29/11/2016, 08.55
ISRAELE - PALESTINA
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Tel Aviv, assalitore palestinese condannato all’ergastolo per l’omicidio di due israeliani

Rayed Khalil dovrà scontare il carcere a vita per ciascuna delle due vittime. I giudici hanno inflitto anche una pena aggiuntiva a 20 anni per tentato omicidio. Il tribunale ha riconosciuto “circostanze aggravanti” di “eccezionale gravità”, che escludono sconti di pena in futuro.

 

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Un tribunale israeliano ha condannato al carcere a vita un giovane palestinese, per aver ucciso nel 2015 due israeliani a colpi di coltello e aver ferito una terza persona. L’assalto all’arma bianca, nel contesto delle violenze della Terza intifada (o “intifada dei coltelli”), è avvenuto a Tel Aviv, capitale economica e commerciale di Israele.

Secondo quanto riferisce il ministero israeliano della Giustizia, la Corte distrettuale di Tel Aviv ha stabilito che Rayed Khalil (nella foto), palestinese di 37 anni, dovrà scontare il carcere a vita per ciascuno dei due omicidi; egli ha ricevuto anche una pena aggiuntiva di 20 anni di carcere per tentato omicidio.

Una fonte ministeriale ha inoltre chiarito che l’ergastolo “vale per 25 anni” e che non è prevista la libertà condizionata per questo caso.

Per i giudici Khalil, originario di Hebron, città nel sud della Cisgiordania, non deve poter beneficiare di uno sconto di pena; difatti nelle modalità di attacco, sferrato nel novembre dello scorso anno, il tribunale ha individuato “circostanze aggravanti” di “eccezionale gravità”. E, in futuro, l’assalitore non potrà nemmeno essere inserito in alcun programma di rilascio anticipato nel contesto di possibili (e futuri) accordi fra Israele e Palestina in merito a provvedimento di grazia.

Sempre ieri, nel contesto di una vicenda separata, il tribunale di Lod, poco distante da Tel Aviv, i giudici hanno condannato a 16 anni e sei mesi di prigione un altro palestinese; si tratta di Tamer Weridat, di circa 30 anni, che ha accoltellato - ferendolo - un cittadino israeliano in uno dei primi episodi della “intifada dei coltelli” nell’ottobre del 2015.

Di recente ha provocato profonda indignazione la condanna a 12 anni di carcere per un 14enne palestinese, riconosciuto colpevole di tentato omicidio.

Dall’ottobre scorso, dopo una serie di provocazioni di ebrei ultra-ortodossi che sono andati a pregare sulla Spianata delle moschee all’indomani dello Yom Kippur e del Sukot, si sono moltiplicati incidenti e scontri in Israele e nei territori palestinesi. La spirale di attacchi e violenze è sfociata nella cosiddetta “intifada dei coltelli”, una striscia di sangue in cui sono morti 241 palestinesi, 36 israeliani, due americani, un giordano, un sudanese e un eritreo.

 

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