08/08/2023, 14.24
GIAPPONE
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Tokyo: autosufficienza alimentare al 38%, ancora vicina al minimo storico

Il governo ha varato un piano per aumentare il tasso al 45% entro il 2030, ma sono diverse le sfide da affrontare. In primis il calo di terreni e lavoratori nel settore agricolo. Oggi il Giappone importa la maggior parte del cibo che consuma a causa dei cambiamenti nella dieta dei suoi cittadini.

Tokyo (AsiaNews) - Il tasso di autosufficienza alimentare su base calorica era del 38% in Giappone nel 2022, un dato rimasto invariato rispetto all'anno precedente, ma ancora molto vicino al minimo storico del 37% raggiunto nel 2020. Il dato, comunicato ieri dal ministero giapponese dell’Agricoltura, della Silvicoltura e della Pesca, indica la misura in cui un Paese è in grado di produrre a livello interno il cibo necessario affinché all’intera popolazione sia garantita un’adeguata assunzione calorica. Se misurato in base al valore della produzione il dato sale al 58%, un calo di cinque punti percentuali rispetto al 2021.

Tra le economie sviluppate il Giappone è uno dei Paesi con il più basso livello di autosufficienza alimentare su base calorica, al punto che il governo ha varato un piano per raggiungere entro il 2030 il tasso del 45% e quello del 75% in base al valore della produzione. L’esecutivo vorrebbe inoltre rivedere la legge sulla sicurezza alimentare nazionale che risale al 1999, un periodo nel quale il Giappone sperava che avrebbe sempre importato tutto quello di cui aveva bisogno. A causa di progressivi cambiamenti nella dieta oggi quasi il 60% del cibo consumato dai giapponesi è importato. I cittadini dell’arcipelago nipponico mangiano infatti molto meno riso rispetto al passato e molta più carne e oli: se nel 1965 oltre il 40% delle calorie giornaliere proveniva dal riso, nel 2020 la percentuale era scesa a quasi la metà, affermano le statistiche del governo.

Nel 1960 il tasso di autosufficienza alimentare giapponese era del 102% per il riso, del 100% per frutta e verdura e del 91% per la carne, mentre nel 2021 il Paese produceva il 98% del riso consumato, il 30% della frutta, il 76% della verdura e il 16% dei prodotti di allevamento.

Nel 2022 è diminuito il numero di molluschi e pesci catturati e la quantità di grano raccolto, ma sono anche calate le importazioni di oli e grassi. Sebbene non si siano verificate particolari fluttuazioni negli acquisti all’estero, l’aumento dei prezzi del grano e il deprezzamento dello yen hanno reso le importazioni più costose. Ma il Giappone è dipendente dall’estero anche per i fertilizzanti, che sono fondamentali per la produzione agricola.

Secondo alcuni critici, negli anni della pandemia Tokyo ha ridotto il proprio budget per l'agricoltura a favore di un aumento delle spese per la difesa, mentre dal 2016 a oggi le importazioni di mais dalla Cina sono aumentate di 10 volte. Tokyo dipende da Pechino anche per l’approvvigionamento di fertilizzanti. 

Il piano proposto dal governo prevede un aumento della produzione nazionale di grano del 40%, di semi di soia del 60%, di ortaggi del 15% e di mangimi per animali del 48%, grazie anche all’introduzione di nuove colture più resistenti alle malattie. 

Ma gli esperti ritengono che questi obiettivi siano forse troppo ambiziosi, perché richiederebbero una rivitalizzazione importante del settore agricolo, che ogni anno perde invece 50mila lavoratori e diversi ettari di terreno, due elementi su cui i piani di Tokyo non si sono finora ancora concentrati. Secondo le stime attuali, da 1,2 milioni di lavoratori nel 2022, il settore agricolo dovrebbe scendere a circa 300mila in 20 anni. 

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