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  • » 10/05/2016, 08.58

    ISRAELE - PALESTINA

    Al via il processo contro il soldato israeliano che ha ucciso un palestinese, a terra e inerme



    Il tribunale di Jaffa ha aperto il procedimento contro il 19enne sergente Elor Azaria, alla sbarra per omicidio colposo. La difesa proclama l’innocenza dell’imputato, che avrebbe agito secondo le regole di ingaggio. I giudici invitano le parti al patteggiamento. Entro la settimana l’accusa deve decidere se accogliere o rigettare l’istanza. 

    Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Si è aperto ieri pomeriggio nel tribunale militare di Jaffa il processo a carico del soldato israeliano alla sbarra con l’accusa di omicidio colposo, per aver sparato a sangue freddo a un giovane assalitore palestinese steso a terra e inerme. Il 19enne sergente dell’esercito Elor Azaria ha aperto il fuoco e colpito alla testa il 21enne palestinese Abdul Fatah al-Sharif durante un tentativo di assalto contro soldati israeliani a Hebron, in Cisgiordania.

    Interpellato dai giudici, il sergente ha respinto l’accusa di aver violato le regole di ingaggio stabilite da Israele e di essere intervenuto senza giustificazione.

    Il mese scorso migliaia di persone sono scese in piazza a difesa del militare, invocando a gran voce la sua liberazione perché avrebbe agito in base alla legge e in difesa del Paese e dei suoi cittadini. 

    Diversa l’opinione di attivisti e organizzazioni pro diritti umani, secondo cui il sergente Azaria ha compiuto un omicidio extragiudiziale e per questo deve rispondere del crimine commesso. 

    La vicenda risale al 24 marzo scorso e mostra la profonda spaccatura in seno alla società israeliana, non solo fra colpevolisti e innocentisti ma anche sulle politiche da adottare verso i palestinesi e in tema di sicurezza. Il militare ha sparato al giovane palestinese, che in precedenza aveva attaccato con un coltello altri soldati, ferendoli. L’assalitore era già steso a terra, in condizione di non poter più nuocere, anch’egli ferito. Ciononostante, il militare - intervenuto in un secondo momento - ha puntato il fucile e ha sparato, uccidendolo sul colpo. 

    Binyamin Malka, uno dei legali del giovane soldato, ha affermato a inizio procedimento che “la verità emergerà. Il cammino è lungo. Siamo pronti a resistere” per difendere la verità. 

    Per il pubblico ministero militare Elor Azaria “ha violato le regole di ingaggio, in mancanza di una giustificazione operativa”, perché “il terrorista era riverso a terra ferito” e in quel momento “non costituiva una minaccia immediata per l’imputato o altre persone presenti”.

    Dalle immagini catturate da un palestinese e diffuse dagli attivisti di B'Tselem si vede il soldato israeliano che spara in fronte al militante palestinese, steso a terra, senza che questi compia alcun gesto o provocazione. Poco prima dello sparo si sentono alcuni soldati esclamare, in ebraico, “il cane è ancora vivo”. Poi l’esplosione e il soldato che ha aperto il fuoco che grida: “Questo terrorista merita di morire”.

    Nel memoriale difensivo, il sergente Azaria ha detto di aver sparato temendo che Abdul Fatah al-Sharif indossasse una cintura esplosiva e volesse farsi saltare in aria. Una versione che contrasta però con le frasi urlate dal militare prima di aprire il fuoco e con quanto emerge da un secondo filmato, diffuso nei giorni scorsi, in cui si vede che il coltello si trova ad almeno un metro di distanza dal palestinese riverso a terra. 

    Nel corso della prima udienza i giudici (una giuria composta da tre togati) ha invitato le parti - pm e difesa - a patteggiare, raggiungendo una soluzione di compromesso. La pubblica accusa ha una settimana di tempo per accogliere (o rigettare) l’istanza. 

    Dall’ottobre scorso, dopo una serie di provocazioni da parte di ebrei ultra-ortodossi di andare a pregare sulla Spianata delle moschee  si sono moltiplicati incidenti e scontri in Israele e nei territori palestinesi, nel contesto della cosiddetta “intifada dei coltelli”. Finora sono stati uccisi oltre 220 palestinesi, 29 israeliani, due americani, un sudanese e un eritreo. La maggior parte dei palestinesi è stata uccisa mentre tentavano di accoltellare o di colpire con armi o con l’auto passanti o soldati. Altri sono stati uccisi nel corso di manifestazioni o in scontri con i militari.

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