26/08/2016, 15.21
INDIA

“Una minaccia per la democrazia”: 400 persone ricordano le violenze di Kandhamal

Nirmala Carvalho

Ieri si è celebrato l’ottavo anniversario dei massacri a danno dei cristiani. I radicali indù “usano la religione per i loro scopi di propaganda nazionalista”. La politica di discriminazione di casta è tutt’ora in vigore. La sottomissione dei più poveri e indifesi serve ai radicali per governare. “Rompere la politica del ‘divide et impera”.

Bhubaneswar (AsiaNews) – Circa 400 persone hanno ricordato ieri le vittime cristiane di Kandhamal, nello Stato dell’Orissa, che nel 2008 sono state trucidate dai radicali indù per la loro fede. La celebrazione si è svolta presso l’IDCOL Auditorium a Bhubaneswar, capitale statale, alla presenza di studenti universitari, attivisti, accademici, politici dei partiti comunisti e del Congress. A partire dal ricordo di quelle violenze che hanno sconvolto l’India e il mondo intero, tutti hanno sottolineato l’allarmante crescita della discriminazione di casta, del settarismo e del fondamentalismo da parte degli indù radicali. Tutto questo, hanno affermato, costituisce una “grave minaccia alla democrazia in India”.

L’incontro di ieri è stato organizzato dal National Solidarity Forum (Nsf) – una coalizione di artisti, scrittori, registi, attivisti e organizzazioni in difesa dei diritti umani – in collaborazione con l’Odisha Forum for Social Action (Ofsa). I partecipanti – di fede cristiana, indù e musulmana – hanno rinnovato il loro sostegno ai familiari delle vittime della più feroce persecuzione contro la minoranza cristiana mai avvenuta in India, in vista della celebrazione della prima “Giornata dei martiri” prevista per il prossimo 30 agosto.

Durante l’incontro è stato sottolineato che le persone colpite da questa tragedia ancora attendono giustizia, al contrario dei persecutori che non sono mai comparsi di fronte ad un giudice. Dhirendra Panda, coordinatore del Nsf, ha affermato: “La maggior parte di coloro che sono stati incolpati di coinvolgimento diretto sono stati assolti oppure sono fuori dal carcere su cauzione, grazie alle indagini condotte in modo inadeguato. D’altra parte alcune persone innocenti ancora languono in carcere”.

I relatori hanno evidenziato che le violenze contro le minoranze e la discriminazione nei confronti delle caste povere sono aumentate a partire dal 2008. La motivazione, secondo loro, è che la “religione è usata come arma per rendere il sistema di asservimento ancora più forte…In nome del nazionalismo, la propaganda patriottica del settarismo si fa strada in tutta l’India e rappresenta una seria minaccia per la democrazia indiana”. Inoltre coloro che “alzano la voce contro la presente politica dello scambio di voti delle forze fondamentaliste sono condannati per sedizione”.

Secondo i partecipanti, la laicità è a rischio, perché i valori democratici sono sotto attacco nelle università, nella burocrazia, nella magistratura. Questo è evidente nella discriminazione fondata sul sistema di caste in vigore tutt’oggi.

Anche se le caste sono abolite in via costituzionale, i dalit e gli adivasi subiscono ancora maltrattamenti ed emarginazione. I dati presentati mostrano una profonda disparità sociale per i membri di questi due gruppi: il 90% di quelli che vivono nei villaggi sono banditi dai templi; il 54% dei bambini sono separati dal resto degli studenti nelle scuole; l’80% delle comunità dalit e adivasi vivono al di sotto della soglia di povertà.

I relatori hanno dichiarato che la sottomissione degli indifesi e di coloro che non hanno i mezzi per risollevare le proprie vite, serve alla maggioranza radicale per governare in maniera indiscriminata. Per questo, affermano in conclusione, “dobbiamo rompere la politica del ‘dividi e governa’” e “cambiare la nostra mentalità. Essa deve liberarsi dalle attuali forze settarie e corporative”.

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