11/02/2022, 12.03
PAKISTAN
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Sindh: 25 anni di prigione a un preside indù accusato di blasfemia

di Shafique Khokhar

Secondo uno studente, nel 2019 Notan Lal ha insultato il profeta Maometto. Christian Solidarity Worldwide: "Le leggi sono mal definite e richiedono bassi standard probatori, vanno riviste".

Sukkur (AsiaNews): Un tribunale locale ha condannato il preside di una scuola indù a 25 anni di prigione per blasfemia. L’accusa era arrivata nel 2019 da uno studente delle superiori che frequentava l'istituto scolastico a Ghotki, nella provincia del Sindh.

Notan Lal è stato accusato ai sensi di un articolo che regola le "osservazioni sprezzanti nei confronti del Santo Profeta". Il preside, che secondo i suoi accusatori avrebbe insultato Maometto durante una lezione di urdu, è inoltre costretto a pagare una multa di 50mila rupie pakistane (250 euro).

Il padre dell'accusatore aveva presentato la prima denuncia, scatenando reazioni di violenza settaria in tutto il distretto di Ghotki: negozi, templi e scuole indù sono state attaccate e saccheggiate.

L’organizzazione Christian Solidarity Worldwide (Csw) ha sottolineato in un comunicato stampa che le leggi sulla blasfemia del Pakistan criminalizzano chiunque offenda il sentimento religioso, prevedendo “la pena di morte o l'ergastolo” per chi viene considerato colpevole di insultare l’islam. “Queste leggi sono mal definite e richiedono bassi standard probatori. Di conseguenza sono usate contro i musulmani e non musulmani per regolare controversie personali”, sostiene il Csw.

La violenza che ne consegue ha un impatto su tutte le comunità minoritarie. Nel dicembre 2021 Priyantha Diyawadana, un cittadino dello Sri Lanka poi identificato come buddista, è stato ucciso da una folla di fanatici dopo essere stato accusato dai dipendenti della fabbrica dove lavorava di aver rimosso dei manifesti con il nome del profeta Maometto. In un secondo momento è emerso che Diyawadana era stato accusato per regolare un conto personale.

Il presidente fondatore di Csw, Mervyn Thomas, ha dichiarato di essere “profondamente preoccupato” per la pesante condanna inflitta a Notan Lal. “È l'ultima vittima delle ingiuste leggi pakistane sulla blasfemia, che sono del tutto incompatibili con il diritto alla libertà di religione o di credo e che devono essere riviste con urgenza, in vista della loro completa abrogazione in futuro. Chiediamo il rilascio immediato e incondizionato di Lal, e di tutti coloro che sono imprigionati o detenuti con accuse simili".

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