repubblica popolare cinese oggi guarda alle relazioni con il Vietnam, grande forza emergente del Sud-est asiatico, che in nome della sua “politica del bambù” è in grado oggi di fare affari con Pechino e al tempo stesso firmare rapidissimamente accordi con Trump sulla questione dei dazi.
Presentando sui media vietnamiti la partecipazione di Pham Minh Chinh al vertice di Tianjin le autorità locali enfatizzano proprio questa “ascesa” del Paese nelle relazioni internazionali, ma anche i risultati della rinnovata cooperazione economica con la Cina, cementata ad aprile da una visita ad Hanoi di Xi Jinping. Il Vietnam è oggi il quarto partner commerciale della Cina a livello globale, dopo Stati Uniti, Giappone e Repubblica di Corea. A gennaio 2025, gli investimenti diretti esteri della Cina in Vietnam hanno raggiunto i 31,26 miliardi di dollari in 5.195 progetti attivi, classificandosi al sesto posto tra 149 investitori stranieri. E nei primi sette mesi del 2025, oltre 3,1 milioni di turisti cinesi sono arrivati in Vietnam, rappresentando il 25,5% del totale degli arrivi internazionali, la quota maggiore di qualsiasi mercato di provenienza.
Con Pechino non mancano però anche i motivi di attrito: il più importante è la contesa sul Mar Cinese Meridionale, dove anche Hanoi contesta la cosiddetta “linea dei nove tratti”, il confine arbitrariamente fissato da Pechino e che va a includere anche le Isole Spratly, un centinaio di atolli collocati in una zona strategica per le rotte marittime del commercio internazionale e su cui anche il Vietnam rivendica la propria sovranità. Proprio nei giorni scorsi un nuovo rapporto dell’Asia Maritime Transparency Initiative ha confermato attraverso le immagini satellitari di MAXAR e Planet Labs che Hanoi è impegnata da mesi in una frenetica attività di costruzione di isole nel Mar Cinese Meridionale, analogamente a quanto già fatto da Pechino. “Nel marzo 2025, il Vietnam aveva creato circa il 70% della terra artificiale nelle Spratly rispetto alla Cina - scrive il rapporto -. Le bonifiche in corso rendono quasi certo che il Vietnam eguaglierà — e probabilmente supererà — la portata della costruzione di isole da parte di Pechino”. La Cina per il momento sulla questione tiene un basso profilo, preferendo evitare che sul Mar Cinese Meridionale il Vietnam si coalizzi con le Filippine, con cui è da tempo scontro aperto. Ma il problema sul tavolo di Pechino esiste. E coinvolgere Hanoi nella SCO probabilmente è anche una strada per affrontarlo.
09/06/2018 09:27