08/02/2021, 12.50
PAKISTAN
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Parvez Masih: una malattia lo ha condannato a lavorare in una fabbrica di mattoni (VIDEO)

di Shafique Khokhar

Con la moglie Sajida Bibi e due dei suoi figli, Parvez Masih lavora a produrre mattoni per un debito fatto 20 anni fa. I figli hanno smesso di andare a scuola. L’uomo ha disabilità fisica e mentale. Continua la campagna di AsiaNews.

Faisalabad (AsiaNews) – L’abisso della miseria e una malattia che necessitava di un’operazione chirurgica hanno costretto Parvez Masih, un cristiano di 50 anni, ad accettare di lavorare in una fabbrica di mattoni. Ancora oggi, dopo più di 20 anni, egli non ha sanato il debito con il proprietario della fabbrica e i suoi familiari sono tutti costretti allo stesso lavoro.

Parvez Masih e sua moglie Sajida Bibi sono una delle coppie che la campagna di AsiaNews sta aiutando per uscire dalla catena del debito. La campagna era iniziata nel dicembre scorso per aiutare alcune famiglie con cibo e vestiti invernali per i loro figli. Ma spinti dai lettori, AsiaNews sta ora lavorando perché questa campagna porti alla liberazione dai debiti almeno 52 famiglie. L’intervista a Parvez Masih  e Sajida Bibi, si è svolta mentre avveniva la seconda distribuzione di pacchi dono e aiuti vari alle famiglie, la scorsa settimana.

 

Parvez Masih, 50 anni, è lavoratore in una fabbrica di mattoni a Kamalpur da 20 anni. Cristiano, padre di quattro figli (una figlia e tre maschi), vive con la sua famiglia in una piccola stanza, regalata a lui dai genitori molti anni fa.

“Prima che fabbricassi mattoni – racconta Parvez ad AsiaNews – lavoravo come giardiniere in una ditta. Tutto andava bene fino a che non ho fatto un incidente. A causa di quello, le mie ghiandole addominali sono state colpite e non riuscivo più a fare il giardiniere. Ho cominciato a fare assenze dal lavoro e siccome i dottori mi consigliavano di farmi operare, ho chiesto alla ditta di aiutarmi. Ma la mia ditta ha preferito mandarmi via e licenziarmi. Ero davvero indifeso: in quel momento cruciale nessuno mi aiutava; la mia famiglia era molto povera e non poteva sostenere le spese per la mia operazione chirurgica.

A un certo punto, un mio amico mi porta dal proprietario di una fabbrica di mattoni. E lui mi ha dato i soldi per l’operazione, ma a condizione che per ripagare il debito, io lavorassi poi insieme ai miei familiari nella fabbrica. Essendo totalmente indifeso,  ho accettato il prestito e ho fatto l’operazione. A quel tempo, 20 anni fa, ho preso un prestito di 80mila rupie (415 euro). Da allora, io e la mia famiglia lavoriamo nella fabbrica di mattoni, ma non siamo ancora riusciti a ripagare il debito, che anzi è aumentato perché oggi è di 165mila rupie (855 euro).

Dopo l’operazione, lavorare piegati sui mattoni non è facile: sulla pancia ho un grosso taglio e questo non mi permette di sedermi bene. Eppure dovevo lavorare per la mia famiglia. Ora la situazione è divenuta ancora più difficile: ho ormai 50 anni, l’operazione subita non mi permette di lavorare bene, e negli ultimi tre mesi sono caduto malato e non posso lavorare. Ma il padrone mi obbliga con la forza: viene a prendermi da casa e mi porta ai mattoni perché dice che vuole i suoi soldi indietro.

Ho anche dei problemi mentali, a causa delle difficoltà che vedo attorno a me. Ho dovuto far smettere di studiare i miei due figli più grandi e ho dovuto mandarli a lavorare nella fabbrica di mattoni; gli altri due figli sono piccoli e stanno andando a scuola. Mia moglie, che non riesce a lavorare nei mattoni, fa la domestica e guadagna qualcosa per il cibo. Ma io non riesco a ricordare un giorno in cui abbiamo mangiato tre pasti negli ultimi tempi”.

Sajida Bibi, la moglie di Parvez Masih, ha 47 anni. Anche lei racconta le sue difficoltà: “Ho lavorato con mio marito alla fabbrica di mattoni per tanti anni. Ma ora a causa delle mie condizioni di salute, non ce la faccio più. Ora lavoro come domestica in una casa: mi danno 7mila rupie (36 euro) al mese. Ma questo è quasi nulla per i nostri bisogni. Due dei nostri figli lavorano alla fabbrica di mattoni per ripagare il debito, ma non ce la fanno. Questo debito rovinerà la loro vita, come ha rivinato la nostra.

Con i pochi soldi che guadagno io non possiamo affrontare le spese di casa, le medicine per mio marito… AsiaNews e a tante persone che ci stanno aiutando col cibo e tante altre cose. Spero che nel popolo di Dio ci sia qualcuno che ci tolga da questa miseria”.

 

AsiaNews ha lanciato la campagna “Pakistan: Aiuta i disoccupati delle fabbriche di mattoni”. Il vostro sostegno può essere inviato a:

On line - Via web: tramite carta di credito (Visa, CartaSì, Mastercard, American Express) o Paypal sul sito di AsiaNews (http://www.asianews.it) alla voce “Dona ora”.

Causale: “Campagna AN05 – Pakistan: Aiuta i disoccupati delle fabbriche di mattoni”

 

Bonifico bancario: intestato a Fondazione PIME Onlus 

presso Banca Intesa San Paolo S.p.a. 

IBAN: IT78C0306909606100000169898

Codice identificativo istituto (BIC): BCITITMM 

Causale: “Campagna AN05 – Pakistan: Aiuta i disoccupati delle fabbriche di mattoni”

 

Si prega di mandare sempre una e-mail a uam@pimemilano.com e per conoscenza ad amministrazione@asianews.it di conferma dell'avvenuto bonifico, specificando la causale della donazione, nome, cognome, codice fiscale e indirizzo (dati utili all'emissione del documento valido per la detrazione fiscale).

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