21/04/2006, 00.00
Cina
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Anche Skype si allinea alla censura del regime cinese

Il direttore esecutivo della compagnia ha ammesso che il loro partner cinese "filtra e censura i messaggi che passano sul portale". Si allunga la lista delle compagnie che, per non perdere il mercato cinese, dimenticano la libertà di espressione, "filosofia base" di Internet.

Pechino (AsiaNews) – Il direttore esecutivo della Skype Technologies ha ammesso che il partner cinese della sua compagnia filtra i messaggi vocali del programma, come previsto dalle rigide leggi sulla censura in vigore nello Stato comunista.

Aumenta così la repressione sulla libertà di espressione in Cina. Oltre al rigido controllo di Internet e delle compagnie estere che vendono i loro servizi online nel Paese, Pechino ha stretto dall'ottobre del 2005 la morsa sugli sms [servizio di messaggistica istantanea tramite cellulari], che vengono monitorati in continuazione dal ministero dell'Informazione e dell'Industria.

Niklas Zennstrom, il dirigente di Skype, ha confermato al Financial Times che Tom Online, il portale Internet cinese che opera per loro in Cina, censura i messaggi che contengono parole come "Falun Gong" e "Dalai Lama".

"Tom Online – ha aggiunto il dirigente – ha migliorato un sistema di filtraggio a scopo di censura che ha poi applicato al suo portale. Queste sono le regole e questo è ciò che fa chiunque opera in questo mercato". Per Zennstrom, la complicità di Skype con il sistema di censura cinese "non ha nulla di diverso dall'obbedire alle regole in vigore nei paesi occidentale e soprattutto non mette a rischio in alcun modo i nostri utenti".

Il riferimento è alle altre compagnie - come Google, Microsoft e Yahoo! - che operano nel mercato informatico e che hanno accettato senza riserve il rigido controllo del Partito Comunista cinese. Yahoo! è stata duramente criticato perché, grazie al suo aiuto, il regime è riuscito ad arrestare tre dissidenti cinesi che, tramite posta elettronica, si scambiavano critiche sui metodi anti-democratici in vigore in Cina.

Il portale, con base negli Stati Uniti, non solo ha fornito i codici identificativi dei due utenti – permettendo così la loro incarcerazione – ma ha consegnato all'autorità giudiziaria i testi completi dello scambio che ha costituito il capo d'accusa decisivo per consentire la loro condanna.

Al momento il mercato cinese del web è il secondo al mondo con 111 milioni di consumatori; per la fine del 2006 saranno 128 milioni. Con una crescita pari a 250 mila nuovi utenti al giorno, il mercato si avvia a divenire il primo nel giro di un paio d'anni e superare così gli Stati Uniti.

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