09/05/2007, 00.00
PAKISTAN
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Nuova legge sull’apostasia, a morte chi abbandona l’Islam

di Qaiser Felix
Il governo ha inviato alla Commissione permanente un nuovo testo di legge presentato dall’Alleanza dei partiti islamici che punisce con la morte o l’ergastolo chi si converte ed abbandona l’Islam. Per essere condannati, basta la testimonianza di due adulti. Arcivescovo di Lahore prega affinché non venga approvato.
Islamabad (AsiaNews) – La morte per gli uomini e l’ergastolo per le donne, oltre alla confisca dei beni e la perdita della tutela legale dei propri figli: sono queste le pene previste per gli apostati dall’Islam, contenute nella nuova proposta di legge sull’apostasia al momento al vaglio della Commissione permanente del Parlamento pakistano.
 
Il testo è stato presentato al governo dalla Muttahida Majlis-i-Amal [Mma, alleanza dei sei Partiti politico-religiosi del Paese ndr], che ieri lo ha approvato e lo ha inviato agli esperti della Commissione per la valutazione tecnica. Nel corso della stessa seduta, i deputati hanno bocciato un testo che chiedeva alcuni emendamenti alla famigerata legge sulla blasfemia.
 
L’arcivescovo di Lahore e presidente della Conferenza episcopale pakistana, mons. Lawrence John Saldanha, dice ad AsiaNews: “La situazione è molto triste. Noi chiediamo per il Paese libertà di espressione, religione e coscienza, ma questa legge va contro il principio della libertà di scelta”.
 
Quello della libertà di religione, aggiunge il presule, “è un concetto contenuto anche nelle varie dichiarazioni sui diritti umani universali: ognuno ha il diritto e la libertà di scegliere il proprio credo, senza dover temere nulla. Speriamo che questa legge non venga approvata, e preghiamo per questo”.
 
Secondo il testo, chiamato Legge 2006 sull’apostasia, chiunque abbandoni l’Islam per un’altra religione può essere condannato a morte, se uomo, o all’ergastolo “fino al pentimento” se donna. Secondo il paragrafo 4, il “crimine” viene punito se confessato, ma anche “se viene testimoniato da due testimoni adulti”. In diverse Corti di giustizia pakistane la testimonianza dei non musulmani non è valida.
 
Il paragrafo successivo stabilisce che al “criminale” devono essere concessi dai tre ai 30 giorni per tornare all’Islam, ma anche in questo caso il giudice può condannarlo a due anni di carcere per punirlo del suo gesto. Dopo il terzo pentimento, la condanna a morte scatta in automatico.
 
La legge stabilisce che chi viene riconosciuto colpevole di apostasia perde i suoi diritti: le proprietà devono passare ai familiari, ma solo se musulmani. Inoltre, il condannato perde la tutela legale dei minori a lui affidati, anche se sono suoi figli.
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