22/06/2022, 08.43
KAZAKISTAN-RUSSIA
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Tokaev e Putin si scontrano sulla crisi ucraina

di Vladimir Rozanskij

Il presidente kazako difende l’integrità territoriale di Kiev. Attaccato dalla nomenclatura putiniana. I kazaki temono che il loro Paese possa in futuro trovarsi nella stessa situazione dell’Ucraina. Gli Usa notano la presa di distanza e lanciano segnali di apertura a Nur-Sultan.

Mosca (AsiaNews) – Continua a suscitare molte discussioni la diatriba tra Vladimir Putin e Kassym-Jomart Tokaev sul palco del Forum economico di San Pietroburgo, quando il presidente kazako ha difeso l’integrità territoriale dell’Ucraina negando il riconoscimento dell’annessione della Crimea e delle “quasi-repubbliche” di Lugansk e Donetsk, in un colloquio a due sul palco. Putin ha mostrato il suo disprezzo chiamando più volte Tokaev con un patronimico volutamente sbagliato, mentre la moderatrice Margarita Simonyan, una delle più accese propagandiste di regime, scuoteva la testa alle affermazioni del leader di Nur-Sultan.

Come se non bastasse, Tokaev avrebbe anche rifiutato il conferimento da parte di Putin dell’onorificenza di Aleksandr Nevskij, una delle più prestigiose della Russia, giustificandosi con la decisione da lui presa di non accettare nessun tipo di premio o titolo finchè rimane presidente del suo Paese. In realtà il rifiuto sottolinea simbolicamente l’avversione dei kazaki di fronte alle avventure belliche dei russi: già ai tempi della prima guerra mondiale nel 1916 vi era stata una clamorosa “sollevazione centrasiatica” con decine di migliaia di vittime e un “grande esodo” di kazaki dalla Russia per non essere coinvolti nelle operazioni belliche.

Il ricordo degli eventi del passato è ancora molto vivo nella memoria e nei cuori dei kazaki, che non hanno accettato neppure la “mania di vittoria” russa della Seconda guerra mondiale, per loro lontana ed estranea, eppure portatrice anch’essa di tragedie per molti kazaki costretti dai sovietici a combattere, come oggi avviene per tanti asiatici e caucasici che la Russia invia al fronte ucraino come “carne da cannone”. Per non parlare della stessa figura di Aleksandr Nevskij, elevato a leggenda dai russi e considerato dagli asiatici come un pericoloso simbolo dell’espansione imperiale della Russia, esaltato da tutti gli zar e i condottieri.

Tokaev ha quindi interpretato il sentimento radicato nel suo popolo di fronte alle guerre russe, nonostante lo stretto legame ancora esistente tra i due Paesi dopo il lungo periodo sovietico. Qualcuno ha perfino tentato di interpretare il battibecco con Putin come una “messa in scena” per far vedere che il presidente russo è pronto anche a discutere con chi non è d’accordo con lui, e concedere all’avversario una nomea di riformatore a lui oggi quanto mai necessaria per superare le criticità sociali del Kazakhstan.

In realtà le reazioni negative in Russia non si sono fermate ai commenti sul dibattito pietroburghese. Il vice presidente della Duma di Stato, Konstantin Zatulin, ha dichiarato che “Tokaev ha cercato di essere sincero, ma in realtà è stato scorretto, facendo apparire le sue parole come un guanto di sfida”, e ha velatamente minacciato che “se c’è amicizia e collaborazione, allora non sorgono questioni territoriali, altrimenti si può ripetere per il Kazakistan quello che è successo in Ucraina”.

La tensione tra i due Paesi è testimoniata anche dal fatto che la Russia sta bloccando le spedizioni di gas kazaco, e il Kazakhstan ferma il transito del carbone russo attraverso il proprio territorio, tanto che sulla ferrovia russa “Nord-Caucasica” sono fermi 1.700 vagoni di carbone russo destinato per lo più all’India e alla Cina.

Il Kazakhstan ha anche fatto una mossa di apertura all’Iran, ai cui cittadini verrà concesso il libero ingresso nel Paese senza visto per 14 giorni, in seguito alla visita di Tokaev a Teheran. Anche gli Stati Uniti guardano con maggior favore a Nur-Sultan, con pubblici apprezzamenti al “processo di democratizzazione” che si è aperto con il referendum costituzionale del 5 giugno, come risulta da una lettera del dipartimento di Stato Usa al rappresentante del presidente kazako per la cooperazione internazionale, Eržan Kazykhan, in cui si offre la disponibilità di Washington a sostenere il cammino delle riforme.

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