07/10/2014, 00.00
SIRIA - TURCHIA
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Lo Stato islamico conquista parte di Kobane, migliaia di civili in fuga verso il confine turco

Dopo giorni di assedio i miliziani hanno occupato tre quartieri della cittadina, fra Siria e Turchia, innalzando la bandiera nera su edifici e colline. Almeno 2mila le persone che hanno abbandonato le loro case, in cerca di riparo oltreconfine. Sempre più fragile la resistenza curda, che accusa Ankara di inerzia e denuncia l’inefficacia dei bombardamenti arabo-americani.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - I miliziani dello Stato islamico (SI) hanno conquistato tre quartieri della cittadina di Kobane, al confine fra Siria e Turchia, dopo una lunga battaglia combattuta strada per strada con i peshmerga curdi. Si tratta di un centro di importanza strategica enorme, da due anni governato dai partiti curdi che avevano assunto il controllo della zona dopo il ritiro dell'esercito di Damasco. Nei primi mesi dell'anno i miliziani si erano impadroniti delle aree circostanti, dando vita a un assedio alla città su tre diversi fronti; l'offensiva finale è iniziata il 16 settembre scorso e ha causato la fuga in massa di oltre 100mila profughi oltre il confine turco. 

I combattenti islamisti sono penetrati dai distretti orientali, innalzando la loro bandiera nera sugli edifici e le colline circostanti. Fonti locali riferiscono di almeno 2mila civili che hanno abbandonato la città, dirigendosi verso il confine con la Turchia, portando a oltre 180mila il numero totale degli sfollati. 

Secondo gli esperti il controllo di Kobane consente allo Stato islamico di controllare una fetta consistente della frontiera che separa la Siria dalla Turchia, almeno 100 km di territorio fino alla loro roccaforte, Raqqa. Dai combattenti curdi si è levata una richiesta di aiuto e sostegno diretta anche ad Ankara, sebbene finora il governo turco abbia mostrato poco interesse a frenare l'avanzata dello SI. 

Questa mattina ad al-Hassaka (nel nord della Siria, circa 220 chilometri a est di Kobane) almeno 30 combattenti curdi dell'Unità per la protezione del popolo (Ypg) sono morti in un doppio attentato suicida. Dal fronte turco giunge invece la notizia di uno scambio di prigionieri con lo Stato islamico: oltre 180 combattenti del jihad - fra cui francesi, britannici, macedoni, svedesi e uno svizzero - sono stati rilasciati a fronte della liberazione di 46 diplomatici di Ankara, sequestrati nei mesi scorsi. È quanto riferiscono fonti del Times, avallate dal governo di Londra che giudica "credibile" la vicenda. 

L'ultimo successo militare ottenuto dallo SI a Kobane rivela l'inefficacia della strategia messa in campo dalla coalizione, voluta e guidata dalla Casa Bianca, per fermare i miliziani. La conferma arriva da un responsabile curdo, Idris Nahsen, secondo cui i bombardamenti aerei arabo-statunitensi "sono insufficienti per battere sul campo i terroristi", che possono contare sull'inerzia, se non sulla connivenza, di governi certo non ostili come quello turco. 

La drammaticità della situazione sul terreno è confermata dalle testimonianze che giungono dai medici e dal personale sanitario dell'ospedale di Suruc, poco distante dal campo di battaglia di Kobane. Poco più di due settimane di battaglia hanno causato centinaia di morti su entrambi i fronti, comprese donne e civili; le condizioni dei feriti sono spesso troppo gravi per le risorse limitate della struttura, che non sempre riesce a intervenire in modo efficace. I corridoi della struttura forniscono uno spaccato terribile: anziani abbandonati sulle sedie a rotelle, bambini piccoli aggrappati alle loro madri già segnati nel profondo dai drammi della guerra. 

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