24/02/2026, 11.20
FILIPPINE - CINA
Invia ad un amico

Una ‘missione cattolica’ sull’isola contesa da Manila e Pechino nel mar Cinese meridionale

di Santosh Digal

Entro fine marzo dovrebbero iniziare i lavori di realizzazione di un luogo di culto sull’isola di Pag-asa, nell'arcipelago delle Spratly. Ne hanno discusso ieri il vicario di Puerto Princesa e un ufficiale filippino. La piccola comunità cattolica comprende residenti, membri delle forze armate, personale di guardia costiera, marina e polizia. L’area da tempo nel mirino della Cina. 

Manila (AsiaNews) - Più forte delle contese territoriali, la Chiesa cattolica delle Filippine intende aprire presenza pastorale sull’isola di Pag-asa, nei pressi delle isole Spratrly, territorio conteso fra Pechino e Manila mar Cinese meridionale. Ieri, infatti, la Guardia costiera filippina ha discusso i termini di fattibilità per la fondazione di una chiesa sull’isolotto della municipalità di Kalayaan. Si tratta dell’unico avamposto civile nel West Philippine Sea, il termine con cui Manila chiama l’area dell’Asia-Pacifico teatro da anni di una lotta per il controllo e lo sfruttamento delle risorse - dalla pesca ai gas naturali nei fondali - con la Cina e altre nazioni del sud-est asiatico. 

Il commodoro Jay Tarriela, portavoce del comando del “mare Filippino occidentale” e mons. Socrates Calamba Mesiona, vicario apostolico di Puerto Princesa, nella provincia di Palawan, si sono incontrati per discutere tempi e modi di costruzione di un luogo di culto a sull’isola di Pag-asa. L’obiettivo è quello di completare i preparativi iniziali entro la fine del prossimo mese di marzo. Al riguardo, il presule ha specificato che la chiesa potrebbe essere, almeno in un primo momento, una stazione missionaria e non una parrocchia vera e propria.

Nella Chiesa, una stazione missionaria viene solitamente istituita in luoghi dove esiste una comunità cattolica, ma che non è ancora abbastanza grande o stabile da poter essere trasformata in una parrocchia. Ciò consente di fornire un’assistenza pastorale regolare, verificandone al contempo la sostenibilità a lungo termine. Tarriela ha riferito che la cerimonia di inaugurazione dei lavori del luogo di culto a Pag-asa dovrebbe tenersi entro la fine di marzo, mentre il nome della chiesa e il suo santo patrono devono ancora essere definiti in coordinamento con le autorità ecclesiastiche. Egli ha inoltre respinto le preoccupazioni secondo cui la costruzione potrebbe provocare un’intensificazione delle attività da parte della Cina, sottolineando che la presenza marittima straniera intorno all’isola esiste da tempo, a prescindere dagli sviluppi sul campo.

Dal versante ecclesiastico, mons. Mesiona ha accolto con favore l’iniziativa e ha assicurato preghiere per la pace, la giustizia e la dignità nazionale. La piccola comunità cattolica comprende residenti, membri delle forze armate filippine, personale della guardia costiera, soldati del gruppo marittimo e personale di polizia schierato sull’isola di Pag-asa. “Quindi, sarebbe uno sviluppo positivo per loro se la Chiesa cattolica fosse davvero disposta a costruire una chiesa e persino a inviare un sacerdote - ha sottolineato Tarriela - per guidare le messe ogni domenica”. Egli ha quindi descritto questa controversia marittima come una “questione morale e nazionale” che trascende la politica, esprimendo la speranza che la Chiesa possa contribuire a promuovere l’unità e la comprensione tra i filippini su questo tema.

Le Filippine rivendicano i propri diritti sull’isola di Pag-asa sulla base della vicinanza geografica, dell’occupazione effettiva e del diritto internazionale. Nei giorni scorsi la senatrice Risa Hontiveros ha partecipato a un volo di sorveglianza marittima (Mda) della Guardia costiera sopra il gruppo di isole Kalayaan. Il team della Hontiveros ha svolto una missione medica e odontoiatrica per gli oltre 400 residenti. Ha anche distribuito generi alimentari e donato 47 macchine per la desalinizzazione alle truppe di stanza nelle zone controllate da Manila, ribadendo l’appartenenza territoriale dell’area come diritto esclusivo delle Filippine, che non intendono cedere il passo. “Le Filippine - ha concluso la senatrice - sono composte da migliaia di bellissime isole, tra cui Kalayaan. Questo posto è bellissimo, proprio come le altre isole e le risorse naturali del nostro Paese. Dobbiamo proteggerlo e difenderlo con tutte le nostre forze”.

Da tempo le Filippine - ma anche altri Paesi come il Vietnam - manifestano crescente preoccupazione per “l’imperialismo” di Pechino nei mari meridionale e orientale; il governo cinese rivendica una fetta consistente di oceano e la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel - da Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia (quasi l’85% dei territori). A sostenere le rivendicazioni dei Paesi del Sud-est asiatico vi sono anche gli Stati Uniti, che a più riprese hanno giudicato “illegale” e “irrazionale” la cosiddetta “lingua di bue”, usata da Pechino per marcare il territorio. A nulla è valsa la pronuncia della Corte permanente di arbitrato dell’Aia che si era espressa a favore delle Filippine il 12 luglio 2016. L’egemonia riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino, in un’area di elevato interesse per il passaggio dei due terzi dei commerci marittimi mondiali.

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
La Cina sempre più isolata; maggiori rapporti fra Hanoi e New Delhi
15/10/2010
Summit Asean, sul Mar cinese meridionale nessun accordo fra Usa e Cina
20/11/2012
Manila incrimina i pescatori cinesi per l’incidente alla barriera corallina
11/04/2013
Fallisce l’incontro fra Pechino e Manila per la pace nel Mar Cinese meridionale
07/07/2011
Mar Cinese meridionale, Pechino installa dei missili sulle isole contese
17/02/2016 12:23


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”