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    » 08/01/2016, 00.00

    NEPAL

    ​Nel Nepal dopo il terremoto, sempre più donne schiave del sesso

    Christopher Sharma

    Il governo non ha distribuito alla popolazione gli aiuti raccolti dalla comunità internazionale. Attivista: “Non esistono nemmeno dati ufficiali su sfollati, morti e vittime del traffico di esseri umani”. Giovane donna: “Ho scelto di prostituirmi piuttosto che il suicidio”. Le storie raccolte da AsiaNews.

    Kathmandu (AsiaNews) – Giovani donne costrette a prostituirsi perché il terremoto li ha gettati nella povertà. È una delle conseguenze della mancata distribuzione degli aiuti che il governo di Kathmandu ha pur ricevuto dall’estero o attraverso donazioni dei governi. All’indomani del sisma di aprile, che ha causato oltre 8.700 morti e costretto migliaia di persone a vivere in rifugi di fortuna, l’elevata corruzione e la polarizzazione politica hanno bloccato la distribuzione, costringendo decine di donne a scegliere la via del mercato del sesso per poter sopravvivere.

    Rupa, una ragazza del distretto di Gorka, lavora come ballerina in un disco bar di Kathmandu ed è stata costretta ad avere rapporti sessuali con i clienti dal proprio datore di lavoro, pena la negazione dello stipendio. Racconta ad AsiaNews che al momento della scossa di terremoto era andata nella giungla per raccogliere il mangime per gli animali. Quando ha avvertito il sisma si è precipitata verso casa, ma “dell’abitazione non era rimasto nulla. La mia casa era diventata un cimitero”. Le macerie hanno seppellito tutta la famiglia: padre, madre e il fratello. Anche i bufali che la ragazza allevava sono morti nel collasso dell’edificio. “Tutto si trova ancora lì – dice –. Non siamo riusciti a recuperano nessuno”.

    La ragazza ha atteso gli aiuti del governo per qualche settimana. “Quando abbiamo visto che non arrivavano – continua –, io e alcuni amici sopravvissuti abbiamo deciso di tentare la fortuna nella capitale”. Qui il gestore di un bar ristorante l’ha assunta come ballerina. Al momento della “riscossione dello stipendio però, mi ha detto che non aveva soldi e che se avessi voluto guadagnare qualcosa, avrei dovuto prostituirmi con i clienti. Non ho avuto alternative, non sapevo come pagare la camera in affitto. Ho preferito la prostituzione al suicidio”.

    Samita, un’altra ragazza, ha avuto la stessa sorte di Rupa. Rimasta orfana e senza un’educazione, ha deciso di lavorare in una tavola calda di Kathmandu. Dopo un mese il datore di lavoro l’ha costretta ad avere rapporti con la clientela.

    Menuka Thapa, presidente di Rakshya Nepal, una Ong che salva donne dal mercato del sesso, riferisce: “La mia organizzazione è in contatto con 55 ragazze. Cinque di loro lavorano nelle tavole calde, le altre 50 in luoghi pubblici della capitale, di solito ai margini delle strade. Sopravvivono solo grazie ai soldi che guadagnano con la prostituzione. Tutte sono vittime del terremoto”.

    Sapana Pradhan Malla, avvocato e attivista per i diritti delle donne, afferma: “Il governo deve attivarsi subito per aiutare i sopravvissuti del terremoto. Non esistono dati ufficiali su sfollati, morti o vittime de traffico di esseri umani”.

    Nel Paese operano diverse associazioni cristiane e non che lavorano per migliorare la condizione delle donne. Rupa Rai, attivista e membro di Caritas Nepal, commenta: “Il settore non governativo sta facendo il possibile, ma non basta. Ci sono risorse limitate e le autorità devono dare vita a nuove politiche e iniziative concrete per risolvere il problema”.

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