25/09/2019, 08.51
TURCHIA
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Adana, autobomba contro un pullman carico di poliziotti: almeno cinque feriti

L’ordigno è esploso questa mattina al passaggio degli agenti nella provincia meridionale turca. I feriti non sarebbero in gravi condizioni. Al momento non vi sono ancora rivendicazioni ufficiali dell’attacco. I magistrati turchi spiccano un nuovo mandato di arresto per il leader curdo Selahattin Demirtas. 

Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - Questa mattina un’autobomba ha colpito un pullman carico di poliziotti nella provincia di Adana, nel sud della Turchia. Secondo quanto riferiscono le fonti della sicurezza di Ankara, l’esplosione avrebbe provocato almeno cinque feriti anche se al momento non vi è ancora un bilancio ufficiale e la cifra potrebbe aumentare nelle prossime ore. 

La CNN turca ha diffuso un video in cui si vede un bus con gravi danni, circondato da detriti e altre vetture investite dalla deflagrazione sotto un cavalcavia pedonale nella zona di Yuregir, ad Adana.

Testimoni oculari riferiscono che diverse ambulanze hanno trasportato i feriti negli ospedali della zona. Dalle prime notizie diffuse dal governatore locale Mahmut Demirtas, e rilanciate dall’agenzia ufficiale Anadolu, i feriti non sarebbero in gravi condizioni. 

Diversi poliziotti, in tenuta anti-sommossa, hanno circondato l’area teatro dell’attentato e stanno esaminando i reperti, per chiarire la dinamica e risalire agli autori. Al momento non vi sono rivendicazioni ufficiali dell’attentato, anche se la pista più probabile appare quella dei separatisti curdi del Pkk, il partito curdo dei lavoratori fuorilegge in Turchia e il cui leader Abdullah Öcalan è in carcere dal 1999.

Tuttavia, non si possono escludere nemmeno le piste che conducono ai gruppi jihadisti attivi nel Paese o i gruppi militanti di estrema sinistra.

La scorsa settimana un ordigno rudimentale aveva investito un pulmino di lavoratori nella provincia a maggioranza curda di Diyarbakir, nel sud-est, causando almeno sette morti e 10 feriti. In quel frangente, dietro l’esplosione vi sarebbero stati i separatisti curdi del Pkk. 

Nel frattempo, nei giorni scorsi un tribunale turco ha bloccato il rilascio del parlamentare curdo Selahattin Demirtas, leader del Partito democratico dei popoli (Hdp). Al momento della scarcerazione, il pubblico ministero ha spiccato un nuovo ordine di arresto in base ai risultati emersi in una nuova indagine, in cui egli sarebbe accusato di “terrorismo”. 

Demirtas, uno dei politici di punta del Paese, ha trascorso in carcere gli ultimi tre anni e deve rispondere di diverse accuse fra le quali quella di terrorismo, che egli nega con forza. Se riconosciuto colpevole, egli rischia fino a 142 anni in prigione. A inizio mese un tribunale aveva disposto la liberazione in attesa della conclusione dell’iter processuale; il 20 settembre il suo avvocato aveva presentato l’istanza di scarcerazione. 

Tuttavia, i magistrati turchi - una parte dei quali sono vicini al presidente Recep Tayyip Erdogan e dal fallito golpe del 2016 hanno ordinato decine di migliaia di arresti di attivisti e oppositori - hanno aperto un nuovo fascicolo di inchiesta su di lui e sull’alleato Figen Yuksekdag. I giudici hanno inoltre richiesto il provvedimento di custodia cautelare in carcere in attesa della chiusura delle indagini. 

In una nota affidata alle agenzie di stampa i vertici del partito curdo Hdp parlano di “cospirazione politica” ordinata dal governo turco in cerca di “vendetta politica”. Essi definiscono il nuovo arresto di Demirtas e Yuksekdag “bullismo legale” e “massacro dei principi del diritto universale”.

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