25/04/2026, 11.30
PALESTINA - ISRAELE
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Voto locale in Cisgiordania. Sabella: 'Segno di speranza, ma serve pace reale’

di Dario Salvi

Palestinesi alle urne per rinnovare circa 90 consigli comunali e oltre 280 villaggi. Si vota anche a Deir el-Balah, il solo distretto di Gaza nella tornata elettorale. Per il leader cattolico l’appuntamento odierno ha valore in chiave amministrativa, più che politica. Pesano il caro-vita e i problemi socio-economici acuiti da guerre e occupazione. A maggio una conferenza sul futuro di Fatah. 

Gerusalemme (AsiaNews) - Le elezioni in Cisgiordania e in un distretto di Gaza sono “un segno di speranza” anche se non mancano gli elementi di criticità; l’obiettivo resta quello, un giorno, di “poter votare tutti” in un clima “di pace reale” per la fine delle guerre nella Striscia e in Iran. È quanto sottolinea ad AsiaNews Bernard Sabella, già rappresentante di Fatah e segretario esecutivo del servizio ai rifugiati palestinesi del Consiglio delle Chiese del Medio oriente, analizzando un voto che riguarda una novantina di consigli comunali e oltre 280 consigli dei villaggi. Di particolare interesse quello a Deir el-Balah, a Gaza, il solo della Striscia chiamate alle urne, con un bacino potenziale di 70mila elettori anche se “non è dato sapere quanti voteranno. Speriamo che siano da viatico - aggiunge - per elezioni sia del Consiglio nazionale palestinese che del Consiglio legislativo palestinese, anche se al momento permangono difficoltà e incertezze”. 

Abbiamo raggiunto il leader cattolico e professore palestinese al telefono alla vigilia del voto, che come ogni tornata elettorale o consultazione popolare rappresenta “un buon esercizio democratico. Tuttavia, le condizioni - prosegue - che l’Autorità ha posto ai candidati di impegnarsi a rispettare gli accordi internazionali presi dall’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), fra cui l’accettazione dello Stato di Israele, sono considerate da alcuni come non democratiche”. Resta l’auspicio che “si possano comunque svolgere in maniera regolare” e senza che vi sia “un intervento israeliano”, mentre in tema di liste vi saranno solo indipendenti ed esponenti di Fatah.

“Questo significa - osserva Sabella - che finiranno per emergere consigli comunali con un orientamento più amministrativo, incentrato sul servizio, che non indirizzati politicamente”. “La domanda che alcune persone si stanno ponendo - aggiunge - è se questi candidati e liste per i consigli comunali possano rispondere alle varie esigenze della gente e se possiedono requisiti di governance e conoscenze necessarie per amministrare: che siano davvero tecnocrati”. Di fondo resta l’invito alla fiducia, valutando il loro lavoro sul campo per capire se “saranno davvero in grado” di svilupparsi e contribuire al benessere della popolazione.

A Deir el-Balah, nella Striscia, si torna alle urne per la prima volta dopo 21 anni ed è anche il primo segnale di una (apparente) normalità amministrativa dalla guerra lanciata da Israele in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Gli aventi diritto a Gaza si sommano al milione e mezzo di palestinesi chiamati al voto in Cisgiordania, a quattro anni dall’ultima consultazione. Quelle odierne saranno le quinte elezioni locali dalla nascita della Commissione elettorale centrale in seguito all’istituzione dell’Autorità palestinese (Ap) nel 1993. Le statistiche ufficiali mostrano che 42 comuni hanno un’unica lista di candidati senza opposizione, come avviene in due grandi centri come Nablus e Ramallah. Un fattore che può essere attribuito al desiderio di evitare una concorrenza inutile in un momento di incertezza politica sebbene, in realtà, sembra riflettere il desiderio della leadership di Ramallah di evitare un processo elettorale che ne mostra la debolezza e l’impopolarità. E già sappiamo che il prossimo sindaco di Nablus sarà una donna, Anan Al-Attir, e l’uomo d’affari Yacoub Sa’adeh sarà il sindaco di Ramallah.

Poco più di un milione di palestinesi possono votare in un sistema elettorale basato su una forma di lista aperta di rappresentanza proporzionale. Al pubblico verrà chiesto di selezionare una lista e fino a cinque candidati presenti al suo interno. Le donne devono essere almeno il 32%. Sono state presentate 367 liste elettorali, comprendenti 4.475 candidati e 284 consigli di villaggio. Novanta consigli comunali terranno le elezioni sabato, mentre i rimanente sono esclusi per l’assenza di qualsiasi altra lista. I candidati sono in maggioranza rappresentanti della famiglia o della tribù o appartengono al movimento Fatah al potere e devono firmare un documento in cui si afferma che aderiranno agli accordi internazionali che il governo palestinese ha firmato. Questa condizione ha di fatto eliminato la presenza di Hamas e della Jihad islamica.

Il voto giunge in una fase di gravi difficoltà sociali, politiche ed economiche: dal conflitto a Gaza lontano dall’essere risolto al tema della ricostruzione della Striscia, dall’avanzata di coloni ed insediamenti in Cisgiordania alle difficoltà finanziarie e occupazionali, si vive una situazione di “profonda incertezza”. “Sentiamo europei e statunitensi lamentarsi per l’aumento dei prezzi collegato alla guerra in Iran - sottolinea il leader cattolico - ma anche qui il costo della vita è alle stelle” e “mancano componenti e oggetti di ricambio, dai computer agli utensili di uso quotidiano”.

“La gente - prosegue Sabella - è preoccupata anche delle prossime mosse di Israele, di cosa potrà succedere nel nord della Cisgiordania e nella parte settentrionale della Valle del Giordano, se saremo cacciati o meno”. Un altro grande punto interrogativo riguarda l’istruzione di bambini e giovani, che proseguono con didattica a distanza e lezioni online come ai tempi della pandemia di Covid-19, oltre al tema non secondario degli stipendi dei dipendenti governativi. Il denaro, quando arriva e non viene bloccato da Israele, risulta insufficiente. “Uno stipendio medio qui è di circa 500 euro - sottolinea - ma il costo della vita è alto, qui è simile alle realtà più costose dell’Europa”. 

Oltre alle elezioni, l’attenzione dei palestinesi è focalizzata anche sulla prossima conferenza di Fatah in programma il 14 maggio, che per molti rappresenta un “test” circa il sostegno della stessa Autorità palestinese (Ap) per i prigionieri rinchiusi - molti da anni - nelle carceri israeliane. La leadership del partito ha infatti annunciato che i palestinesi che hanno scontato 20 anni o più nelle prigioni dello Stato ebraico diventeranno membri “di diritto” della conferenza, anche se restano voci e opinioni discordanti in materia. “Ci sono sempre stati diversi membri del Consiglio Rivoluzionario dall’interno delle prigioni, e anche il fratello leader Marwan Barghouti, membro del Comitato Centrale, è stato eletto mentre era in prigione” ha ricordato Tayseer Nasrallah, membro del Consiglio rivoluzionario di Fatah. “Così facendo, questa conferenza - ha aggiunto - si terrà solo con una rappresentazione vera e seria dei prigionieri palestinesi”.

Parlando della conferenza del partito di cui è stato rappresentante, il professor Sabella conferma il bisogno di “rinnovamento” e la necessità di una nuova generazione di leader in grado di affrontare le sfide economiche e politiche. Per la successione di Abu Mazen molto dipenderà dalle modalità di scelta, se prevarrà l’indicazione fornita dall’anziano leader sull’attuale vice-presidente Hussein Sheikh come futura guida o si andrà a elezioni. In gioco vi è anche Marwan Barghuthi, da tempo rinchiuso in un carcere israeliano, in merito ad un suo possibile “ruolo” in futuro. “Non è dato sapere - afferma il leader cattolico - cosa succederà, ma speriamo davvero che il congresso introduca una nuova tipologia di leadership” che sappia trattare con Israele e fronteggiarne la politica espansionista a discapito di un (futuro) Stato palestinese. “Sanno di avere un margine di azione molto limitato. Allo stesso tempo, però, vi è una certa resistenza - conclude Sabella - nei confronti di un cambiamento radicale che porti ad affermare il superamento del sistema delle fazioni politiche e il bisogno di una nuova linfa, di nuovi partiti, di nuove realtà”. E di volti nuovi. 

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