01/02/2016, 12.17
PAKISTAN
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Pakistan: cattolici contrari alla revisione delle leggi sulla blasfemia da parte degli ulema

di Kamran Chaudhry

Il Consiglio per l’ideologia islamica ha proposto di modificare le leggi sulla blasfemia, in modo da renderle conformi al Corano e alla Sunna. I cattolici temono un ulteriore inasprimento delle norme che già hanno provocato violenze. Tra il 1987 e il 2014, 166 cristiani sono stati condannati a morte per insulto a Maometto; altri 25 casi nel 2015.

Lahore (AsiaNews) – La Chiesa cattolica del Pakistan e attivisti cristiani condannano con fermezza la proposta di revisione delle leggi sulla blasfemia da parte del Consiglio per l’ideologia islamica. I cattolici vedono con preoccupazione l’iniziativa lanciata dal capo degli ulema nei giorni scorsi e ritengono che la modifica da parte dei leader islamici possa portare “ad un ulteriore inasprimento di tali leggi”, che hanno già causato centinaia di episodi di violenza e condanne a morte di cattolici e di “eretici”.

La ferma reazione della Chiesa cattolica pakistana segue di qualche giorno la proposta che Muhammad Khan Sherani, capo del Consiglio, ha lanciato ai microfoni della Reuters. Il leader religioso ha dichiarato la disponibilità del Consiglio “a riaprire il dibattimento e verificare se le sentenze sono state espresse in maniera rigorosa e se la pena di morte comminata è giusta”.

Il Consiglio per l’ideologia islamica è un organo costituzionale pakistano, incaricato di fornire suggerimenti in merito alla conformità delle leggi dello Stato ai dettami del Corano e della Sunna. A tal proposito, Sherani ha affermato: “Il governo del Pakistan dovrebbe rinviare la legge sulla blasfemia al Consiglio islamico. Su questo tema ci sono differenti opinioni tra i religiosi. Per questo il Consiglio può affrontare con serietà la materia e dire se è necessario confermare la legge, inasprirla o ammorbidirla”.

I leader cristiani però temono che una revisione da parte degli ulema possa condurre a maggiori restrizioni nei confronti delle minoranze. In Pakistan diversi cattolici vengono processati per blasfemia, spesso senza prove. Numerosi anche gli episodi di violenza contro i gruppi religiosi considerati “eretici”.

P. Emmanuel Yousaf Mani, direttore della Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale pakistana, esprime profonda preoccupazione per la proposta. “Gli ulema – riferisce ad AsiaNews – possono perfino peggiorare la legge. È vero che esistono delle lacune che vanno colmate e anche che a volte viene fatto un uso inappropriato della normativa, ma noi siamo preoccupati. Questi organi consultivi non dovrebbero esistere. Per cambiare le leggi sulla blasfemia, il governo dovrebbe adottare le proprie procedure”.

Samson Salamat, direttore del Center for Human Rights Education, ritiene che simili organi “minino il potere del Parlamento. Se essi modificano la legge, nessuno avrà più la possibilità di cambiare il verdetto. Noi chiediamo da tempo l’abolizione delle attuali leggi sulla blasfemia, ma questo potere non può essere lasciato nelle mani di uno solo. Ciò è incostituzionale e antidemocratico”. “Accettiamo – conclude – solo il parere del Parlamento, che rappresenta 182 milioni di pakistani. I parlamentari devono discutere questo argomento e nominare esperti legali in grado di fornire analisi critiche”.

Secondo i dati della Commissione giustizia e pace, nel periodo compreso tra il 1987 e il 2014 un totale di 166 cristiani sono stati accusati di oltraggio al Corano o insulto a Maometto e hanno pagato con la vita la loro presunta colpa. Nel 2015 i casi sono stati 25. Le accuse colpiscono non solo i cristiani, ma anche musulmani, ahmadi, indù e i fedeli di altre confessioni. Tra il 1986 e il 2009 almeno 964 persone sono state incriminate: fra questi 479 erano musulmani; 119 cristiani; 340 ahmadi; 14 indù; altri 10 di altre religioni. 

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