30/08/2004, 00.00
india
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Nuovo attacco contro i cattolici in Orissa

di Nirmala Carvalho
Mons. Thomas Thiruthalil, presidente dei vescovi della regione: "Programmata l'aggressione a Kandhamal"

Mumbai (AsiaNews) – "Si tratta di un altro attacco programmato dei gruppi fondamentalisti indù contro la Chiesa. Non è stata una vendetta ad un'offesa precedente".  Mons. Thomas Thiruthalil, vescovo di Balasore e presidente dei vescovi dell'Orissa, commenta così ad AsiaNews l'attacco a una chiesa cattolica, avvenuto il 26 agosto nel distretto di Kandhamal in Orissa (India orientale).

Un gruppo di commercianti indù ha fatto irruzione in una chiesa distruggendo statue e oggetti religiosi. "Sono entrati con la forza e hanno buttato a terra il tabernacolo, bruciato la Bibbia e i paramenti, distrutto panche e quadri" racconta mons. Thiruthalil.

La polizia locale ha dichiarato che l'aggressione sarebbe la risposta alle violenze di alcuni cristiani che giorni prima avevano incendiato un camion parcheggiato nelle vicinanze e lanciato sassi contro i commercianti del posto. "In un primo momento la polizia non voleva neppure fare rapporto dell'accaduto. Hanno arrestato persone appartenenti a entrambe le comunità religiose" denuncia il vescovo. A Kandhamal ora vige il coprifuoco: si teme infatti che le violenze possano dilagare nei distretti vicini.

Mons. Thiruthalil ha inviato una petizione al ministro degli interni, Shivraj Patil, per chiedere indagini immediate sulla vicenda. "I cattolici dell'Orissa sono molto preoccupati. Purtroppo attacchi alla Chiesa e alle attività cristiane non sono episodi rari in questa regione", ha concluso il vescovo.

L'Orissa è uno degli stati con maggiore presenza di fondamentalisti indù. Negli ultimi anni si sono verificati diversi episodi di violenza verso minoranze religiose e comunità cristiane con lo scopo di riportare all'induismo i convertiti al cristianesimo. Nel 2003 i leader delle Chiese cristiane dell'All Indian Christian Council hanno chiesto alla Commissione nazionale per le minoranze di porre fine alla campagna di riconversione forzata, indagando sui cosiddetti "ritorni a casa" all'induismo, che avvengono in un'atmosfera di violenza e intimidazione.

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