24/02/2026, 13.00
HONG KONG-CINA
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Viaggi patriottici nella Cina high-tech per 'riabilitare' i giovani di Hong Kong

Il Dipartimento dei servizi correzionali ha annunciato l'ampliamento del progetto PATH per la "supervisione" sugli ex-attivisti scesi in piazza nel 2019 una volta finito il carcere. Più della metà degli arrestati nella repressione aveva meno di 25 anni. Vengono presentati come programmi "volontari" per superare "immagini fuorvianti" della madrepatria. Ma come raccontava due anni fa Agnes Chow, costretta a compiere una di queste visite a Shenzhen, sono solo altri modi per indottrinare. 

Milano (AsiaNews/Agenzie) - Viaggi nella Cina continentale per “riabilitare” i giovani manifestanti e attivisti che sono stati incarcerati per le proteste del 2019. È la strada che il governo di Hong Kong vuole sempre più seguire con quanti escono di prigione dopo aver scontato le pene inflitte nella repressione dei movimenti pro-democrazia.

Il commissario del Dipartimento dei servizi correzionali Wong Kwok-hing ha annunciato ieri in una conferenza stampa a Hong Kong l’ampliamento del progetto PATH - un programma specifico di riabilitazione per coloro che sono stati condannati in relazione alle proteste e ai disordini del 2019, che include anche “servizi di supervisione” dopo la scarcerazione.  Secondo stime diffuse già nel 2022 dall'Hong Kong Democracy Council più della metà delle oltre mille persone arrestate nella stretta imposta da Pechino avevano meno di 25 anni. E la maggior parte di loro sono stati condannati a pene detentive che vanno da pochi mesi a qualche anno. Di qui la questione del loro futuro una volta usciti dal carcere.

Come "esperienza modello" in questo senso Wong ha citato un viaggio tenuto all’inizio di questo mese da 14 giovani ex-detenuti nella Greater Bay Area - l’area della Cina continentale più vicina a Hong Kong. Il commissario ha affermato che i viaggi "non sono obbligatori" e che il loro obiettivo è “consentire di acquisire una comprensione delle questioni nazionali, osservare gli ultimi sviluppi del Paese, arricchire la loro conoscenza della cultura cinese e rafforzare il loro senso di identità nazionale, favorendo così ulteriormente il loro affetto e senso di appartenenza alla nostra nazione”.

L’itinerario - durato tre giorni e due notti - è partito da Foshan, dove i giovani hanno visitato una sala espositiva che rende omaggio a tre rivoluzionari del Partito Comunista Cinese per “apprendere la storia moderna cinese”. Hanno poi fatto tappa in una scuola locale per interagire con insegnanti e studenti della Cina continentale e un ospedale di medicina tradizionale cinese. Successivamente si sono recati a Zhuhai per visitare un’azienda aeronautica e un centro spaziale.

Il Dipartimento ha diffuso anche un messaggio in cui Ah Ming - uno pseudonimo per un ex-partecipante alle proteste pro-democrazia di Hong Kong - ringrazia per aver organizzato il tour che “gli ha permesso di riscoprire la sua patria”. “Ah Ming ha aggiunto che in precedenza aveva frainteso la Cina continentale a causa di informazioni fuorvianti - commentano i funzionari -. Questo viaggio ha ampliato notevolmente i suoi orizzonti, permettendogli non solo di conoscere la storia e la cultura cinese, ma anche offrendogli l’opportunità di viaggiare per la prima volta su un treno ad alta velocità e di visitare imprese tecnologiche, così da comprendere personalmente il rapido sviluppo del Paese”.

A dare un’immagine ben diversa di questo tipo di viaggi era stata nel dicembre 2023 Agnes Chow, giovane cattolica tra i volti più noti delle protese, oggi esule a Toronto. Anche lei dopo i sette mesi di carcerazione subiti a Hong Kong aveva dovuto partecipare a uno di questi viaggi “patriottici” a Shenzhen per poter ottenere il passaporto necessario per poter andare a proseguire i suoi studi in Canada. “Oltre a mangiare, bere e divertirmi – raccontava Agnes Chow in un post pubblicato su Instagram - mi è stato organizzato di visitare la ‘Mostra della riforma e dell'apertura’ per conoscere lo sviluppo della Cina e del Partito comunista, nonché i ‘brillanti risultati’ dei leader che si sono succeduti. In seguito sono stata portata alla sede di Tencent per conoscere lo ‘sviluppo tecnologico della nostra madrepatria’. In tutta franchezza - osservava la giovane attivista - non ho mai negato lo sviluppo economico della Cina, ma per un Paese così potente mandare in prigione le persone che lottano per la democrazia, limitare la loro libertà di entrata e di uscita e richiedere l'ingresso in Cina per visitare mostre patriottiche in cambio di passaporti, non è forse un esempio di vulnerabilità?”.

Agnes Chow raccontava anche l’insistenza dei funzionari per raccogliere prove di questi viaggi “patriottici”. “Quando ho visitato la mostra e la sede di Tencent - ricordava - mi è stato anche chiesto di fare una foto con il logo e l'autista di Shenzhen che mi accompagnava continuava a scattarmi foto. E quando tornai a Hong Kong, la Sicurezza nazionale mi chiese di nuovo di scrivere una lettera in cui si ringraziava la polizia per aver organizzato tutto questo, ‘in modo che io possa conoscere il grande sviluppo della nostra madrepatria’”.

Comunicando la sua scelta di rimanere a Toronto - motivata proprio con la volontà di evitare questo tipo di pressioni al suo ritorno a Hong Kong - Agnes Chow poco più d due anni fa concludeva la sua testimonianza con questa riflessione che riassume bene le ferite che questi giovani si portano dentro dopo aver subito il carcere e la repressione:

“Negli ultimi anni ho imparato in prima persona quanto sia preziosa la libertà dalla paura. Ci sono ancora molte incognite nel futuro, ma quello che so è che non dovrò più preoccuparmi se sarò arrestata o meno e potrò finalmente dire e fare quello che voglio. Mentre studierò e guarirò in Canada, spero anche di ritrovare gli interessi che ho messo da parte a causa della mia sofferenza emotiva e di varie pressioni in passato, e di ricostruire il mio ritmo. La libertà non è facile da ottenere e, in mezzo alla paura della vita quotidiana, faccio tesoro di tutte le persone che non mi hanno dimenticato, che si preoccupano per me e che mi amano ancora di più. Che ci si possa riunire in un prossimo futuro e abbracciarsi”.

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