18/03/2020, 10.34
SIRIA
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'La guerra in Siria non è ancora finita, c'è più disperazione che speranza

Il Paese è entrato nel decimo anno del conflitto e la situazione resta critica. Ospedali in ginocchio, centinaia di migliaia di vittime e nuove emergenze umanitarie. P. Georges, dei Maristi blu: un mese fa la liberazione di Aleppo illusione di pace, ora clima di “disperazione asfissiante”. L’Occidente combatte i jihadisti in patria, ma li sostiene in Siria. Dai cattolici esempio di apertura e solidarietà. 

Aleppo (AsiaNews) - Un mese fa, il 16 febbraio, “Aleppo è stata liberata per intero” e in quel giorno ho scritto “la speranza è adesso, non in un futuro distante”. Come molti siriani “credevo che la pace bussasse alle nostre porte”, ma questa brezza di aria fresca “è stata sostituita da una disperazione asfissiante”. È quanto scrive p. Georges Sabe, dei Maristi blu, nella 38ma Lettera da Aleppo pubblicata in questi giorni e inviata ad AsiaNews, secondo cui “in pochi giorni, ancora una volta, ricorderemo il terribile 15 marzo 2011, quando tutto è iniziato. La guerra non è finita”. 

Il conflitto è iniziato nel marzo 2011 come rivolta popolare nel contesto dei moti di piazza della Primavera araba, che hanno coinvolto alcune nazioni del nord Africa e del Medio oriente. Da scontro interno, esso si è trasformato nella peggiore guerra - per procura fra potenze rivali - del ventunesimo secolo, cui si sono unite derive jihadiste che hanno insanguinato ancor più il Paese. 

In nove anni si sono registrate quasi 400mila vittime, decine di città sono state rase al suolo e metà della popolazione risulta sfollata interna o profuga in cerca di riparo all’estero. Fra le strutture più colpite gli ospedali e le cliniche mediche, come denunciato dallo stesso nunzio apostolico a Damasco, il card Mario Zenari, e il pericolo - ancora attuale - di una “catastrofe umanitaria”

Dal 2016 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno documentato 494 attacchi a ospedali e cliniche in tutta la Siria, che hanno causato la morte di 470 fra medici e pazienti e il ferimento di altri 968. Il conflitto non ha risparmiato case e infrastrutture, spingendo - anche nelle ultime settimane - fino a un milione di persone a fuggire verso il confine turco. Per le Nazioni Unite si tratta del peggior esodo di massa dall’inizio della guerra. 

“La Turchia - sottolinea p. Georges - ha lanciato una operazione per proteggere i terroristi. L’esercito siriano si muove verso Idlib, riconquistando i villaggi che erano controllati dal fronte di al-Nusra [ex al-Qaeda in Siria]. L’autostrada M5 è ancora interrotta. I combattimenti imperversano. Centinaia di persone, molti giovani, stanno perdendo la vita”. 

Il sacerdote si rivolge poi all’Occidente, chiedendosi perché “trattano i jihadisti come terroristi quando arrivano nei loro Paesi, ma quando il governo cerca di eliminare il terrorismo in Siria, questi stessi governi parlano di crisi umanitaria”. E fra i “dimenticati di Idlib” nel cuore di papa Francesco, prosegue, vi sono sia “migliaia di famiglie sfollate” sia “migliaia di famiglie cristiane e musulmane trattenute dai jhadisti […] che da otto anni impediscono di vivere con dignità”. 

Infine, il sacerdote dei Maristi Blu ricorda che la nazione si trova ancora sotto un embargo che “colpisce le persone nella loro vita quotidiana”, che “impoverisce i poveri fra i più poveri” e che “ci trasforma in un popolo di mendicanti”. In questo contesto resta fondamentale l’opera umanitaria e sociale promossa dal gruppo cattolico, che non è mai mancata in tutti questi anni di guerra e violenze e che è stato elogiato di recente dallo stesso presidente Bashar al-Assad. “Vedono in noi - conclude - un modello ideale della società siriana, un modello di apertura e solidarietà, un esempio di difesa degli interessi dei più poveri”.

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