Beirut si smarca dalla guerra di Hezbollah e vuole la tregua con Israele
Il governo libanese opera sul piano politico e diplomatico per raggiungere un cessate il fuoco. Sul terreno il Partito di Dio prosegue lo scontro (impari) con l’esercito dello Stato ebraico. Anche la popolazione cristiana si oppone agli ordini di evacuazione. Rinviate le elezioni parlamentari previste in origine per il prossimo maggio.
Beirut (AsiaNews) - Al sesto giorno dall’inizio della guerra in Libano, si sta facendo tutto il possibile sul piano politico e diplomatico per raggiungere un cessate il fuoco e porre fine al conflitto tra Israele e Hezbollah, scoppiato nella notte tra l’1 e il 2 di marzo, di cui tutto il Paese ne sta pagando il prezzo. In questo scontro, conseguenza dell’offensiva militare congiunta di Israele e Stati Uniti all’Iran e nel quale le forze in campo sono totalmente sproporzionate, il movimento filo-Teheran cerca di contrastare l’offensiva israeliana con accanite rappresaglie terrestri.
Ieri un ufficiale dell’esercito israeliano è rimasto ferito in modo grave e un altro ha riportato ferite lievi durante gli scontri con Hezbollah, secondo quanto riferito dalle autorità militari dello Stato ebraico. Il partito di Dio libanese ha affermato di aver preso di mira, con missili anticarro teleguidati, i soldati israeliani in manovra. Infatti, uscendo dai cinque “punti di osservazione” che avevano allestito in territorio libanese, l’esercito israeliano ha annunciato di “voler stabilire una linea di difesa supplementare”.
Tuttavia, questa decisione si scontra con la guerriglia condotta dal movimento vicino all’Iran e con le reticenze della popolazione civile cristiana. A Khyam, precisa la giornalista Katia Kahil, i resistenti e i soldati israeliani si sono trovati faccia a faccia. Inoltre, le popolazioni cristiane di agglomerati urbani come Marjeyoun, Kley’a, Bourj el-Moulouk, Deir Mimas, Rmeich o Aïn Ebel hanno rifiutato di obbedire agli ordini di evacuazione. Tuttavia, il timore maggiore è quello di una offensiva terrestre, dato che l’esercito con la stella di David ha rinnovato per due volte il suo appello agli abitanti del sud del Litani “affinché lascino la regione e non vi facciano ritorno”.
In realtà, secondo l’esperto militare Khalil Hélou Israele non correrà questo rischio prima di aver ottenuto risultati irreversibili sul fronte iraniano. Va notato che, secondo quanto rivelato dal quotidiano Haaretz, anche in Israele vi sono voci che raccomandano al Paese di non ripetere la sfortunata esperienza di una “zona di sicurezza”. Al contrario, l’invito è di approfittare di un cambiamento congiunturale per unire i propri sforzi a quelli promossi dal governo libanese nell’ambito del piano di disarmo, al fine di indebolire definitivamente Hezbollah.
Punizione collettiva
Su un altro piano, l’esercito israeliano continua i suoi attacchi mirati su tutto il territorio per smantellare le infrastrutture del movimento ed eliminarne i capi. Ieri ha chiesto a tutta la popolazione della periferia sud della capitale di evacuare prima della notte, “con il divieto di dirigersi verso sud”.
Questo ordine dato in pieno Ramadan, il mese sacro di digiuno e preghiera islamico, è stato giudicato dalla stampa come “una punizione collettiva” costringendo decine di migliaia di famiglie a riversarsi sulle strade. Chi non aveva alternative ha dovuto subire l’umiliante prova di una notte all’aperto, quando ancora è inverno, sulle scogliere e nelle piazze di Beirut. La temperatura notturna nella capitale era di circa 7 gradi.
Il ministero libanese degli Affari Sociali, la Croce Rossa nazionale e numerose organizzazioni statali e private si sono mobilitate ieri per portare soccorso a questa popolazione e trovare un alloggio provvisorio. I più fortunati si sono rifugiati presso parenti o amici, oppure sono finiti in alberghi. Ma anche lì i dirigenti di Hezbollah non erano al sicuro, come dimostra il raid che ha ucciso uno di loro in un hotel della zona a maggioranza cristiana di Baabda.
La notte scorsa Israele ha lanciato undici raid su questo sobborgo, affermando di aver colpito “centri di comando”, uno dei quali era utilizzato dalle forze aeree di Hezbollah responsabili degli attacchi con i droni. Queste informazioni sono difficili da confermare, in assenza di una constatazione sul campo o di un comunicato ufficiale del Partito di Dio. Ciò che è certo sono gli enormi danni materiali inflitti alla periferia, con i raid che sono proseguiti a ritmo sostenuto per tutta la giornata di oggi. Il numero delle persone uccise in Libano dalla ripresa delle ostilità è salito a 77, mentre i feriti sono almeno 527, come emerge dai dati forniti ieri dal ministero libanese della Sanità. Ciononostante, è difficile dire quanti civili vi siano tra queste vittime. In precedenza, lo stesso dicastero aveva affermato che sette bambini erano stati uccisi.
Un nuovo cessate il fuoco
Sul piano politico, si sta facendo tutto il possibile per raggiungere un nuovo cessate il fuoco con Israele e liberare il Libano dal conflitto in corso. Dopo aver dichiarato fuorilegge le attività “militari e di sicurezza” di Hezbollah, il Consiglio dei ministri presieduto da Nawaf Salam ha deciso di espellere tutti i membri associati ai Guardiani della Rivoluzione che si trovano in Libano e di vietare agli iraniani di entrare in Libano senza visto. Del resto, l’esercito israeliano aveva posto un ultimatum ai Pasdaran, dando loro 24 ore di tempo per lasciare il territorio libanese, prima di iniziare a prenderli di mira. Secondo il giornalista di Axios Barak Ravid, gli ufficiali iraniani che hanno lasciato il Libano erano principalmente membri della forza al-Qods, l’unità d’élite dei Guardiani, che “lavoravano come consiglieri militari di Hezbollah ed esercitavano un’influenza significativa sulle sue operazioni”. Fra l’altro alcuni di essi operavano dall’interno dell’ambasciata iraniana, a ulteriore conferma che l’influenza esercitata dalla Repubblica islamica ha pesato notevolmente sulla decisione di entrare in guerra del movimento combattente libanese.
Aoun chiama Macron
Inoltre, rispondendo alle preoccupazioni diffuse da Hezbollah, Salam ha assicurato che il rafforzamento militare al confine siriano, presentato come una minaccia per il Libano, “è solo una misura volta a rafforzare la sicurezza interna siriana”. “Misure simili sono state adottate anche al confine siriano con l’Iraq”, ha precisato il capo del governo. Da parte sua, il presidente libanese Joseph Aoun ha chiamato l’omologo francese Emmanuel Macron che, secondo quanto riferito, ha discusso del Libano con il presidente Usa Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Infine, va segnalato che la guerra appena scoppiata ha comportato il rinvio delle elezioni parlamentari previste per maggio. La Camera è stata convocata lunedì 9 marzo per esaminare e approvare un disegno di legge in tal senso. Il rinvio sarebbe di sei mesi o un anno.
29/08/2025 10:36
07/12/2020 11:03






