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    » 22/04/2005, 00.00

    COREA DEL SUD-VATICANO

    Card. Kim: "il Papa conosce ed è conosciuto nel nostro Paese"

    Pino Cazzaniga

    Vuole chiedere a Benedetto XVI un secondo cardinale coreano, che aiuti ad evangelizzare il Nord.

    Seoul (AsiaNews) – Ci saranno anche alti funzionari sudcoreani alla messa di inizio del pontificato di Benedetto XVI. Ieri Seoul ha reso noto che il 24 aprile a Roma il ministro della Cultura e del turismo Ching Dong-chae guiderà una delegazione di 3 membri. Mercoledì scorso il presidente sudcoreano, Roh Mooo-hyu, ha inviato tramite in nunzio apostolico a Seoul un messaggio a Benedetto XVI. In esso il capo di Stato augurava al Papa di portare speranza, pace e benedizione a tutta l'umanità senza distinzioni.

    La sua elezione è stata accolta dal suono delle campane della cattedrale cattolica di Myongdong al centro di Seoul, sebbene fossero le 2 di notte. Quella stessa mattina, celebrando una messa di ringraziamento, l'arcivescovo Nicholas Cheong Jin-suk ha detto: "Dio ci ha dato un buon pontefice. Possiamo essere sicuri che, come il predecessore, si impegnerà per la pace e per i diritti umani". Una messa solenne di ringraziamento, con la partecipazione di tutti i vescovi del Paese sarà celebrata lunedì nella cattedrale di Seoul.

    Intervistato dalla tv cattolica Pyunghwa, il card. Stefano Kim Sou-hwan (83 anni) ha detto che il nuovo Papa ha da portare una croce molto pesante e ha chiesto di aiutarlo con la preghiera. Kim ha rivelato di volergli chiedere di dare un secondo cardinale ai cattolici della Corea (4 milioni e mezzo nel Sud). "Sarebbe - ha osservato - un aiuto per l'evangelizzazione del Nord, dove la Chiesa è nel silenzio". La Corea non è entrata in conclave. Alla morte di Giovanni Paolo II, il cardinale Kim, molto stimato e amato dal Papa defunto, è andato a Roma, ma si è fermato solo pochi giorni. L'alta spiritualità e il carisma, che gli ha permesso di essere la voce di chi non aveva voce negli anni della dittatura militare, non hanno potuto superare la barriera del diritto canonico.

    Il nuovo Papa pur non essendo mai venuto in Corea, è qui conosciuto per i suoi libri. Il professor Jeong Jong-hyu, decano della facolta' di legge nell'università Chonnam ha incontrato il cardinal Ratzinger nel 1991 in Vaticano, si è detto "impressionato dalla profondità e attualità di alcuni suoi libri. Ero andato a Roma per chiedergli di poterli tradurre. Non solo mi ha concesso l'autorizzazione ma ha anche accettato di scriverne le prefazioni", mostrando di conoscere la storia "singolare" della Chiesa coreana. "Le Chiese in Corea - ha scritto nella prefazione alla traduzione di 'Il sale della terra' - non sono state introdotte da missionari stranieri; le hanno fondate i coreani stessi". Verso la fine del secolo XVIII, infatti, alcuni studiosi confuciani della Corea, leggendo in Cina i libri del missionario italiano Matteo Ricci, vi hanno trovato la "dottrina del Cielo" che poteva rinnovare spiritualmente il loro Paese. Il nuovo Papa è anche bene informato sulla situazione tragica della penisola. "Le Chiese in Corea - ha scritto - stanno affrontando una doppia sfida: quella del secolarismo marxista nel Nord e quella del secolarismo tecnologico ed economico nel Sud".

    La signora Kim Jung-hi (63), docente di etica, negli anni '70 è stata alunna di Ratzinger in Germania. Intervistata ha detto: "Al professor Ratzinger non piacevano né l'immobilismo paralizzante né il progressismo avventato. Si è sempre impegnato a integrare le due visioni". Ma ciò che ricorda soprattutto di lui è la sua cordiale personalità. "Egli si è preso cura di me, una piccola e povera studentessa asiatica. Quando non sono riuscita a ottenere una borsa di studio mi ha aiutata finanziariamente e psicologicamente". Alla notizia della sua elezione, la Kim non ha potuto trattenere le lacrime. "Prego per lui", ha detto concludendo l'intervista.

    Al nuovo pontefice i quotidiani della Corea del sud hanno dedicato articoli e editoriali. Il The Korea Times fa le sue "congratulazioni" al nuovo Papa. Alcuni tra gli altri, pur essendo tutti rispettosi, sottolineano la severità del suo insegnamento. Molto citata la frase centrale dell'omelia nella messa pro eligendo pontifice: "Oggi avere una fede chiara, fondata sul credo della Chiesa è spesso bollato come fondamentalismo, mentre il relativismo sembra l'unico atteggiamento accettabile". Ma quasi per mettere in guardia da reazioni emotive ingiustificate il The Korea Herald in un articolo dal titolo "Il nuovo Papa e le religioni" cita la frase del messaggio programmatico ai cardinali dove il neo pontefice manifesta il suo atteggiamento ecumenico e dialogico: "Accolgo tutti con semplicità e amore e li assicuro che la Chiesa vuole continuare il dialogo sincero e aperto nella ricerca del vero bene dell'uomo e della società".
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