20/10/2008, 00.00
NEPAL
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Anche il Nepal mette al bando latte e prodotti caseari cinesi

di Kalpit Parajuli
Il governo maoista di Kathmandu corre ai ripari per difendersi dallo scandalo del latte contaminato. Al bando caramelle, biscotti e prodotti caseari. Intanto Pechino ammette una parte di responsabilità nella vicenda.

Kathmandu (AsiaNews) - Anche il governo del Nepal ha messo al bando il latte cinese e tutti i prodotti derivati. La decisione è stata presa domenica 19 in attesa di usufruire di nuove tecnologie per testare gli alimenti che provengono da Pechino. Uttam Kumar Bhattarai, direttore generale del Dipartimento di tecnologia alimentare e controllo della qualità (Doftqc) ha dichiarato ad AsiaNews: “Poiché si tratta di un caso del tutto nuovo non solo per il Nepal ma anche per altri Paesi, stiamo consultandoci con specialisti del settore alimentare e seguendo da vicino anche le decisioni degli altri Paesi”. Sono già in corso le procedure per importare un nuovo laboratorio per gli esami degli alimenti. “Attendiamo a breve la consegna di un nuovo 'test kit' da Singapore” ha specificato Bhattarai.

Il Doftqc nepalese ha invitato tutti i principali magazzini nell’area di Kathmandu a non vendere prodotti a rischio provenienti da Pechin. Nel contempo ha comunicato ai diversi uffici regionali di imporre la quarantena ad ogni prodotto legato al latte cinese. Le notifiche diramate il 19 ottobre riguardano anche diversi prodotti derivati come le caramelle e la cioccolata. In via preventiva, nella giornata di venerdì erano stati bloccati a Brigunj, al confine tra Nepal e India, 10 tonnellate di biscotti provenienti dalla Cina.

Il primo Paese asiatico a mettere al bando i prodotti cinesi dopo lo scoppio dello scandalo del latte contaminato dalla melamina è stata l’India. La decisione di New Delhi è stata seguita da altri governi asiatici che hanno applicato diverse politiche per correre ai ripari. Paesi come Vietnam, Corea, Giappone, Brimania e Taiwan hanno ritirato dal commercio diversi prodotti a rischio o imposto il bando ad alimenti che vanno dalle caramelle a cibi contenenti proteine vegetali.

Il capo della politica estera di Kathmandu, Upendra Yadav, ha dichiarato che “a breve si svolgerà un incontro a livello ministeriale per decidere la durata del bando dei prodotti e le altre misure da prendere in materia”. Nel contempo “il governo sta prendendo contatti con le autorità cinesi”

Pechino è il secondo maggior partner del Nepal per importazione di prodotti e vuole contendere all’India la leadership commerciale. Il nuovo governo maoista, salito al potere con le prime elezioni libere del Paese, svoltesi ad aprile, guarda con maggior favore alla Cina. Il premier Prachanda ha sottolineato le sue preferenze compiendo il primo viaggio all’estero proprio a Pechino, in occasione delle chiusura delle Olimpiadi, invece che a New Delhi.

Sotto i riflettori per lo scandalo, la Cina sta intanto correndo ai ripari. Wen Jiabao ha ammesso parte delle responsabilità del governo nella vicenda. In un’intervista alla rivista statunitense Science magazine, il premier cinese ha dichiarato che '”nonostante la contaminazione del composto chimico sia stata causata dalle compagnie lattiero-casearie del Paese, il governo è responsabile del controllo dell'industria al centro della crisi”. Wien Jiabao ha dichiarato inoltre che “I passaggi fondamentali del settore caseario necessitano tutti di standard chiari e di esami specifici”.

Oggi l’ispettorato cinese per la qualità degli alimenti ha diramato i dati sui test effettuati dopo il 14 settembre. L’Amministrazione generale per la supervisione della qualità, l’ispezione e la quarantena ha affermato che delle 66 marche di latte in polvere sottoposte a test in 22 città del Paese, nessuna è risultata contenente melamina.

La Cina ha introdotto nuovi standard in materia: 1 milligrammo di melamina per ogni chilo di latte per neonati, 2,5 per quello liquido, in polvere e per gli alimenti la cui composizione contiene almeno il 15% di latte.

La crisi continua anche con ripercussioni sul mercato caseario cinese. La compagnia neozelandese Fonterra, leader mondiale nella produzione di latte, sta definendo la vendita della sua quota di partecipazione di San Lu, la principale società cinese implicata nello scandalo. A trarre beneficio dalla crisi è invece l’industria casearia australiana che sta registrando un incremento delle vendite e della domanda dei suoi prodotti a livello internazionale.

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