Xinjiang, da due mesi nessuna notizia di uno scrittore kazako fermato da Pechino
Il figlio ha lanciato un appello alla comunità internazionale per una campagna di mobilitazione. Zhengis Reskhan è considerato figura di spicco nei circoli letterari dello Xinjiang. Per ora nessun commento ufficiale dall’ambasciata kazaka e dalle autorità cinesi.
Pechino (AsiaNews) - Zhengis Reskhan, noto scrittore kazako e membro dell’Associazione degli scrittori cinesi, è scomparso da oltre due mesi nelle regioni dell’Altay e di Hami, nello Xinjiang, nella Cina nord-occidentale. È quanto denuncia il sito attivista ChinaAid, secondo cui, rilanciando la testimonianza del figlio maggiore Zhengis Nartay, un cristiano che vive da qualche tempo in Kazakhstan. Il primogenito ha inoltre lanciato un appello pubblico il 24 maggio scorso, affermando che suo padre è stato prelevato dalla polizia locale a metà marzo e da allora non si hanno più sue notizie. Egli ha invitato la comunità internazionale e le organizzazioni per i diritti umani a prestare attenzione al caso e contribuire nella campagna di sensibilizzazione sulla sua sorte.
Il 57enne Zhengis Reskhan è considerato una delle figure di spicco nei circoli letterari dello Xinjiang. Tra i suoi incarichi figurano quello di caporedattore di una rivista letteraria in lingua kazaka nella città di Hami, bibliotecario ricercatore associato presso il centro culturale della contea di Barkol ed ex presidente dell’Associazione degli scrittori della regione di Hami. Nel corso di decenni di attività letteraria, Reskhan ha pubblicato 13 romanzi, molti dei quali sono stati tradotti in cinese e pubblicati nel Paese del dragone. Anche per questo ha ricevuto il più alto riconoscimento letterario della regione occidentale cinese, il “Premio letterario Tianshan”.
“Sono passati più di due mesi da quando mio padre è stato portato via con la forza, e non abbiamo ancora alcuna informazione ufficiale su dove si trovi o in quali condizioni sia” ha dichiarato Nartay in un’intervista. Secondo il figlio, a partire dalla fine di dicembre dello scorso anno le autorità cinese hanno convocato ripetutamente Reskhan per brevi interrogatori. Egli ha quindi riferito che suo padre è stato arrestato prelevandolo con la forza il 19 marzo, dopodiché ogni contatto con il mondo esterno è cessato.
La dichiarazione prosegue affermando che i familiari si sono poi recati presso l’Ufficio di Pubblica Sicurezza della contea di Barkol e la procura locale per chiedere informazioni sulla situazione di Reskhan. Tuttavia, i familiari non hanno ricevuto alcun documento legale formale, avviso di detenzione o risposta chiara sulla sorte del loro congiunto.
Negli ultimi anni, il trattamento riservato agli intellettuali delle minoranze etniche nello Xinjiang ha attirato una crescente attenzione da parte della comunità internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani. Nartay ha anche affermato che le autorità hanno trattenuto a lungo il passaporto di suo padre, mentre i suoi account sui social media e le sue pubblicazioni letterarie hanno subito restrizioni di varia entità.
“Anche gli spostamenti all’interno della Cina erano rigorosamente monitorati e limitati” ha detto Nartay. “Ogni volta che mio padre usciva dalla regione di Hami, nello Xinjiang, il suo telefono veniva immediatamente sommerso da chiamate della polizia, dei funzionari della comunità e dei dipartimenti di sicurezza dello Stato che gli chiedevano perché avesse lasciato Hami e quando sarebbe tornato”. Lo stesso Nartay ha detto di aver lasciato la Cina nel 2017 per studiare in Kazakhstan, dopodiché comunicare con i suoi genitori è diventato sempre più difficile. “Dopo aver cercato più volte di comunicare con loro, le loro risposte sono diventate molto stereotipate” ha proseguito il figlio. “Si limitavano a ripetere: ‘Il Partito, il Paese e noi stessi stiamo tutti molto bene. Non preoccuparti per noi. Vivi bene e continua a vivere bene’”.
In qualità di membro della comunità etnica kazaka che si estende tra la Cina e il Kazakhstan stesso, Reskhan ha partecipato al Quarto Congresso Mondiale dei Kazaki ad Astana nel 2011, dove ha promosso gli scambi culturali tra i due Paesi. Al momento, le istituzioni internazionali, compresi gli organismi delle Nazioni Unite per i diritti umani e il ministero degli Esteri del Kazakistan non hanno voluto rilasciare commenti ufficiali in merito alla vicenda. Nartay ha concluso dichiarando di aver chiesto aiuto al presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev e ai leader statali cinesi. Ha anche affermato di essere disposto a parlare ulteriormente con i media internazionali nella speranza di portare maggiore trasparenza sul caso di suo padre e far luce sulla sua sorte.





