18/09/2009, 00.00
INDONESIA
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Aceh, governo provinciale contro parlamento. No alla pena di morte per gli adulteri

L’esecutivo locale non firma la norma basata sulla legge islamica, finché non “verranno stabiliti i criteri di applicazione”. Il parlamento della provincia autonoma ha votato una legge che prevede la lapidazione per gli adulteri e pene corporali durissime per comportamenti contrari alla Shariah. Dal governo centrale e membri della società civile critiche e perplessità; minacce dagli ulema.
Jakarta (AsiaNews/Agenzie) – Il governo provinciale di Aceh non firma la legge, voluta dal parlamento, che prevede la lapidazione per le adultere secondo i dettami della Shariah. Hamid Zein, capo dell’ufficio legale governativo, ha affermato che “l’amministrazione respinge con forza la normativa approvata dal parlamento” il 14 settembre scorso.
 
“Finché l’esecutivo e l’organo legislativo – riferisce al Jakarta Post il funzionario provinciale – non stabiliscono i criteri nell’applicazione [della pena di morte per] lapidazione, il governo di Aceh non firmerà la legge”.
 
Nei giorni scorsi il parlamento di Aceh – provincia indonesiana che gode di una parziale autonomia legislativa rispetto all’autorità centrale – ha votato l’introduzione di una norma che prevede la “lapidazione per gli adulteri” e “pene corporali durissime” per comportamenti contrari alla “legge” e alla “morale” islamica; fra questi l’omosessualità, punita con il carcere, le violenze sessuali, il consumo di alcol e il gioco d’azzardo.
 
L’applicazione di norme basate sulla Shariah aveva già sollevato critiche e perplessità nel Paese. Mardiyanto, Ministro degli interni, ha annunciato un ricorso alla Corte suprema indonesiana, spiegando che la legge è “dannosa” per gli abitanti di Aceh e “spaventerebbe” turisti e investitori; essa, inoltre, non rispetterebbe la Costituzione nazionale. La presa di posizione del ministro è significativa, perché per la prima volta il governo centrale interviene in questioni “interne” al parlamento e all’amministrazione provinciale.
 
Più dura la presa di posizione della Commissione nazionale contro la violenza sulle donne, che chiede una “revisione” della legge nazionale che concede al governo di Aceh la possibilità di introdurre norme basate sulla Shariah; un fatto che viola “i diritti umani” di base.
 
Irwandi Yusuf, governatore provinciale, preferisce mantenere un basso profilo e non prende posizione sulla vicenda. “Per il momento – spiega – è meglio che non dica nulla”. In precedenza Muhammad Nazar, sostenuto da altri parlamentari di Aceh, ha affermato che il governo dovrebbe promuovere punizioni con una finalità “più educativa”, della lapidazione.
 
Contrario il parere degli ulema locali, che reputano un “dovere” per l’esecutivo firmare la legge. “Se il governo non firma – minaccia Faisal Ali, segretario generale dell’Associazione degli ulema di Aceh (Huda) – vi potrebbe essere una reazione forte in segno opposto”.
 
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