28/07/2017, 11.43
INDIA
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Amministratore di Baroda: i dalit cristiani devono alzare la voce contro l’emarginazione

di Nirmala Carvalho

Mons. Fernandes interviene all’incontro annuale del Consiglio nazionale dei dalit cristiani in Gujarat. L’ordine costituzionale del 1950 esclude i dalit cristiani e musulmani dal sistema privilegiato di quote per l’accesso al lavoro e all’istruzione. Appuntamento al 7 dicembre, con manifestazioni in tutta l’India.

Mumbai (AsiaNews) – I dalit cristiani “devono continuare ad alzare la voce per gli emarginati”. Lo ha affermato mons. Stanislaus Fernandes, amministratore apostolico di Baroda, in Gujarat. Egli è intervenuto all’incontro annuale del Consiglio nazionale dei dalit cristiani (Ncdc), organizzazione che racchiude tutti i movimenti cristiani che si battono per i diritti dei dalit in India. In un contesto nazionale, ha sottolineato il vescovo, “in cui avvengono atrocità nei confronti dei dalit e le minoranze vengono linciate, dobbiamo mostrare loro la nostra solidarietà. Anche se il partito di governo centrale non è favorevole a riconoscere uno status particolare di casta ai dalit cristiani, noi non possiamo arrenderci, ma sostenere il nostro diritto costituzionale ad essere inseriti nella lista delle classi svantaggiate”.

Il raduno si è svolto il 22 e 23 luglio al centro pastorale Jeevan Darhshan di Vadodara. Sullo stesso tema sono intervenuti il 25 luglio a New Delhi anche i rappresentanti del Consiglio nazionale delle Chiese in India (Ncci), della Conferenza episcopale indiana (Cbci) e dello stesso Consiglio nazionale. Al termine, le gerarchie cristiane hanno deciso di osservare un giorno di protesta previsto per il prossimo 7 dicembre. Tutti i cristiani sono invitati a partecipare con incontri, marce e manifestazioni.

Sebbene in India il sistema delle caste sia stato abolito dalla Costituzione, i dalit (ex intoccabili) continuano a essere vittime di discriminazione. L’emarginazione colpisce in particolare i dalit cristiani e musulmani, esclusi dalle quote riservate per l’accesso ai posti di lavoro e alle scuole, che invece vengono garantite agli altri dalit indù, buddisti e sikh.

P. Devasagaya Raj, segretario dell’Ufficio per i dalit e le classi svantaggiate della Conferenza episcopale, spiega che tale discriminazione risale “all’ignobile paragrafo 3 dell’Ordine costituzionale del 1950, firmato dall’allora presidente”. Esso stabilisce che “Nessuna persona che professa una religione diversa dall’induismo può essere considerata membro delle Scheduled Caste”. In seguito l’ordine è stato modificato per includere i sikh (nel 1956) e i buddisti (nel 1990). Infine il segretario ricorda l’appuntamento del prossimo 10 agosto, in cui tutta la Chiesa indiana celebrerà il “Giorno nero” per i dalit per attirare l’attenzione sul tema dei cristiani emarginati.

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