20/03/2012, 00.00
INDIA – ITALIA
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Ancora un rinvio nel caso dei marò, stupore anche tra gli indiani

La Corte di Kollam ha rimandato di un’altra settimana la sentenza sulla giurisdizione. Intanto, l’Enrica Lexie ottiene il permesso di lasciare il porto di Kochi. Ma armatore ed equipaggio “dovranno rendersi disponibili” per eventuali accertamenti. Nessuna novità sui risultati della perizia balistica.

Kochi (AsiaNews) - "Le famiglie delle vittime e l'intera comunità di pescatori attendono con ansia nuovi sviluppi del caso. Non capiamo il perché di questa improvvisa lentezza". È il commento ad AsiaNews di p. Stephen Kulakkayathil, parroco di Quilon ed ex segretario generale del Kerala Region Latin Catholic Council (Krlcc), alla decisione di oggi della corte di Kollam di rinviare alla prossima settimana  la sentenza sulla giurisdizione del caso. Sempre questa mattina, l'Enrica Lexie ha ottenuto il permesso di lasciare il porto di Kochi. Nessuna novità invece su risultati della perizia balistica. Intanto, i marò italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre restano in carcere: la corte di Kollam ieri ha esteso il fermo di altri 14 giorni. Al momento, i due sono gli unici indagati per l'incidente del 15 febbraio scorso tra la petroliera e un peschereccio indiano, nel quale sono morti i pescatori Jelestein e Ajai Binki.

Secondo un rapporto del Dipartimento della marina mercantile (che risponde al ministero della Navigazione) presentato oggi all'Alta corte del Kerala, le autorità hanno raccolto tutte le prove necessarie al caso. Il rientro in Italia della petroliera è però subordinato alla disponibilità dell'armatore e dell'equipaggio "di rispondere a nuovo interrogatorio, nel caso si rendessero necessari ulteriori accertamenti". Il rapporto sostiene poi che la sparatoria non è stata provocata. Inoltre, secondo le indagini le guardie di sicurezza avrebbero sparato senza consultare il capitano.

Intanto, la vita della comunità e dei familiari delle vittime tenta di tornare alla normalità. La vedova di Jelestein ha iniziato a lavorare nel porto. L'impiego fa parte del risarcimento promesso dal governo del Kerala dopo la morte dei pescatori. Un "successo", secondo il sacerdote, la grande manifestazione di oltre 230mila pescatori contro il governo del Kerala, per chiedere maggiore sicurezza in mare. "Pochi giorni dopo la nostra marcia - racconta p. Stephen - il capo del governo ha chiamato le associazioni e i sindacati dei pescatori per discutere le loro richieste. Abbiamo avuto un dialogo molto fruttuoso ed egli ci ha promesso che quanto chiediamo si rifletterà sul bilancio dello Stato". Tra le richieste, anche l'uso del satellitare per tracciare le rotte delle navi mercantili e la creazione di una linea d'emergenza. (GM) 

 

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