23/10/2014, 00.00
GIAPPONE
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Vescovo di Niigata: La carità, vero strumento per la nuova evangelizzazione del Giappone

di mons. Tarcisio Isao Kikuchi
Il presule ha aperto il nuovo anno, dopo un'estate di impegni per la Caritas Internationalis, con una visita pastorale nella sua diocesi. L'aumento delle comunità di migranti e la decrescita della popolazione autoctona sono "sfide per la pastorale, cui dobbiamo dare nuovo slancio". Per raggiungere le comunità rurali "serve testimoniare l'amore di Dio con il dialogo e con le opere".

Niigata (AsiaNews) - Dopo un'estate di impegni legati al suo incarico di vice presidente della Caritas Internationalis, il vescovo di Niigata mons. Tarcisio Isao Kikuchi ha aperto il nuovo anno con una visita pastorale nella sua diocesi. Le chiese, i parroci e i fedeli di Shirone, Kameda e Sado hanno accolto il proprio pastore presentando le comunità e le varie sfide che si presentano loro. Di seguito una riflessione scritta dal presule al suo rientro (traduzione in italiano a cura di AsiaNews).

Anche se la questione dell'invecchiamento della società e della decrescita del numero dei bambini è un trend comune in tutto il Giappone, questo problema è molto più acuto nelle aree rurali come quella in cui si trova la nostra diocesi. Un buon numero di agricoltori ha affrontato diverse difficoltà nel trovare una moglie che fosse della nativa comunità nipponica. Di conseguenza, è divenuto abbastanza comune vedere mogli straniere nei villaggi agricoli della diocesi. La maggior parte di queste spose viene dalle Filippine, e quindi trovare un modo consono per portare la cura pastorale a questo nuovo tipo di immigrati è divenuta una necessità pressante. Nell'ottobre del 2010 siamo riusciti a dedicare una chiesa per una di queste comunità migranti nella città di Shinjo, prefettura di Yamagata. Ma potremo vedere presto molti altri migranti cattolici in tutta la diocesi.

Una società anziana con sempre meno bambini e un drastico calo della popolazione giovanile nelle grandi città significa un collasso delle comunità locali per come le conosciamo. Un recente rapporto pubblicato da un think tank governativo sul cambiamento della popolazione in Giappone sostiene che, entro il 2040, il calo della popolazione potrebbe portare all'estinzione di 890 comunità locali. In modo particolare, sempre secondo il rapporto, l'80% delle comunità di Akita e Yamagata morirà entro quell'anno. Questa decrescita della popolazione colpirà senza alcun dubbio anche le comunità cattoliche.

Al momento abbiamo più di 30 comunità parrocchiali, sparse in tre prefetture, che hanno sofferto per il calo della popolazione, e la diocesi dovrà affrontare sfide molto serie per mantenere il numero di cattolici attuali. Quindi cosa dobbiamo fare?

Secondo statistiche ufficiali relative al 2013, i gruppi scintoisti sostengono di avere nella diocesi di Niigata 3.713.187 seguaci; allo stesso tempo, i buddisti dicono di avere 2.257.855. Tuttavia questi numeri non possono essere accurati, dato che il numero di presunti scintoisti e presunti buddisti supera di molto la popolazione totale dell'area, pari a 4.488.904 abitanti.

La verità è che la maggior parte della popolazione non ritiene di appartenere a queste tradizioni religiose, che vengono viste entrambi più come una questione di costume sociale: lo scintoismo è ritenuto la spina dorsale della cultura e delle tradizioni giapponesi, mentre il buddismo è visto come la religione delle tradizioni famigliari. In modo particolare, proprio parlando del buddismo, la gente si sente obbligata dal costume sociale a mantenere il Butsu-dan (l'altare della famiglia), ovvero il luogo di casa in cui si pregano i familiari defunti. Inoltre, il primo figlio maschio ha l'obbligo di mantenere la tomba di famiglia.

Quindi la maggioranza della popolazione ritiene queste pratiche buddiste di fatto limitate ai funerali e ai riti collegati con l'adorazione dei defunti. Tuttavia, specialmente nelle aree rurali, la popolazione sente una connessione più forte con il tempio buddista o il santuario shinto rispetto a quelli urbani: li vedono come un fattore di unità per la famiglia (il primo) e per la comunità locale (il secondo).

È triste ma negli ultimi 20 anni la società civile giapponese ha iniziato a essere sospettosa nei confronti delle attività religiose, a causa di tristi avvenimenti causati da nuovi movimenti religiosi (come l'omicidio di massa del 1995 a Tokyo per opera della setta Aum Shinirikyo). Va poi considerato l'effetto della secolarizzazione, evidente in modo particolare fra i giovani.

Le comunità tradizionali rurali sono molto conservatrici nei confronti di ogni nuova iniziativa, e molto caute nell'accettare ogni cambiamento nello stile di vita che provenga dal mondo esterno. Questo fattore è molto evidente nella mia diocesi, dato che la maggior parte delle comunità locali delle tre prefetture è composta da villaggi di contadini. Dato che in quest'area gli sconosciuti non sono proprio i benvenuti, la maggior parte delle nostre parrocchie si trova nelle cittadine o nelle città, dove la gente è molto più aperta a nuove iniziative. Purtroppo non abbiamo alcuna roccaforte nella parte rurale.

I metodi tradizionali per penetrare in un'area rurale - come le attività di welfare sociale o i programmi di sviluppo - non funzionano qui, perché da molti anni il governo locale si occupa bene di queste cose. I contadini inoltre sono stati leali sostenitori negli ultimi 60 anni del partito al momento al potere (il Partito liberal-democratico), perché il governo ha elargito abbondanti sussidi alle comunità rurali per molto tempo. Quindi non abbiamo ancora trovato una strada percorribile per entrare nella realtà delle comunità agricole.

Nonostante tutto questo, però, io credo ancora nel potere del dialogo. Questo non vuole dire che dovremmo impegnarci in dibattiti con le persone, ma piuttosto che dobbiamo mostrarci per come siamo nelle comunità locali, facendo qualcosa di diverso, di buono e di attraente. Proprio come i nostri volontari della Caritas, che sono andati sul campo dopo il grande terremoto e lo tsunami del marzo 2011.

Il dialogo non vuol dire soltanto una conversazione. Dobbiamo creare un rapporto con i locali attraverso le attività caritative, che ci rendono capaci di testimoniare l'amore di Dio. Attraverso il nostro atteggiamento nei confronti di coloro che hanno bisogno, possiamo essere una dimostrazione della compassione di Dio. È in questo modo che possiamo lanciare oggi una nuova evangelizzazione del Giappone.

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