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  • mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato


    » 03/07/2012, 00.00

    SIRIA

    Al Cairo, le divisioni dell'opposizione siriana



    La Lega Araba tenta una mediazione fra i vari gruppi. Assente il Free Syrian Army, contrario a una risoluzione pacifica del conflitto. Human Rights Watch pubblica un rapporto shock sulle torture del regime di Assad.

    Il Cairo (AsiaNews/ Agenzie) - L'opposizione siriana si riunisce al Cairo per tentare di ricucire le proprie divisioni e studiare un piano di transizione per il dopo Assad. Organizzato dalla Lega Araba in collaborazione con Consiglio nazionale siriano (Cns),  l'incontro è stato boicottato dal Free Syrian Army (Fsa). In un comunicato, il principale gruppo armato ribelle ha definito la riunione un "complotto" per favorire il regime e suoi alleati: Russia e Cina, ribadendo la necessità di un intervento armato internazionale per fermare le violenze. Iniziata ieri, la due giorni del Cairo mira a fissare tempi e modalità di un'eventuale transizione politica, che tenga conto di tutte le componenti della società siriana. Il Cns e gli altri gruppi di opposizione rimangono divisi sull'ipotesi di comprendere nella coalizione anche i membri del regime. Ieri, Nasser el-Qidwa, consigliere di Kofi Annan inviato di Onu e Lega araba per la crisi siriana, ha sottolineato che "per conquistare la fiducia della popolazione, l'opposizione siriana deve essere unita. Questa non è una semplice scelta, ma una necessità".

    L'incontro del Cairo segue il summit del Gruppo di azione per la Siria tenutosi a Ginevra il 1° luglio, fallito a causa dell'ennesimo no di Cina e Russia a pressioni diplomatiche per costringere Assad a lasciare il potere. Secondo i due principali alleati del regime, è il popolo siriano che deve scegliere il suo futuro, non la comunità internazionale. A tutt'oggi, Mosca e Pechino non hanno ancora confermato la loro presenza alla riunione degli "Amici della Siria" in programma il 6 luglio a Parigi.

    I conflitti interni all'opposizione siriana, le divisioni fra i Paesi della comunità internazionale e l'ingerenza di Stati come Arabia Saudita e Russia rendono sempre più improbabile una soluzione pacifica nel breve periodo. Confinato per oltre un anno alle roccaforti ribelli delle regioni di Homs, Hama e Deraa, il conflitto ha coinvolto nelle ultime settimane anche Aleppo e Damasco. Ieri, nella periferia della capitale, l'esercito ha respinto con elicotteri d'assalto un attacco dei ribelli. Pesanti bombardamenti e scontri con carri armati si sono verificati anche nei villaggi a pochi chilometri da Aleppo.   

    Intanto, Human Rights Watch ha diffuso oggi un rapporto dove accusa il regime di torture perpetrate contro i prigionieri politici, rapimenti e arresti arbitrari. L'organizzazione ha raccolto oltre 200 testimonianze di detenuti nelle prigioni siriane, che descrivono i metodi di confessione forzata utilizzate dagli uomini di Assad. Con tale documento Hrw vuole spingere la comunità internazionale a compiere azioni più concrete per fermare il conflitto, costato fino ad ora oltre 16.500 morti e circa 100mila sfollati.  

     

     

     

     

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