18/08/2018, 08.00
INDIA
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Alluvione in Kerala, vescovi pregano per le vittime: ‘Esemplare l’aiuto fornito da tutti’

Il bilancio aggiornato dei morti è salito a 173. Nello Stato ci sono circa 223mila persone sfollate; l’80% del territorio non ha corrente elettrica; i venti sono arrivati fino a 60 km/h. Mons. Mascarenhas invita ad analizzare le cause dell’alluvione: “Spesso la distruzione dell’ambiente è opera dell’azione dell’uomo”.

Thiruvananthapuram (AsiaNews) – La Conferenza episcopale indiana (Cbci) si unisce al dolore dei familiari delle vittime dell’alluvione in Kerala e prega per le anime dei defunti e per i sopravvissuti. Inoltre “apprezza la tempestiva ed efficiente opera di recupero intrapresa dalle autorità locali e statali, così come il forte e immediato sostegno fornito dal governo dell’Unione”. È quanto si legge in una nota diffusa da mons. Theodore Mascarenhas, segretario generale della Cbci. A nome di tutti i vescovi indiani, il presule “condivide l’angoscia delle persone afflitte da questo enorme disastro naturale”. In seguito aggiunge: “È esemplare la solidarietà manifestata e l’aiuto fornito superando ogni divisione politica e religiosa, o l’appartenenza di classe”.

Intanto continua a salire il bilancio della catastrofe che si è abbattuta sulle coste meridionali dell’India. Fonti ufficiali dell’Autorità statale per la gestione dei disastri (State Disaster Management Authority, Sdma) riportano che il numero delle vittime del monsone è arrivato a 173. Nei 14 distretti del Kerala si calcolano circa 223mila persone sfollate, costrette ad abbandonare case abbattute o danneggiate e a cercare riparo in accampamenti di fortuna.

Ieri sera sul luogo del disastro è arrivato anche il premier Narendra Modi, che ha sorvolato le aree alluvionate. Le violente precipitazioni hanno inondato centinaia di villaggi, spazzati via dalla furia delle acque; circa 10mila chilometri di strade e migliaia di case sono state rase al suolo; quasi l’80% dello Stato è senza corrente elettrica, dal momento che l’Ufficio per l’elettricità (Kerala State Electricity Board, Kseb) ha sospeso la fornitura nelle strade ed edifici sommersi.

Ieri in alcune zone i venti sono arrivati fino a 60 km/h e 41 corsi d’acqua (su un totale di 44) hanno superato il livello d’allerta. Per alleggerire la pressione del flusso, le autorità hanno disposto l’apertura di altre cinque dighe, arrivando ad un totale complessivo di 39 riserve d’acqua. Intanto il Chief minister Pinarayi Vijayan ha chiesto al governo centrale aiuti immediati per 12,2 miliardi di rupie (152,4 milioni di euro), compresi gli 8,2 miliardi di rupie già stanziati (102,4 milioni di euro).

Oltre agli sforzi dell’amministrazione, mons. Mascarenhas sottolinea che “la Chiesa cattolica è in campo attraverso Caritas India, il suo braccio sociale di misericordia e carità. I nostri vescovi locali, sacerdoti, suore e volontari laici sono impegnati nelle operazioni di recupero e soccorso. In varie diocesi le autorità ecclesiali hanno aperto scuole e altre istituzioni per accogliere gli sfollati e stanno distribuendo cibo, vestiti e materiali d’assistenza. Molte parrocchie, scuole e istituzioni della Chiesa sono divenuti centri di prima assistenza per le persone bisognose”.

Il segretario dei vescovi lancia un appello “a tutte le persone di buona volontà nel Paese e ovunque a venire in aiuto dei nostri fratelli sofferenti”. Inoltre invita “ad analizzare le cause dell’alluvione, ad adottare soluzioni urgenti per preservare l’ambiente e prevenire ulteriori danni ecologici alla nostra casa comune, la Madre Terra”. Da ultimo conclude: “Spesso la distruzione è opera dell’azione dell’uomo”.

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