23/05/2007, 00.00
CINA
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“Governo e polizia sono come l’esercito invasore giapponese”

Aborti e sterilizzazioni forzate, multe pari ad anni di stipendio, depredate le case di chi non pagava: gli abitanti della contea di Bobai raccontano le atrocità attuate in due mesi dalle autorità per applicare la politica del figlio unico. Tra la popolazione una muta promessa di unità e di ribellione contro simili violenze.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Per la politica del figlio-unico, nella contea di Bobai (prefettura di Yulin, Guangxi) per mesi polizia e governo hanno costretto le donne ad abortire, le hanno sterilizzate con la forza, a chi aveva un figlio in più hanno imposto multe pari ad anni di lavoro, hanno portato via tutto e distrutto la casa a chi non ha potuto pagare. Dopo la sommossa dei giorni scorsi, ora la polizia presidia le strade, guardata dalla popolazione come un esercito invasore e tiranno.

Nel villaggio di Shabi e in quelli vicini, centinaia di persone hanno fatto visita alle famiglie depredate dal governo, in una muta promessa di solidarietà e di lotta contro qualsiasi nuovo sopruso. Nella perdurante scarsità di commenti ufficiali, c’è chi dice che non ci sono stati arresti, mentre Xinhua parla di 28 detenuti, dopo che centinaia di persone hanno assalito gli uffici del governo nella maggiore protesta di massa nella zona da anni. Intanto la gente prende coraggio e racconta le violenze subite. “Hanno fatto come l’esercito giapponese” dice un uomo al quotidiano South China Morning Post di Hong Kong, richiamando quelle che i cinesi considerano le massime atrocità subite nella storia recente. “Loro [polizia e funzionari pubblici] hanno portato via le donne incinte costringendole ad abortire. Hanno imposto multe ridicole [perché eccessive]. Abbiamo lottato per la sopravvivenza”.

“Alcune donne non sposate – racconta un altro uomo – sono state multate e costrette a fare un intervento chirurgico” [per prevenire gravidanze].

Le multe sono state di 20-30mila yuan per ogni figlio in più. Qui il salario è di 5-600 yuan al mese e qualche famiglia ha anche 4-5 figli. La polizia ha depredato chi non ha potuto pagare. Secondo il Guangxi Daily, organo ufficiale del governo provinciale, a marzo sono stati impiegati 5.896 funzionari per imporre alle famiglie il controllo sulle nascite.

“Una notte hanno buttato giù la porta – dice una donna che non ha potuto pagare la multa di 26mila yuan per il secondo figlio – e sono entrati. Sembrava una rapina. Hanno portato via qualsiasi cosa utile, anche i miei utensili da cucina. Poi hanno divelto le finestre. In una notte abbiamo perso la nostra casa”. Hanno portato via anche i letti e hanno dormito in un sottoscala.

I racconti simili sono numerosi. Un testimone osserva che “la cosa più importante per una famiglia è avere un luogo sicuro dove vivere e mangiare. Se lo porti via, chiunque si ribellerà”.

La politica del figlio-unico è in vigore da circa 3 decadi, ma è stata applicata in modo difforme nel Paese. Nelle campagne c’è sempre stata minore rigidità. Mentre di recente è stato notato che non ha colpito le famiglie ricche, alle quali è bastato pagare la multa per avere altri figli.

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