17/10/2008, 00.00
CINA
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“Una buona cosa” il latte alla melamina

Dirigenti delle ditte coinvolte si autocompiacciono di avere così potuto “migliorare la qualità”. Intanto i giudici cinesi dichiarano “inammissibili” le domande di risarcimento dei genitori dei bambini malati ai reni. Il Giappone denuncia melamina nella polvere di uova.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Nel mondo non sono ancora finiti divieti e sequestri per la melamina nel latte cinese, mentre la Cina cerca di tornare alla “normalità”. Le ditte leader Yili e Mengniu, che producevano latte fresco e in polvere alla melamina, assicurano che ora acquistano solo latte da allevatori controllati, che installeranno anche telecamere negli allevamenti per controllare la produzione del latte. Zhang Jianqiu, vicepresidente della Yili, sponsor olimpico, arriva a dire che lo scandalo “è stato una buona cosa…. ha aiutato a migliorare la qualità dell’industria casearia”. Le ditte hanno sempre affermato di essere ignare della presenza di melamina, accusando gli allevatori.

Intanto, i tribunali dell’Henan hanno dichiarato inammissibili due richieste di risarcimento presentate dai genitori di neonati malati ai reni per il latte alla melamina. Un tribunale di Lanzhou (Gansu) ha detto che non accetterà alcuna azione, finché il governo non indica come trattare la questione. Ora si attende la decisione della corte del Gansu per la morte di Yi Kaixuan, 6 mesi. I genitori di Kaixuan hanno chiesto alla Sanlu un milione di yuan (circa 100mila euro) di risarcimento, poco per i parametri occidentali. Ma molti esperti dubitano che la loro domanda sia ammessa. Per promuovere il rapido sviluppo economico il governo tutela in vario modo le aziende, i consumatori hanno scarse possibilità di poter chiedere i danni, sebbene la legge cinese lo ammetta. Il latte alla melamina ha causato 4 morti e oltre 53mila neonati malati, ma solo pochi hanno chiesto giustizia ai tribunali. Oltre 100 avvocati si sono detti disponibili a seguire questi casi, ma i locali ordini degli avvocati, controllati dai governi, li hanno sconsigliati e almeno 20 hanno già rinunciato.

Zhang Xinbao, professore di diritto all’Università del popolo di Cina, spiega che “in Occidente ci sarebbe un’azione di gruppo, ma [le autorità] non vogliono che tanta gente faccia causa insieme. La considerano una minaccia alla stabilità sociale”. Se i tribunali rigettano le domande, le famiglie possono solo rivolgere petizioni al governo. Intanto le autorità le sollecitano ad accettare risarcimenti “stragiudiziali”. Anche perché in tribunale potrebbero emergere imbarazzanti connivenze tra le ditte casearie e le autorità locali, che hanno prima omesso controlli, poi cercato di coprire e ritardare lo scandalo. L’avvocato Teng Biao osserva che “una crisi sanitaria come questa non coinvolge solo la Sanlu, ma anche molte autorità di Shijiazhuang” dove la ditta ha sede. “Riguarda la censura sui media, il sistema di controllo sulla qualità alimentare, la diffusa corruzione…. Proteggere la Sanlu significa proteggere le stesse autorità”.

Ieri le autorità hanno ammesso che ancora 5.824 neonati sono ricoverati in ospedale per cure ai reni.

Sempre ieri è tornata nei negozi la popolare caramella al latte White Rabbit (nella foto), vietata in molti di Paesi per presenza di melamina. Sempre ieri la giapponese Mitsui & Company ha denunciato la presenza di melamina in una partita di 20 tonnellate di polvere di uova importata dalla Cina. La polvere di uova è molto usata per pasta precotta e nella pasticceria.

A Napoli è stata sequestrata oltre una tonnellata di latte in polvere cinese esportato di contrabbando. Il ministro italiano alle Politiche agricole Luca Zaia ha parlato di “latte alla melamina”.

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