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    » 14/06/2012, 00.00

    CINA

    Aborti forzati: in Cina si uccidono bambini come in Siria

    Wang Zhicheng

    Scandalo e critiche per la storia e la foto della donna costretta ad abortire, ritratta con il piccolo ucciso affianco al letto. Le autorità per il controllo della popolazione dello Shaanxi hanno lanciato un'inchiesta. Il marito della donna vuole citare in tribunale gli impiegati che hanno costretto sua moglie all'aborto. In Cina, gli aborti forzati sono proibiti dalla legge, ma le cronache sono piene di storie di aborti e sterilizzazioni forzate.

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Gli aborti forzati che vengono praticati in Cina in nome della legge sul figlio unico "sono come l'assassinio di donne e bambini che avvengono in Siria": è il commento di un internauta alla diffusione della notizia e della terribile  foto di una donna cinese costretta  ad abortire al settimo mese e ritratta con il piccolo ucciso al suo fianco sul letto dell'ospedale.

    La storia è stata pubblicata da AsiaNews due giorni fa (v.: 12/06/2012 Donna cinese costretta ad abortire al settimo mese. Continua il massacro della legge del figlio unico). Da allora internet in Cina è pieno di commenti infuocati contro le autorità del family planning nello Shaanxi, tanto che esse hanno aperto un'inchiesta per verificare se nel caso che si dibatte vi è stato aborto forzato.

    In Cina la legge sul figlio unico, in vigore dalla fine degli anni '70, è stata sempre applicata con violenza, ma negli ultimi anni il governo ha promesso di non usare metodi coercitivi. In teoria l'aborto forzato è proibito, ma le cronache abbondano di notizie su aborti e sterilizzazioni forzate. Molto spesso gli impiegati per il controllo sulla popolazione si lasciano corrompere facendo pagare multe elevate a loro piacimento.

    Secondo gruppi per i diritti umani, Feng Jianmei, una donna di 22 anni della cittadina di Zengjia (v. foto), è stata rapita da impiegati del Family planning e tenuta per tre giorni in ospedale, dove le è stato praticato l'aborto al settimo mese di gravidanza, contro il suo volere.

    Lei e suo marito Deng Jiyuan hanno già una bambina di cinque anni. Al momento del rapimento, Deng stava lavorando nella Mongolia interna. Le autorità gli hanno telefonato mettendolo davanti alla scelta: o pagare 40mila yuan di multa (tassa per il secondo figlio), o "scegliere" di abortire. Deng ha fatto notare che la somma richiesta è "più di quattro anni del mio salario" ed era impossibile raccoglierla.

    Non potendo pagare, gli impiegati del controllo sulla popolazione hanno proceduto a fare un'iniezione a Feng e l'hanno fatta abortire.

    Secondo le autorità, Feng ha acconsentito all'aborto. Per il marito, sua moglie è stata costretta a mettere la sua impronta digitale sul foglio medico: il suo "consenso" è stato estorto. Per questo, con alcuni avvocati sta pensando di citare in tribunale le autorità del family planning.

    Foto: SCMP

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